La creatività non è un pranzo di gala

D’accordo, stabilire un equo compenso per un lavoro creativo a volte può essere complicato. Infatti si tende a pagare (quando viene pagato, cioè non sempre) il risultato pratico della creazione: una campagna pubblicitaria, una grafica, un video. Calcolando più o meno – quasi sempre per difetto, sempre molto ampio – il lavoro necessario alla sua realizzazione. E l’idea da cui nasce tutto, cioè l’incipit da cui tutto ha origine? Beh, quella non conta, non ha prezzo, quindi vale zero. Ma non finisce qui.  Sempre più frequentemente non viene pagato nemmeno il risultato finale.

Perché nell’era di Internet e dei social network, il saldo ai creativi non si paga in sonante moneta, ma in “visibilità”. Sei un free-lance e realizzi una grafica superfiga per una grande azienda magari con milioni e milioni di fatturato e poco meno di utili netti? Beh, ringrazia il cielo che abbiano raccolto il tuo spunto, superfigo o meno che sia, il tuo compenso è tutto qui: “hai fatto un lavoro per noi, verrà condiviso da migliaia e migliaia di persone su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest, non sei contento? Grazie e ciao”.

Ma, avete mai provato a dire ad un idraulico, a un elettricista, a un caldaista o a un giardiniere che il suo lavoro non merita un compenso in denaro, ma può essere ripagato con la “visibilità”? Magari con una bella foto di “Mario l’idraulico al lavoro” condivisa su Facebook, Instagram, ecc. ecc. Provateci! Vi troverete la caldaia smontata, l’impianto elettrico staccato, il giardino fatto a pezzi a colpi di cesoie, e chissà cos’altro. E’ proprio da questa (mai abbastanza) banale considerazione che è partita la campagna di un gruppo di creativi, il Collettivo Zero composto da Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan, per portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo ennesimo divide italiano (anche se forse non solo italiano) tra il nostro Paese e le economie più evolute. La campagna ha un titolo che lascia poco spazio a dubbi interpretativi: “Freelance sì. Coglione no“.

#coglioneNo, spiegano i ragazzi di Collettivo Zero, “è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da stronzi. È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol. È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento. Questo gennaio ZERO vuole unire le voci dei tanti che se lo sentono dire ogni volta. Vogliamo ricordare a tutti che siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni”.

Troppo duri? Ma scherziamo? Hanno ragione al 100% e spero che la loro campagna, che al momento ha prodotto tre gustosissimi video tanto ironici quanto efficaci nell’esprimere tutta la rabbia di un’intera categoria, contribuisca almeno un po’ a cambiare le cose.

(Davide Lombardi)



(photo credit: elaboraziona grafica da uno scatto di Nhoj Leunamme == Jhon Emmanuel via photopin cc)

4 risposte a “La creatività non è un pranzo di gala”

  1. Per fare cosa Luca, scusa? Per farsi fare da manager all’atto della stipula di un contratto? Oppure per i materiali che inseriscono sul web e vengono regolarmente presi da chiunque visto quanto è anacronistico e senza senso il diritto d’autore così come è concepito, su Internet? E mi va bene finché si tratta di blog e similia, meno se qualche giornale cartaceo o partito politico li riprende senza nemmeno degnarsi di riportare i credits corretti (quando li riporta). Ma sarebbe guerra continua. E quindi…

  2. La mancata retribuzione o la retribuzione ridicola offerta per i lavori creativi in genere è una questione vecchia, che ha costretto, oltre a costringere ancora, soggetti dotati di talento ma privi di mezzi, a dover rinunciare ad una vita di creatività per fare i meri impiegati…o i disoccupati.

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