L’alba del Cimone

Il 6 dicembre riaprono gli impianti del comprensorio del Cimone. La stagione scorsa, gli arrivi e i soggiorni invernali sull’Appennino modenese sono stati ben al di sotto delle aspettative. Complici il meteo, la poca neve, la crisi che non incoraggia di certo a spostarsi per un’attività abbastanza costosa come lo sci. Nel corso degli anni c’è stato anche un cambiamento di ciò che le persone cercano in montagna: dall’esperienza lunga, magari in gruppo, a soggiorni brevi e rilassanti per ricaricare le batterie. Anche il ruolo del maestro di sci è mutato: oggi è a pieno titolo un punto di riferimento strategico del territorio, una sorta di operatore turistico.

magnaniLuciano Magnani, sestolese, è amministratore delegato del Consorzio Cimone e anche presidente da 12 anni del collegio nazionale maestri di sci e nel consiglio direttivo dell’Emilia-Romagna. Tiene le fila di 18 realtà regionali, è al vertice dei 14.600 maestri di sci italiani in servizio in 380 scuole sul territorio nazionale. «E una delle primissime cose che il turista fa quando arriva in una località sciistica – dice – è rivolgersi alla scuola di sci».  A pochi giorni dall’inaugurazione della nuova stagione, speriamo più fortuna della precedente, abbiamo voluto capire quanto e come incide l’attività della squadra dei 110 maestri modenesi nelle 6 scuole del Comprensorio del Cimone (“Sestola”, “Cimoncino”, “Io penso”, “Riolunato”, “Deep Ice”, “Valcava Cimone”).

Magnani, com’è cambiato il ruolo dei maestri di sci negli ultimi vent’anni?
«Qualche decennio fa, coloro che insegnavano a stare sugli sci erano i genitori o gli amici, adesso ci si appoggia ai maestri per essere più liberi e godersi la vacanza. L’80% della nostra clientela è formata da bambini: siamo il loro primo contatto con la montagna. Il primo approccio – si sa – incide molto sul loro ritorno. Il maestro è diventato un operatore turistico a 360 gradi. Deve sapere di tutto, temi legati all’ambiente, dove andare a mangiare, a divertirsi, deve saper spiegare le tracce degli animali e le caratteristiche della fauna…».

Che cosa cerca oggi il turista?
«A differenza di anni fa, al posto di una vacanza di gruppo, magari una settimana bianca, adesso vuole più che altro uscire dalla caotica routine della città. Vuole trovarsi in un campo di neve senza auto e città».

Che cosa vuol dire, per un comprensorio, ospitare eventi agonistici importanti? in Trentino ne vengono organizzati tanti e arrivano quindi alle orecchie non solo del pubblico appassionato ma anche del pubblico generalista…
«Il Comprensorio deve organizzare degli eventi. Abbiamo in calendario il campionato italiano architetti e ingegneri a metà marzo, il campionato italiano sacerdoti, e tutte le gare delle regionali di sci alpino. Questi eventi oltre a portare le presenze di atleti e turisti per 3-4 giorni fanno conoscere a tante persone la stazione sciistica del Cimone.

Il modello emiliano ha qualcosa da invidiare al modello trentino? 
«Non è un paragone facile. Il Trentino è una regione autonoma e ha ottenuto grossi finanziamenti per ristrutturare alberghi. Chiaramente queste strutture hanno alle spalle le Dolomiti, riconosciuto come uno dei più bei comprensori al mondo. Il Cimone è perfetto per chi vuole fare una giornata sulla neve e parte dalle provincie limitrofe… alla peggio in un’ora e un quarto è sulle nostre piste, spende meno di skipass, di autostrada, di gasolio. Da non dimenticare che, osservando bene nel sottobosco, abbiamo un ambiente che è da valorizzare. Abbiamo colori incantevoli che in Trentino, per la morfologia del territorio, non ci sono».

Com’è la presenza di stranieri, significativa? 
«Siamo l’unico comprensorio sciistico così vicino a un aeroporto internazionale. Da Londra al Cimone ci vogliono circa quattro ore. È una grande opportunità che va sfruttata e il marketing è una leva fondamentale. Siamo stati di recente a una fiera del turismo molto importante a Londra per farci conoscere insieme ad altri prodotti ed eccellenze dell’Emilia-Romagna. Dobbiamo abbinare l’Appennino a prodotti come Ferrari, aceto balsamico, Grana Padano, nomi che suscitano l’interesse delle persone e creare sinergia».

A proposito, c’è sinergia tra gli attori che promuovo il territorio?
«Si tratta di un processo che è all’inizio. Il territorio ha bisogno di tutti. Non possiamo limitarci al nostro campicello».

Che cosa manca secondo lei per far funzionare il comprensorio a pieno regime?
«Dobbiamo entrare nelle scuole. Bisogna partire dalla trasmissione della cultura della montagna ai bambini piccoli. Bisogna sforzarsi e entrare nelle scuole perché se la passione viene trasmessa e ascoltata, poi loro la trasmetteranno ai loro figli».

Quali campioni scelgono il Cimone come ambiente di allenamento?
«In Emilia-Romagna abbiamo due olimpionici, in passato Alberto Tomba e oggi Giuliano Razzoli che viene spesso ad allenarsi sul Cimone. È un ambiente adatto agli allenamenti. La struttura morfologica del terreno fa sì che ci siano piste per famiglie e bambini, ma poi abbiamo piste come la n°21 delle Polle che è una delle più impegnative d’Italia. Per il futuro ci sono due o tre sedicenni interessanti che hanno la possibilità di arrivare in nazionale».

 

 

 

 

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