Lassù qualcuno ci ama?

Quali politiche per contrastare povertà e disuguaglianze? Ne discutono Raffaele Tangorra, direttore generale Inclusione e Politiche sociale del Ministero del Lavoro, e Maria Cecilia Guerra, senatrice ex viceministro del Ministero del Lavoro, all’ultimo incontro del ciclo “Discorsi sulla disuguaglianza” promosso dalla Fondazione Ermanno Gorrieri.

Perché un conto è parlare di povertà assoluta e povertà relativa; un conto è intervenire contro la disoccupazione attraverso sussidi e un conto è cercare di individuare e quindi superare le disuguaglianze.

La povertà, con le sue ricadute sulla persona e sulla società, è un problema complesso che si affronta solo attraverso studi e strategie complesse. Non bastano le denunce o gli annunci “una tantum”, servono politiche che riguardano il lavoro, la casa, i trasporti, la fiscalità, così come sono necessarie misure a favore del reddito minimo ma anche una riduzione della forbice tra gli stipendi.

La Costituzione ci ricorda che il contrasto alla povertà è un impegno affidato a ogni cittadino, da solo o associato ad altri, in collaborazione con le istituzioni.
Ai politici e anche ai cittadini elettori non si può perdonare un comportamento “da campagna elettorale”, fatto di promesse (politici) e denunce (elettori). Serve uno sforzo culturale e la pazienza di fare leva su quello che si sta facendo contro le disuguaglianze, senza illudersi di aver già fatto tutto quanto era possibile fare. Perché in Italia gode di un primato: mentre in Europa ci si è posti l’obiettivo di ridurre in dieci anni il numero di poveri (chi non riesce a mangiare carne o pesce un giorno sì e un giorno no) di oltre 20 milioni, nel nostro paese le persone con “grave deprivazione materiale” sono raddoppiate in solo due anni e passate da meno del 7% nel 2012 a più del 14% nel 2014.

(Immagine di copertina, photo credit: emilius da atlantide via photopin cc)

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