Inquinamento: il killer seriale che non ci fa paura. Sbagliando

Come ogni anno, ci sono periodi ben precisi in cui si comincia a parlare sui giornali e in tv di inquinamento dell’aria. A inizio estate per via dell’ozono troposferico, in autunno per l’inquinamento formato dalle polveri sospese in aria, le PM10 e PM2.5, non a caso definito anche “smog invernale”. Appuntamenti seriali, che si scorrono distrattamente passando subito a notizie più fresche, meno “rituali”. Invece, lo smog è un vero e proprio killer. Anche se la serialità in questo caso non gli giova per attirare la nostra attenzione.

Per esempio, nella famosa classifica del Sole 24 ore dedicata alla qualità della vita delle province italiane, la qualità dell’aria non è uno dei parametri presi in considerazione. Ci sono il numero di librerie, il numero di furti, i dati sull’occupazione, la differenza tra la temperatura massima e quella minima, ma nessun dato sulla qualità dell’aria. Nella classifica di Legambiente delle città italiane più inquinate – cioè i capoluoghi dove ci sono stati più superamenti dei limiti di legge di polveri fini – Modena si trova alla posizione numero 27. Al primo posto c’è Torino, al secondo Napoli.

A Modena negli ultimi anni si è registrato un complessivo miglioramento: nel 2014 il limite giornaliero di pm10 (le polveri sottili) di 50 microgrammi per metro cubo, è stato superato 33 volte, cifra di poco al di sopra del limite consentito dalla normativa , fissato a 35. Il dato però non tiene conto dei prossimi tre mesi, dunque è probabile che anche quest’anno verrà superato, nonostante l’autunno tardi ad arrivare. In sintesi c’è un calo rispetto agli scorsi ma il livello di inquinamento resta comunque alto e quindi non c’è da gioire. Nel 2012 Modena risultava più inquinata di Bologna, anche se meno di Parma, maglia nera dell’Emilia-Romagna.

Le inversioni termiche sono uno dei fattori meteorologici che influenzano maggiormente la concentrazione di inquinanti nell’aria. Ecco perché nel periodo invernale l’inquinamento aumenta, in particolare nelle ore serali, quando aumenta anche il traffico di automobili. Tutti questi fattori insieme portano a un aumento di CO2 E NO2.

Photo credit: Jonathan Kos-Read via photopin cc
Photo credit: Jonathan Kos-Read via photopin cc

Per questo motivo, tra le politiche di tutela della qualità dell’aria, una delle più diffuse è la manovra antinquinamento, che limita la circolazione dei mezzi più inquinanti proprio nel periodo invernale (fino al 31 marzo). Si tratta sempre di interventi dettati da una logica dell’emergenza: un po’ come decidere di riparare un tetto che perde solo quando inizia a piovere in casa. Inoltre, chi critica le manovre antismog sostiene che si tratti solo di manovre di facciata il cui unico scopo è quello di non superare i limiti previsti dalla legge, senza però eliminare veramente il problema. Anche perché, secondo più fonti, intervenire solo sul traffico ha poco senso: l’attività antropica inquinante non si limita alle automobili, ma anche e soprattutto alle attività industriali e agli impianti termici. Ma una vera soluzione del problema richiederebbe interventi radicali al momento impossibili non solo da attuare ma anche da immaginare.

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Nel frattempo, a proposito di qualità dell’aria, vengono fuori ricerche sulle microparticelle che dimostrerebbero come l’inquinamento non colpisca solo polmoni e cuore, ma anche il cervello, in particolare dei bambini in età di sviluppo. Secondo la ricerca della neurologa Lilian Calderòn-Guarciduenas le microparticelle penetrano attraverso le mucose nasali per poi passare nel lobo olfattivo e nel liquido cerebrospinale, inducendo un attacco immunitario contro le proteine del cervello. Non proprio una bella notizia per chi abita in città.

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