L’Appennino salva la città dall’incandescenza

Ogni buon modenese, quando la stagione si fa calda, gira la sua auto verso sud e corre nel vicino Appennino a rubare qualche grado. Che sia una gita di giornata, un appartamento di stagione o, addirittura, un investimento di seconda casa, poco importa. All’ombra del Cimone c’è sempre la salvezza dall’umida cappa, che ti accoglie implacabile quando si torna a casa.
Così devono aver pensato le signore e i signori del governo cittadino, quando hanno misurato la temperatura di un clima interno incandescente, con una colonnina di mercurio salita all’inverosimile, a causa anche di virus interni, non immediatamente governabili.

Si sono rivolti a sud e hanno cercato una ventata di fresco.
Probabilmente l’ombra della Ghirlandina era foriera di buia penombra, che oscurava qualsiasi soluzione in città. Forse la cappa a febbraio era già “bele che fatta”; risultato: in città nessuna frescura.
Così, ancora una volta dall’incandescenza ci salva l’Appennino. O almeno questa è la promessa.

Il fatto è che il “modenese medio” (confronta la pagina Facebook “sei di Modena se…”) non sembra aver capito tanto. Lo dicono i dati: primo turno, una maggioranza assoluta storica non confermata; secondo turno, una maggioranza di non votanti. Quindi, tutto questo caldo dove stava?
Forse anche un po’ in città, perché basta dire “inceneritore” o “nuovi alloggi” o “chioschi”, che gli animi si accendono. Ma soprattutto dentro stava il calore insopportabile; stava, o forse sta ancora, dentro ad una cabina di regia che ha sempre la presunzione di governare a prescindere e che misura prima la propria febbre, rispetto a quella della città. Il risultato finale è stato che da una città di 180.000 abitanti, con una sua tradizione culturale e politica, non si è riusciti a trovare una persona in grado di guidare la città. Non si sono concordati nomi e progetti, ma solo “anti-nomi”.

Dall’altra parte, quella che da sempre nella storia repubblicana sta fuori dalla cabina di regia, ugualmente non è stata trovata una proposta alternativa credibile.
Benissimo ne prendiamo atto. Il risultato finale è che, ancora una volta, l’Appennino salva la città dalla sua stessa incandescenza.
Ma c’è un partito vincitore dei non votanti che non ne ha preso atto. Qualche dubbio sulla nostra montagna? O qualche perplessità sulla nostra città? Boh?!
Ma, intanto, chi vince piglia tutto e snobberà gli “assenti” e compariranno ben presto nuovi depliant sul clima dell’Appennino. Che, finora, ci ha regalato il suo rigenerante fresco quando noi ci siamo andati. Non era ancora capitato che lui scendesse in città e cambiasse il clima.
Ma c’è sempre una prima volta. O almeno così i meteorologi della politica ci hanno giurato.

Una risposta a “L’Appennino salva la città dall’incandescenza”

  1. Poi quando vedi che per la giunta girano nomi provenienti rispettivamente da Maranello, Piumazzo, Nonantola, Carpi (ehm ehm…), Formigine e San Cesario, che il DG viene da Camposanto e il capo di gabinetto in pectore da Mirandola, di primo acchito ti viene da pensare che il concetto di “città metropolitana” si sta estendendo e che un capoluogo ha un ruolo sempre più baricentrico in un sistema delle autonomie locali più efficace ed efficiente. Ma allo stesso tempo ti aggredisce il sospetto che forse tutto questo dipende dal fatto che i “posti” che consentono di “vivere di politica” sono sempre meno e concentrati a Modena città…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *