Ma a Modena si sta bene?

Ravenna, Trento, Modena. La nostra città è al terzo posto nella classifica de Il Sole 24 ore che annualmente stila la graduatoria del benessere economico e sociale tra le province italiane (107).
La repentina ascesa di Modena dal 13° posto nella classifica del 2013 al 3° posto nel 2014 trova spiegazione nel cambio di parametri utilizzati dal quotidiano per valutare i vari territori rispetto allo scorso anno – 36 gli indicatori utilizzati, tenore di vita, affari e lavoro, ambiente, istruzione, sicurezza, tempo libero gli ambiti indagati – motivo per cui, per fare un esempio, nonostante un fattore come l’alta disoccupazione che affligge la nostra provincia, ci piazziamo lo stesso sul podio dei vincitori. Ma Modena se lo merita davvero questo terzo posto? E domanda ancora più urgente: la qualità della vita, cos’è esattamente? Ne abbiamo parlato con Umberto Venturi, presidente CNA Modena e Antonio Nesci, poeta, due prospettive diverse per parlare della stessa città, dello stesso terzo posto in classifica.

Umberto Venturi
Umberto Venturi

Il terzo posto

V. Non credo ci si debba focalizzare sul piazzamento annuale, penso piuttosto che sia meglio considerare queste classifiche sul lungo periodo. Dal mio punto di vista è meglio essere decimi per cinque anni consecutivi, piuttosto che primi un anno e ventesimi l’anno dopo. Sotto questo profilo, constato che il nostro territorio ormai da tempo vanta una presenza consolidata nella prima fascia e questo è senz’altro positivo. In ogni caso, mi sia consentita una “catalanata”: meglio terzi che terz’ultimi!”.

N. Se la mia città è considerata terza, benissimo, sono un uomo felice. Ma se vado in un’altra città, penso soprattutto al sud, dove se mi capita di cadere per strada, la persona che incontro, oltre a soccorrermi, mi invita a pranzo a casa sua, mi sembra di stare meglio in quella città piuttosto che nella mia, dove questo non succede. La coesione sociale è un termometro fondamentale per stabilire il grado di benessere di una città.

Antonio Nesci
Antonio Nesci

La bellezza e la stanchezza

V. Parlando di affari e lavoro al di là della valutazione generale complessivamente positiva, penso che sotto questo versante ci siano alcune sottolineature preoccupanti. Mi riferisco allo spirito d’iniziativa, alla disponibilità ad investire e al rapporto-sofferenze impieghi, statistiche che ci vedono un po’ arrancare. Lascio agli esperti le valutazioni specifiche, io però temo che in questo caso si evidenzino due problemi: da un lato le difficoltà in cui versano le imprese, soprattutto le più piccole, dall’altro quella che potrei definire una latente stanchezza della nostra comunità.

N. Cosa serve un quadro o una poesia? A niente. Serve sicuramente di più un panino imbottito con il prosciutto. Quel niente però arricchisce l’occhio di quella bellezza che Modena ha avuto per un po’, grazie ad esempio a iniziative come I Cortili, e che oggi ha dimenticato. Ci manca il concetto di uguaglianza, intesa come necessità, come uguaglianza nel bisogno, di essere coccolati. Dov’è la poesia economica? A Modena manca anche il concetto della poesia della “tua” città, della strada, del quartiere dove ti rifugi perché in quel luogo trovi la poesia di cui hai bisogno. Quando i modenesi pensano alla strada hanno paura. E basta. Abbiamo bisogno di quella bellezza che nutre anima e cuore, che ci fa felici di vivere in una città come Modena, dove invece, dopo l’entusiasmo e il colore dell’evento, troviamo piazze e quartieri spesso spenti.

L’immensurabile qualità della vita

V. Queste classifiche le definirei matematiche, mentre la qualità della vita è spesso una sensazione difficilmente misurabile. Purtroppo non esiste in questo caso una variabile misurabile oggettivamente: non credo che il dato relativo ai divorzi rispecchi l’amore che regna in una comunità. Come la misuri, ad esempio, la solidarietà? Certo, conoscere le dinamiche dell’assistenza ai bisognosi fornita da enti come la Caritas potrebbe fornire un elemento di valutazione in più in questo senso.

N. Il benessere di una città per me si misura sulla strada, dove incontro davvero l’altro e ho l’occasione giusta per interessarmi a lui, non da dietro una scrivania. Modena maschera attraverso il volontariato le proprie negatività. Penso al volontariato in ospedale, a quello dell’unità di strada, all’attività volontaria legata al verde e all’ordine pubblico. Una volta all’ex sindaco Giorgio Pighi dissi: a Modena manca il cuore. Pur avendo un volontariato forte nella struttura di appartenenza, al di fuori di questa manca quel collante che confluisca queste preziose forze verso un unico luogo, un’unica causa. In questo senso, a Modena manca l’intelligenza del cuore, di un cuore capace di pulsare di più e di essere meno “strutturato”.

Immagine di copertina, photo credit: Roberto Taddeo via photopin cc.

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