“L’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia”

La pianura padana avrà sicuramente i suoi bei difetti, dalla nebbia al paesaggio tendenzialmente un po’ monotono, ma ha anche qualche indubbia qualità: ad esempio quella di essere, almeno potenzialmente, il paradiso dei ciclisti. Mica quelli che la domenica si armano di borraccia, caschetto, tutina attillata e bici da corsa: loro giustamente questa tavola piatta la snobbano e puntano dritti verso gli Appennini, la fatica, le salite. No, la pianura è adatta per i ciclisti di tutti i giorni, quelli che vanno in ufficio, in centro a far shopping o a trovare un amico. A Modena tutti hanno la bici è vero, ma a quanto pare la usano molto meno di quello che dovrebbero e potrebbero. Non a caso, siamo la terza città con più automobili dell’Emilia Romagna.

Secondo i dati di Centro Studi Continental (su fonti Aci e Istat) infatti, al primo posto nella classifica regionale di automobili ogni mille abitanti c’è Ravenna (643,3 auto ogni 1000 persone), poi Reggio Emilia (636,9) e al terzo posto Modena con 635 auto ogni mille abitanti.

La media regionale, se si considerano anche autobus, autocarri e autoveicoli speciali, è di 685,7 mezzi ogni 1000 abitanti. Quella italiana – cioè facendo la media con tutte le regioni – è di 608,1 auto.

Consideriamo che la media europea è di 487 auto ogni 1000 abitanti.

Ma più che guardare la media, un dato che spesso confonde, è più interessante guardare i dati delle altre nazioni. Ad esempio in Germania le auto ogni 1000 abitanti sono 538, in Francia 512, in Spagna 476 e nel Regno Unito 464. A Modena 635.

Vedi anche: Tonnellate di lamiera in dolce attesa, i mega depositi di automobili in Italia

Emilia terra di motori, questo si sa, ma come si spiegano tante auto in quella che è anche terra di due ruote, di biciclette, di piste ciclabili? Secondo la ricerca di Continental i dati italiani evidenziano “principalmente che in Italia non si può fare a meno dell’auto. Questo perché i trasporti pubblici non funzionano in maniera adeguata e non garantiscono la stessa libertà di movimento dell’auto. E poi anche perché la crisi economica ha innescato un processo di allontanamento dei centri cittadini (troppo cari) e di spostamento non solo verso la prima, ma anche verso la seconda e la terza periferia”.

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Immagine tratta dall’Archivio fotografico del Centro F. L. Ferrari

A Modena le bici sono tante. Secondo i dati del Comune nel 2009 si registravano – dalle 7.45 alle 8.45 del mattino – 2.922 transiti di biciclette. E secondo un indagine Audimob del settembre 2008, alla domanda “Perché usa la bici?” la prima risposta era proprio “perché si evitano traffico e code” (29,3%).

Ma di fatto, pur con chilometri di piste ciclabili, depositi di biciclette e servizi di bike sharing, Modena non è ancora una città pienamente pensata a misura di bici, come non lo è nessuna grossa città. Del resto è ancora di là da venire una “rivoluzione verde” che modifichi radicalmente la cultura stessa della progettazione urbanistica individuandone l’architrave nella sostenibilità ambientale: perno di qualsiasi progettualità e non semplicemente come fattore tra gli altri. Così come tra gli anni ’50 e ’60 l’Italia ha mutato il suo volto nel segno del boom economico: una casa (di proprietà) e una automobile per ogni italiano.

Ma i tempi sono cambiati, perché, come scrive il meteorologo Luca Lombroso, “quello che si chiude per l’Europa sarà con molta probabilità ed elevata confidenza l’anno più caldo degli ultimi 500 anni. Un fenomeno che, pare, senza il contributo antropico non potrebbe essere spiegato con la variabilità naturale”. Insomma, è stato detto tante di quelle volte che purtroppo ci si è fatto – sbagliando – il callo: bisogna cambiare stile di vita. Ma pare che a Modena si stia andando nella direzione opposta: secondo i dati Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) nella città l’utilizzo della bici è calato del 10% rispetto all’anno scorso, e l’esponente Fiab Giuseppe Marano ha dichiarato che “in città l’80% usa l’auto e solo il 10% la bici”. Numeri che non lasciano sperare niente di buono.

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Immagine di copertina tratta dall’Archivio fotografico del Centro F. L. Ferrari.

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