Meno umanesimo, più fibra ottica

Il legislatore italiano eccelle in due discipline: inventare nuovi reati – in base alle pagine di cronaca nera – oppure emettere nuove norme finalizzate a regolamentare fatti già ampiamente coperti da leggi precedentemente in vigore. Quest’ultimo è il caso della prima bozza di una “Costituzione per Internet”, lanciata dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che ha voluto formare una commissione composta da politici e da esponenti della società civile con il fine di redigere un documento che fissi le regole minime di comportamento online per individui, associazioni, imprese, istituzioni e governo. Qualora la proposta definitiva venisse presentata e approvata in Parlamento, saremmo il secondo Paese – dopo il Brasile – a dotarci di un simile strumento.

Iniziativa lodevole, per carità, ma che forse non inciderà in maniera decisiva sul principale problema che abbiamo oggi in Italia: una Internet Economy che pesa solo il 2% del Pil contro un valore tra il 4% e il 7% dei paesi europei (non fatevi poco impressionare dalla piccola differenza di punti percentuali: sono miliardi di euro).

La Costituzione (e relativa commissione parlamentare) voluta dalla Boldrini serve davvero, quindi? Al di là delle consuete ottime intenzioni di principio rintracciabili in ogni documento pubblico possibile e immaginabile inerente il tema internet e non solo (neutralità e trasparenza; diritti umani e libertà fondamentali; favorire la circolazione della conoscenza), al di là di quegli argomenti che di fatto sono coperti (o in teoria dovrebbero esserlo) dalla legislazione, come la sicurezza e la tutela dei dati personali, l’impianto di massima di questa “costituzione del web” presenta solo due aspetti veramente degni di attenzione: iniziative per l’educazione a Internet e il potenziamento dell’accesso all’infrastruttura.

Internet nel 2014, ormai 2015, non è più quello di fine anni ’90, un luogo riservato a una “ristretta” nicchia di detentori di una connessione a 56k nonché conoscitori di codici di comunicazione, di utilizzatori consapevoli di forme e contenuti del web. Vent’anni dopo, la massificazione della rete portata da un’incrementata facilità d’uso dello strumento informatico (pc, smartphone, tablet) e all’esplosione dell’offerta Adsl hanno portato Internet in ogni casa elevandolo a un servizio paragonabile all’elettricità, all’acqua corrente e al riscaldamento. A ciò, però non è seguito l’apprendimento di quei linguaggi che permettono un corretto utilizzo degli strumenti principi di quest’epoca internettiana: i social network.

Milioni di persone che non hanno mai utilizzato la rete, per la prima volta, si sono trovate a tu per tu con un mezzo potente come Facebook. Il risultato? Tendenzialmente paragonabile all’affidare una supercar a un neopatentato di 18 anni. Purtroppo, con questa base di partenza, non deve meravigliare il fatto che in tanti, troppi, cadano nelle trappole tese da troll, fake, siti satirici scambiati per veri o, peggio ancora, siti web che fanno leva sulle paure e i pregiudizi. L’educazione, quindi, non va pensata solo per i giovani e i giovanissimi che possono utilizzare con eccessiva leggerezza lo strumento internettiano, ma anche e soprattutto per gli adulti, visto il diritto di voto che sono possono esercitare alle urne e il ruolo di guida che, in teoria, dovrebbero avere verso i propri figli.

Cambiando fronte, sul tema infrastrutturale, il Belpaese paga un ritardo che ha dell’imbarazzante, soprattutto in prospettiva Expo 2015: novantottesimi al mondo per velocità di download, ultimi dei paesi del G8 con 8,51 mB scaricabili al secondo, numeri che distanziano l’Italia dal Canada, penultimo in graduatoria, con un dato che è il triplo. Della fibra ottica in Italia possono fruire appena 500 mila persone. Pochissime. La telecomunicazione è una calamita per investimenti,  opportunità, talenti dall’estero, e costituisce un volano per l’economia tutta: se un turista si reca a Villasimius, nota località balneare sarda, ed è impossibilitato a utilizzare il computer portatile per visionare la mail a causa di copertura di rete nulla, si crea un disagio che va ad aggiungere un peso sul piatto sbagliato nella bilancia costi-benefici della sua vacanza.

Questo è solo un aspetto microscopico, anche banale, di ciò che può portare un mancato investimento (installazione, manutenzione e ammodernamento) in infrastrutture per la telecomunicazione. A raggio molto più ampio, Gianroberto Casaleggio (sì, lui, il guru 5Stelle) in un suo recente intervento sulla rivista Wired, ha illustrato molto chiaramente dove sta andando il mondo grazie all’impresa, all’innovazione e alla ricerca applicata al settore tlc. Un mondo in cui l’Italia è miseramente assente, dato che nel paese dello stivale Internet viene storicamente considerato argomento da convegno e da annuncio da conferenza stampa, più che da politica industriale, in cui la “start up” viene vista più come una ghiotta occasione per succhiare denaro dalla mammella (ormai sempre più avvizzita) dei fondi pubblici, anziché una chance per fare impresa, sviluppo e generare ricchezza. E infatti, nel rapporto 2014 relativo agli avanzamenti nell’Agenda digitale europea, l’Italia è messa male: nello sviluppo dell’e-commerce, nei rapporti con la PA e, appunto, nella famigliarità con la rete.

Nel suo piccolo, Modena ha iniziato a muovere i primi passi in un progetto concreto e di qualità: dopo la timidezza della giunta precedente con una connessione wi-fi che, incredibilmente, tentennava all’interno dello stesso consiglio comunale, il nuovo assessore all’innovazione Ludovica Carla Ferrari ha annunciato l’installazione entro l’anno di 30 nuovi hotspot wi-fi per fornire connessione a banda larga priva di autenticazione e richiesta di credenziali di accesso. Scuole, teatri, biblioteche e luoghi di interesse come lo stadio e il palazzo dei musei ospiteranno questi interventi che, si badi bene, non rappresentano un traguardo, bensì un punto di partenza per lanciare nuove iniziative, creare imprenditorialità e, perché no, attrarre nuove esperienze. Naturalmente ci aspettiamo, in questa stagione particolarmente fervida di annunci ai quali non sempre seguono i fatti, che questo piccolo ma importante intervento a livello locale abbia effettivamente seguito. Cosa di cui, al momento, non nutriamo dubbi.

Immagine di copertina, photo credit: svenwerk via photopin cc

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *