Il welfare? Non è solo un costo

Il nostro modello di welfare va cambiato. Lo si sente ripetere ormai da anni. Non ci sono più soldi, ma i bisogni restano. Come una crisi che sembra non finire mai. Come rinnovare allora l’asse portante che dal dopoguerra in poi ha fatto la differenza tra noi europei e altri paesi occidentali come gli Stati Uniti? Alcuni esempi già ci sono. Ma soprattutto, bisogna iniziare a pensare al welfare non solo come un costo, ma come sistema che produce benefici come il benessere relazionale, la coesione sociale, lo sviluppo economico ovvero come un sistema di economia sociale. È quanto è emerso dalla ricerca “Welfare e (ben) essere: il ruolo delle imprese nello sviluppo della comunità” a cura dell’Assessorato alle politiche sociali dell’Emilia-Romagna, pubblicata a settembre.
L’economia sociale migliora la competitività di un territorio influendo positivamente anche sul tessuto imprenditoriale e sulla sfera pubblica, oltre ad attivare relazioni e legami con il pubblico e le imprese for profit e avviare processi d’innovazione sociale attraverso percorsi di coproduzione e condivisione di obiettivi.

Scrive nell’introduzione al report l’Assessore alle Politiche Sociali Teresa Marzocchi: «Negli ultimi anni la grave crisi economica, che ancora stiamo attraversando, ha avuto pesanti effetti e prodotto riduzioni sostanziali al sistema di welfare dando nuova diffusione a vecchi problemi che consideravamo ormai risolti dopo anni di prosperità e stabilità economica, quali una massiccia disoccupazione anche giovanile, l’insicurezza del posto di lavoro e drastici tagli nel livello di copertura del fabbisogno di beni e servizi primari come la salute, l’istruzione e i servizi sociali. Il nostro settore ha assunto da qualche tempo la consapevolezza che da una situazione così grave si esce solo ricercando soluzioni che vadano nella direzione di un deciso cambiamento di prospettiva in grado di superare l’abituale visione meramente ridistributiva».

Fonte: ricerca della Regione ER su "Welfare e Ben-essere: il ruolo delle imprese  nello sviluppo  della comunità"
Fonte: ricerca della Regione ER su “Welfare e Ben-essere:
il ruolo delle imprese
nello sviluppo
della comunità”

Esempi del nuovo modello da percorrere? Ben sette: le tre esperienze modenesi “Portobello”, che si occupa della redistribuzione di generi alimentari e recupero/riciclo merci, “Cibo amico”, progetto avviato a partire dal 2010 per il recupero dei pasti preparati, ma non consumati; “VolontariAmo” di Marano sul Panaro, che lavora nell’ambito del volontariato d’impresa (disagio e povertà, assistenza socio-sanitaria, disabilità, educazione e minori); “Non congelateci il sorriso” di Rimini, che risponde a un bisogno educativo indirizzato alla prevenzione del fenomeno del bullismo giovanile e alla promozione di una cultura della socialità e della diversità; “Emporio di Parma”, che si occupa della redistribuzione di generi alimentari e recupero/riciclo merci come “Portobello”; “Alici per gli amici” del territorio comacchiese, che risponde a un bisogno educativo e lavorativo volto all’inserimento di lavoratori svantaggiati all’interno delle aziende profit, incrociando l’opportunità di valorizzare un prodotto tipico delle valli (l’alice marinata) e una cultura d’impresa molto ricettiva e proiettata all’innovazione; e l’“AntiBARriera” di Parma, che prevede l’inserimento lavorativo di persone con disabilità. Tali esperienze «rappresentano bene come l’economia sociale sia una componente significativa del tessuto regionale» ha affermato Luca De Paoli, portavoce del Terzo Settore.

«Il denominatore comune è il valore condiviso – ha spiegato Paolo Venturi, direttore AICCON, Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit −, che indica una nuova modalità per perseguire obiettivi di natura economica mettendo al centro anche quelli di natura sociale. L’impresa che si basa sul concetto di valore condiviso mette in campo strategie, tecnologie e processi che coinvolgono sistematicamente tutti (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato».

L’obiettivo è far sì che mondo del no profit e impresa diventino attori imprescindibili nel percorso di costruzione di un nuovo modello di sviluppo con la Pubblica Amministrazione chiamata sempre più a un ruolo di regia.

Nostro video su Portobello, il supermercato inaugurato nel giugno 2013 a Modena.

(Immagine di copertina: “Social glass“, elaborazione grafica da uno scatto di vonSchnauzer via photopin cc).

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