Le cose “pubbliche” sono di ogni cittadino

Dedicare una parte della propria vita per svolgere “funzioni pubbliche”, che vuole dire essere a disposizione 24 ore su 24, non smettere mai di mettersi in discussione, fare rinunce rispetto alla propria vita privata e tanto altro, è un gesto d’amore nei confronti della propria città, con la consapevolezza che l’obiettivo che mi pongo è quello di non fare troppi danni con il mio operato. E’ la testimonianza dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena, Francesca Maletti, raccolta nel Quaderno del Centro culturale F.L. Ferrari “Cara amica ti scrivo“.

malAmare la propria città è un sentimento molto profondo ed assume diversi significati e sfaccettature. Amare vuole dire conoscere la città sia nella sua totalità che nelle diverse specificità e peculiarità, prendersi cura della città, provare un affetto profondo e sentirsi parte integrante della città. Tutto questo vuole dire che quello che accade nella città riguarda anche me, che le cose “pubbliche” sono di ogni cittadino e non che ci deve pensare qualcun altro. Una città che è una porzione di territorio ben definito fatto di luoghi di ritrovo, di piazze, di strade, di case, di fabbriche, di laboratori e di negozi commerciali; ma soprattutto una città intesa come insieme di relazioni, di persone che abitano e vivono la città. Persone che hanno culture, religioni, aspettative, sogni e progetti diversi, ma che sono accomunate dall’obiettivo di vivere bene e di poter migliorare, o almeno non peggiorare, le condizioni di vita proprie e dei propri familiari. Per cui una città intesa come una comunità di persone che a loro volta si sentono parte di comunità più piccole.

Il ruolo che ricopro di assessore alle politiche sociali, sanitarie e abitative del Comune di Modena mi ha permesso in questi anni di venire in contatto con tanta sofferenza e disperazione ma nel contempo ho potuto incontrare centinaia di persone che quotidianamente, giorno dopo giorno, si fanno carico e si prendono cura di altre persone o di luoghi della città per permetterne la fruibilità alle altre persone. Il tagliare l’erba in un parco, l’andare a raccogliere pere per darle a famiglie in difficoltà, aprire la propria casa e il proprio cuore per accogliere un bambino in difficoltà o un adulto fragile, affiancare una famiglia per aiutarla a gestire il bilancio familiare, fermarsi ad ascoltare il vicino di casa o portare a scuola i figli dei vicini insieme ai propri… sono solo alcuni esempi di tantissime attività che vengono fatte in silenzio nella nostra città e che concorrono a costruire il senso di sicurezza e di comunità. Tante volte queste “piccole” azioni vengono date per scontate o sottovalutate perchè non fanno notizia, penso invece che siano gesti di amore nei confronti della città e che dovrebbero essere valorizzati maggiormente.

Ritengo che i maggiori ostacoli ad amare la città, nel senso che intendevo prima, sono alcuni sentimenti negativi che in questi ultimi anni sono aumentati e ci condizionano nel nostro agire quotidiano. Il senso di impotenza e di rassegnazione che ci invade, determinato dal fatto che, mentre conosciamo in tempo reale quello che succede dall’altra parte della terra, riusciamo ad incidere sempre meno sul nostro presente e futuro, come la possibilità a trovare un lavoro, o se crolla una borsa dei paesi asiatici il costo della benzina, della corrente elettrica e del gas a noi aumenta in termini significativi. Inoltre l’individualismo, il materialismo e la paura del futuro rischiano di indurci a sentimenti di chiusura verso gli altri, a pensare che quello che prevale è la competizione e di conseguenza a vedere gli altri come avversari, come competitor… con questi sentimenti non si possono creare atteggiamenti di collaborazione tra le persone o di amore verso la città. Inoltre ritengo che alcune forme di eccesso di burocratizzazione possano limitare la disponibilità e la possibilità di alcune persone di svolgere azioni di amore verso la città.

Come gesto d’amore per la mia città cerco di conoscere, di porre attenzione alle cose che succedono e alle persone che incontro durante la giornata, a comportarmi come parte di una comunità più grande, dalla quale derivano le mie radici ed alla quale devo rendere conto, con la consapevolezza che il bene (o benessere) della singola persona o famiglia si concretizza in un risultato collettivo e non singolo. Inoltre, per il ruolo che ricopro, sono chiamata a fare scelte e prendere decisioni in base al bene della collettività… sembra un luogo comune parlare di “bene comune” che io però definirei “senso di comunità”; ben consapevole che ogni decisione che si prende comporta una scelta e ogni scelta una rinuncia. Nel corso di questi anni ho cercato di prendere decisioni che si basavano sull’equità, sulla giustizia e nella tutela delle persone in maggiore difficoltà e sono consapevole che questo mi ha portato numerose critiche e incomprensioni…

Il Quaderno “Cara amica ti scrivo” sarà presentato pubblicamente giovedì 13 febbraio 2014 alle 21 al Palazzo Europa. Saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, e Riccardo Prandini, professore di sociologia all’università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

 

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