La rivoluzione di Gorrieri: rigore e impegno per gli altri

«Monumentalizzare le persone ha poco senso, se il loro ricordo non ci serve di esempio per richiamare non solo che un orizzonte diverso da alcune miserie del nostro presente è possibile, ma anche che per uscire dalle nostre difficoltà è necessaria la pazienza del costruttore e la tenacia di chi sa che non è lecito arrendersi». Ecco perché è importante, a distanza di dieci anni dalla sua morte, ricordare Ermanno Gorrieri, il comandante partigiano della Repubblica di Montefiorino, il sindacalista, il politico, lo studioso; l’uomo che in ogni suo incarico a Modena come a Roma, per dirla con le parole del politologo Paolo Pombeni, ha vissuto la vita come un servizio.

Dopo la crisi delle ideologie, dopo il disfacimento del tessuto sociale anche a causa della crisi, dopo gli scandali nei partiti e nelle istituzioni, nel pieno della crisi della politica certificata tra l’altro con l’imbarazzante astensione alle ultime elezioni in Emilia-Romagna (e in Calabria), la memoria di Gorrieri ci ricorda che anche una situazione di stallo si può sbloccare. Come ha dimostrato lui stesso durante la sua permanenza in partiti, associazioni e nel sindacato, e attraverso il suo impegno negli studi sociali e nella loro diffusione anche attraverso il Centro culturale F.L. Ferrari di cui è stato promotore assieme a Luigi Paganelli.


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«Bisogna non perdere coscienza che è necessario “rivoluzionare” il mondo che si è ereditato – ha ricordato Pombeni in Consiglio comunale a Modena, durante la celebrazione per l’anniversario della scomparsa -, ma se si vuole fare azione politica e non inseguire utopie o rifugiarsi in giacobinismi senza senso è necessario convincersi che bisogna costruire una evoluzione che si sviluppi su base realistiche». Questa, secondo lo studioso di scienze politiche, non è una scelta di “moderazione”, ma «una scelta di grande rigore, perché la si può perseguire solo fondandosi su una profonda educazione morale e spirituale».

Nel suo intervento il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, ha ricordato la necessità di «restare fedeli al dovere di rimuovere le disuguaglianze sociali su cui Gorrieri si è speso a lungo per garantire a tutti l’effettivo esercizio dei diritti. È necessario proseguire sulla strada delle politiche redistributive per garantire una soglia dignitosa di vita a tutti». Per il presidente del Consiglio comunale, Francesca Maletti, di Ermanno va ricordata in particolare «la passione per la giustizia tesa a dare sostanza allo Stato democratico e la tensione verso l’equità e l’uguaglianza, a cui dovranno attenersi anche i prossimi bilanci comunali, vissuta lavorando instancabilmente per trovare nuove soluzioni a partire dai fatti, da artigiano della ricerca sociale quale si definiva».

Nei suoi ultimi anni di impegno, è il disagio per la “debolezza culturale” nella società che ha più attanagliato Gorrieri. «In fondo – ha spiegato Pombeni – la grande battaglia di colui che è stato forse l’ultimo vero cattolico sociale, tale rimasto sino alla fine, potrebbe essere raccolta emblematicamente in due elementi: nel rigore di chi aveva coniugato una vita personale integerrima dedicata al servizio degli altri, e nella passione di chi aveva sempre creduto che non si è utili agli altri se non attraverso un impegno che non può mai essere disgiunto dalla tensione per capire razionalmente il mondo e la storia con cui ci si confronta».

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