Il destino è la sconfitta

È possibile perdere ad un gioco dove si vince anche se non si indovina nessun numero? La risposta di Paolo Canova e Diego Rizzuto in “Fate il nostro gioco”, la conferenza-spettacolo che smaschera i trucchi del gioco d’azzardo e spiega che vincere è possibile: bastano 2 milioni di anni!

Come è possibile perdere ad un gioco in cui si vince indovinando un solo numero su dieci? E come si può perdere se si vince anche se non se ne indovina nemmeno uno? Eppure perdere è matematico e a spiegarlo sono stati due esperti di numeri come Paolo Canova e Diego Rizzuto, un matematico e un fisico in giro per l’Italia a portare questo messaggio: giocare poco è divertente, giocare spesso è patologico.

Lo scorso 20 febbraio i due divulgatori scientifici sono stati al Forum Monzani per la loro conferenza-spettacolo Fate il nostro gioco, che mette a confronto leggi della matematica e gioco d’azzardo. Così la coppia Canova & Rizzuto smaschera un fenomeno in netta ascesa, come dimostrano sempre loro, i numeri: 16 miliardi di euro spesi dagli italiani nel 2003, 54 miliardi di euro nel 2009, 89 miliardi di euro nel 2012.

Non una crociata contro il gioco d’azzardo, ma una riflessione sul costo di un sogno: quello di cambiare vita. Per fare in modo che l’antidoto logico, come gli stessi autori definiscono il loro spettacolo, funzioni bisogna giocare. Ai partecipanti viene consegnato un biglietto Win for Life e inizia una dimostrazione pratica della teoria matematica. Azzeccare dieci, nove, otto numeri è difficile, ma anche non beccarne nemmeno uno, o solo uno o un paio non è facile. Anzi, è improbabile. Come improbabile è cambiare vita grazie ad un biglietto di qualsiasi lotteria.

 

 

Cambiare gioco non cambia il risultato. Ipotizzando che Giuda avesse iniziato a giocare al Superenalotto ogni settimana, tre volte a settimana, la sua probabilità di vincere in circa 2000 anni sarebbe stata di 1 su 2000. Se lo avesse fatto il primo Homo habilis comparso sulla terra, la sua probabilità di vittoria sarebbe stata del 50 per cento, la stessa probabilità di sconfitta. Giocando tre volte a settimana, ogni settimana, per 2 milioni e cinquecento anni.

«Il progetto – spiega il fisico Diego Rizzuto – è nato per caso nel 2009. La cosa a cui teniamo di più è far appassionare le persone alla matematica. Con questo progetto di divulgazione scientifica abbiamo iniziato ad occuparci di gioco d’azzardo e ci siamo resi conto che poteva essere utile per fare prevenzione. La matematica poteva essere utile ad aiutare le persone a capire quali sono le trappole del gioco d’azzardo. Fare il nostro gioco non significa non giocare, il nostro approccio è diverso. La soluzione non è rendere illegale il gioco, questa strada non porta da nessuna parte, però c’è carenza di informazione, a fronte di tanta pubblicità. Il nostro obiettivo è colmare questa lacuna e dare un po’ di informazione oggettiva sul fenomeno».

Così il matematico Paolo Canova: «Stiamo girando l’Italia per far capire la differenza tra giocare d’azzardo saltuariamente e giocare spesso. La linea di demarcazione tra l’uno e l’altro è molto sottile. Noi cerchiamo di fare prevenzione, spiegando che il destino matematico di chiunque giochi è perdere. Tutti sappiamo che il banco vince sempre, noi cerchiamo di farlo capire giocando, facendolo in modo divertente e curioso. Mostrando sia la bellezza del gioco, sia tutto quello che non ti dicono, possiamo far capire che col gioco d’azzardo non si può guadagnare in modo sistematico, che non è possibile cambiare vita grazie ai soldi guadagnati col gioco d’azzardo. Noi non curiamo i malati di gioco d’azzardo, facciamo solo prevenzione e ci rivolgiamo soprattutto ai giovani: per questo il nostro linguaggio deve essere accattivante, veloce e coinvolgente. In fondo si tratta di trasmettere un messaggio di tipo matematico, che è il linguaggio dell’oggettività, e far vedere che in effetti qualcuno che vince c’è, ma la stragrande maggioranza delle persone perde».

 

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