Il Governo val bene due euro

Forse ci è capitato di sentire l’espressione “Parigi val bene una messa” che significa che vale la pena sacrificarsi per ottenere uno scopo alto. Si dice che, nel 1594 dopo una sanguinosa guerra, Enrico di Navarra abiurò il calvinismo per il cattolicesimo pur di conquistare Parigi. Prima di farsi cattolico pronunciò appunto la celebre frase perché disposto a rinunciare alla sua religione pur di conquistare il Regno di Francia.

Per venire ai giorni nostri è sufficiente ricordare che ci sono stati circa 3 milioni di partecipanti alle ultime primarie del PD e poco prima 10 milioni di elettori per lo stesso partito. L’obiettivo in entrambi i casi era quello di conferire solidità e intraprendenza non solo al governo del partito di maggioranza relativa ma anche a quello del paese. Il dubbio che ora si pone è se queste aspettative sono state tradite oppure no. Se i rappresentanti sanno ancora rappresentare i desideri dei rappresentati. In attesa che il tempo faccia il mestiere di galantuomo e ci riveli l’(in)concludenza della sceneggiatura, sembra di poter dire che dietro le quinte si stia giocando una partita tra due gruppi di interessi ovviamente economici certamente dai contorni sfumati.

Da una parte c’è chi affida il proprio utile al treno della politica: sono coloro che fanno dipendere la propria redditività dalla rendita di posizione nell’apparato politico e amministrativo, negli enti di secondo e terzo livello, nell’accesso ai finanziamenti pubblici, ecc.. Il secondo gruppo invece si affida al proprio lavoro, al rischio degli investimenti, all’incertezza dei mercati alla reciprocità delle relazioni piuttosto che alla logica dello scambio. Allora di fronte alla scena attuale non ci resta che augurarci laicamente “quello che devi fare fallo al più presto” (Gv. 13,27).

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