La nutria espiatoria

Gli zoologi di mezza Europa stanno frettolosamente confluendo verso le pianure alluvionate della provincia di Modena (già terremotate e già spazzate dalla tromba d’aria), con grande preoccupazione della protezione Civile per il rischio di intralcio ai lavori e alle opere di soccorso. Questa adunanza non ufficiale è stata causata dalla curiosità scientifica di vedere da vicino, quindi studiare, la specie di nutria emiliana, della quale tutti parlano, ma ognuno a modo suo.
Infatti, dalla prima descrizione fedele al manuale di zoologia più aggiornato, che parlava del Myocastur coypus, (animale dal pelo lungo e rigido, arrivato dal Sudamerica a causa di una lussuriosa voglia di pellicce) si è arrivati a sentire e leggere di diverse varianti della specie, mai registrate né catalogate.

Alcuni parlano di un tipo di nutria (tipo A) a due gambe, spesso in giacca e cravatta, a volte con vista scarsa, soprattutto da lontano.
Altri parlano di una specie (tipo B) sempre a due gambe, con gli arti superiori dotati di protuberanze callose, mal vestita e molto rozza, molto attenta nella cura dei campi e nel trarre dagli stessi il proprio sostentamento.
Altri ancora parlano di nutrie molto simili a quelle del manuale (tipo C), ma ben più aggressive, onnivore, quasi fameliche, in grado di mordere, rosicchiare e mangiare qualsiasi cosa si trovino davanti.
C’è anche chi ha parlato di una specie di nutria abbastanza simile alle prime due (tipo D), ma con un comportamento meno definibile, se non quello che, passando lungo i corsi d’acqua, è solita scaricare qualsiasi tipo di rifiuto da lei prodotto nel letto del fiume o canale che sia.
Quello che accomuna incredibilmente tutti questi tipi di nutria è che tutti, ma proprio tutti, sono stati da qualcuno identificati come dei gran consumatori di argini, cioè capaci, a causa di comportamenti e abitudini alimentari, di mangiarsi letteralmente un argine, fino a renderlo friabile.

Così i nostri zoologi sono corsi sul posto sia per scoprire le nuove specie, catalogarle e cercare il merito di scoperte scientifiche; ma anche per vedere se vale la pena mobilitarsi per difenderle o sterminarle, a seconda delle conclusioni degli studi.
E mentre gli amici studiosi si perdono fra canali, argini ed ex argini, dighe artificiali o naturali, paludi e fango, il dibattito da TV si ferma sulla colpa della nutria e di una delle sue specie; una colpa che ha causato la rottura dell’argine di San Matteo (MO), invaso d’acqua strade, campi, case e aziende, lasciato ulteriori cicatrici in una terra già piuttosto ferita negli ultimi due anni.

Adesso c’è bisogno del colpevole, c’è bisogno della nutria espiatoria, perché non è possibile che Giove e Pluvio possano ancora causare tanti danni. Probabilmente ci sarà, forse non sarà neanche una sola e, in questo caso, è facile che scopriremo un’altra caratteristica comune delle specie di nutrie sopra descritte: la capacità di scagliarsi l’una addosso all’altra, per garantirsi la sopravvivenza e il controllo dello spazio finora occupato.
Saremo spettatori di una specie di combattimento fra nutrie, con conseguenti scalfitture delle pellicce e rischi di estinzione. Gli zoologi saranno ancora più confusi e, quasi certo, torneranno a casa con l’idea che di nutrie potrebbero essercene una o dieci, ma tutte saranno senz’altro colpevoli di erosione d’argine. Perché ora l’importante è avere una pelliccia trofeo da ostentare; poco importa se, prima o poi, tornerà a piovere e qualche altra pianura sarà invasa dall’acqua, senza aver pensato che, magari, la nutria si può contenere, così come, quasi sempre, l’acqua; così come non si riesce a contenere il chiedersi perché alla fine e non verificarlo prima. Tanto, l’animale è ormai di moda e farci la figura della nutria non è così squalificante…

Legenda para scientifica: nutria tipo A: politico; tipo B: contadino/allevatore; tipo C: nutria geneticamente modificata; tipo D: cittadino/turista/gitaiolo

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