Il male dimenticato

In tempi di psicosi (ancora in corso) per il virus Ebola, c’è un altro virus purtroppo sempre molto diffuso nel continente africano, ma anche dalle nostre parti, di cui però non si parla quasi mai. Non ci si preoccupa, non lo si sente nominare al bar, al contrario di Ebola. Eppure, secondo i dati diffusi dal presidente regionale Anlaids Pierluigi Valle, solo in Emilia-Romagna sono circa 350-400 all’anno i nuovi casi di contagio da Hiv. In tutta Italia sono circa 4mila. E ricordiamo che, secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), l’Aids è la quinta causa di morte nel mondo.

Un fenomeno talmente grave che anche Papa Francesco, in più occasioni, è intervenuto sul tema, incoraggiando “coloro che lavorano nell’apostolato sanitario della Chiesa, non ultimo nella cura di chi soffre per l’Hiv/Aids, e tutti coloro che si sforzano di educare con attenzione le persone per ciò che riguarda la responsabilità sessuale e la castità” e pregando a più riprese non solo per i malati, ma anche per medici e ricercatori incaricati alle cure.

A Modena l’infezione da Hiv è in diminuzione: 42 notifiche negli ultimi due anni secondo l’Osservatorio provinciale Aids. Per capirci, nel 1985 erano 179. A Modena il contagio per via sessuale è prevalente: tra le modalità di trasmissione nel 57% dei casi ci sono i rapporti eterosessuali, mentre nel 24% i rapporti omosessuali, mentre lo scambio di siringhe è sceso al 5% (per i motivi spiegati nel nostro articolo sull’eroina).

Nella provincia di Modena negli ultimi 5 anni sono stati diagnosticati 13 nuovi casi di Aids all’anno.

aids-modena

Il problema principale, come ha spiegato il presidente Anlaids durante un congresso a Bologna, è la mancanza di consapevolezza sui rischi e sulle modalità di contagio, in particolare tra i giovani. Di conseguenza diminuisce la prevenzione, perché quello dell’Hiv e dell’Aids non sembra un pericolo che può riguardare chiunque di noi. Paradossalmente ci si preoccupa di un virus come l’Ebola ma non del più probabile Hiv (lo dicono i numeri). Perché?

Poca informazione, innanzitutto. Dai risultati emersi da un questionario sottoposto agli studenti si scopre che il 30% è convinto che il bacio sia lo strumento di contagio dell’Hiv (falso mito), il 40% che la pillola protegga dal contagio, e perfino un 8% che non ha mai sentito parlare dell’Aids.

Su Internet poi c’è un concentrato di falsi miti e leggende metropolitane, alcune veramente assurde e totalmente prive di validità scientifica, che non fanno altro che confondere i più giovani. Anlaids Lombardia e l’ASL di Milano qualche mese fa hanno lanciato la app Smart Sex con lo scopo di favorire l’educazione sessuale contro le infezioni da Hiv (e non solo).

Nel 2010 fece molto scalpore la lettera di una ragazza che scrisse al Corriere della Sera. Dopo quattro anni, merita ancora di essere letta. Iniziava così:

Scrivo questa lettera perché mi sento in dovere di farlo. Ho 21 anni e vivo a Milano, studio all’università Bocconi, sono una ragazza solare e appaio come una ragazza «normale». Eppure c’è un però, sono sieropositiva, e l’ho scoperto qualche mese dopo aver compiuto i miei 18 anni.

Il resto è sul Corriere della Sera, e merita di essere letta tutta.

Immagine di copertina, photo credit: Abode of Chaos via photopin cc.

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