La scuola del futuro, inclusiva e digitale

Una scuola a prova di crisi economica che punti sull’innovazione e la digitalizzazione, che sia inclusiva e flessibile. Gianpietro Cavazza, da pochi mesi assessore alla Cultura, rapporti con l’Università e Scuole, presenta la sua ricetta per rinnovare il sistema formativo modenese. Perché se è vero che da una parte tutti nel mondo ce lo invidiano e copiano è altrettanto vero che per mantenere alti i livelli di qualità non bisogna fermarsi. Oggi, spiega l’assessore, con la crisi economica il modello è da rivedere e serve un maggior coinvolgimento delle famiglie e del mondo economico, sociale e culturale.

Assessore, a pochi mesi dalla sua nomina, che cosa terrebbe e cosa cambierebbe della scuola modenese?
Il nostro sistema educativo ha sino ad ora funzionato. Grazie a un’offerta plurale siamo riusciti a garantire la scuola d’infanzia a tutti i bambini dai 3 ai 6 anni e i nidi d’infanzia attualmente riescono ad assorbire pressoché tutte le domande, anche se questo non significa riuscire a rispondere alle esigenze di tutte le famiglie. Dobbiamo però pensare al sistema formativo in un’ottica più ampia che abbraccia ogni fascia d’età, dalla prima infanzia all’Università, con i relativi problemi di abbandono scolastico e inserimento lavorativo, oltre che sociale. Inoltre, se si considera che il modello attuale è stato pensato e sviluppato in un momento di ciclo economico espansivo, dobbiamo chiederci se esso può reggere il confronto con un’economia in crisi.

E può reggere il confronto con un’economica in crisi?
Non credo. Abbiamo bisogno di innovare le pratiche educative e pedagogiche rendendole in grado di rispondere all’attuale dinamica economica, mantenendo al tempo stesso alta la qualità dell’offerta formativa, puntando al coinvolgimento e alla responsabilizzazione delle famiglie, del mondo economico, sociale e culturale nei processi formativi dei nostri giovani e avendo come obiettivo una scuola inclusiva, più flessibile e sostenibile, che metta davvero al centro le problematiche educative e pedagogiche.

cavazza

Quali sono i punti di partenza per pensare a una scuola più moderna?
Da quando siamo partiti, negli anni ’70, è cambiata la concezione del lavoro, oggi la progettualità non è sociale ma individuale. In tempi più recenti, è cambiato il modello di riferimento educazionale: i nostri figli sono cresciuti nel paradigma ipertecnologico; abbiamo bisogno di un modello che consenta di affrontare in maniera efficace il nuovo sistema di relazioni basato sull’elettronica. Un modello inclusivo, in grado di far convivere e valorizzare la pluralità che deriva dai processi d’immigrazione, a dispetto di uno basato sull’omogeneità territoriale. L’integrazione, attraverso risposte reali, deve essere la cifra da utilizzare anche di fronte all’aumento di bambini e ragazzi disabili, certificati e non. È cambiato, inoltre, il rapporto tra famiglia e scuola, in genere tra famiglia e società. Ci dobbiamo chiedere se il modello partecipativo pensato sino ad ora può funzionare anche davanti al processo di delega da parte delle famiglie, a cui assistiamo oggi.

Se queste sono le dinamiche in gioco, come vi state muovendo?
Modena è ricca di iniziative ma spesso limitate nel tempo e circoscritte a singoli quartieri, scuole o realtà. Occorre un approccio di tipo strutturale in cui garantire certi standard a tutti e questi standard vanno definiti insieme, con il coinvolgimento di genitori, istituzioni e personale scolastico. Sono già partiti alcuni gruppi di lavoro che affrontano tematiche specifiche per fascia di età. Lo si sta facendo ad esempio per il Patto di corresponsabilità, che riguarda primarie e inferiori di primo grado, ma anche sul tema della dispersione scolastica.

Come vede il futuro della scuola modenese?
Il nostro modello, in cui convivono diversi tipi di gestione: scuole statali, comunali, della Fondazione Cresci@mo, private convenzionate e Fism, risponde pienamente al dettato costituzionale. È un modello che regge, come dimostra l’apprezzamento e il riconoscimento di analoga qualità a scuole comunali e convenzionate, espresso dai genitori. Il modello da perseguire resta un sistema plurale, aperto, basato sull’equità, che abbia una sua sostenibilità rispetto alla fase attuale.

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