Il filo rosso del cambiamento

“C’è un filo rosso che collega vari momenti di cambiamento nella storia italiana: la Resistenza, i movimenti operai, i movimenti studenteschi. La domanda chi mi faccio è: questo filo rosso a un certo punto si è interrotto? E se si è interrotto, perché? La risposta che posso abbozzare è che forse si è persa una certa radicalità con la quale si affrontano le questioni sociale ed economiche”.

cavazza resistenza 2E’ con questa introduzione del vicesindaco di Modena Gianpietro Cavazza che si è aperta la presentazione del libro “Il tempo del cambiamento. Movimenti sociali e culture politiche a Modena degli anni Sessanta” di Alberto Molinari (prezzo euro 18, Editrice Socialmente).

Quando ci sono presentazioni di questo tipo nei giornali la sala si definisce molto spesso gremita anche quando è per metà vuota, se non del tutto; ma in questo non è un’esagerazione: la sala convegni della residenza universitaria San Filippo Neri era stracolma di persone, tanto da sorprendere gli stessi organizzatori. Segno che l’argomento ha stimolato l’interesse di moltissime persone.

Il corposo volume di Molinari, insegnante di filosofia e storie nei licei e collaboratore dell’Istituto storico di Modena, affronta un periodo fondamentale nella recente storia italiana. Negli anni ’60 infatti la società vide tutta una serie di fenomeni nuovi e di cambiamenti inimmaginabili fino a qualche anno prima. Anche Modena fu attraversata da vari movimenti, ed è soprattutto di questo aspetto locale che si occupa “Il tempo del cambiamento”.

cavazza resistenzaLe vicende locali vengono confrontate con la più ampia dimensione nazionale in una ricostruzione che si concentra soprattutto sulla questione giovanile e i conseguenti movimenti di protesta studenteschi (è facile immaginare che molti dei presenti nella sala fossero ex sessantottini, ma c’erano anche molti studenti), sul movimento operaio e poi su quello che viene definito il dissenso cattolico.

“Un importante ampliamento di prospettiva per l’Istituto storico di Modena – ha continuato Cavazza – con una ricerca portata avanti con una pluralità di fonti e con il massimo rigore della ricerca storica”. Molinari infatti per questo importante lavoro ha utilizzato i documenti dell’Istituto storico in primis, ma anche del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, dell’Archivio centrale dello Stato, degli archivi dei quotidiani e periodici locali e le non meno importanti testimonianze orali di chi visse quegli anni di cambiamento in prima persona.

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