Giovani, ribelli e non indifferenti

Gli indifferenti dei nostri giorni sono quelle persone che non danno il proprio contributo, anche minimo, alla storia, sono i “deboli di spirito” come li chiamava Dante Alighieri, quelli che non hanno niente da offrire, figure tristi. I ribelli, invece, sono quelli che rompono il muro dell’indifferenza e sacrificano una parte del proprio tempo per cambiare – anche a costo di andare contro le regole – la città, il territorio e il mondo. A parlare non sono professori, esperti, politologi o sociologi, ma i giovani di Modena che hanno partecipato al progetto “Ribelli del terzo millennio” che si è concluso con un convegno il 6 marzo promosso dal Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, l’Istituto storico della Resistenza e l’Istituto superiore d’arte Venturi. Trecento sono gli studenti che hanno risposto al questionario on-line i cui dati sono stati diffusi durante la mattinata. Quattrocento gli studenti che hanno ascoltato al convegno le testimonianze di Sergio Guttilla e Angelo Benigno attivisti di “Rivoluzione delle Matite” e di Elisa Fangareggi presidente di “Time4Life International”.

ribelli2Il questionario. Tra novembre-dicembre 2013 sono stati coinvolti 285 studenti (171 femmine e 114 maschi) delle classi 4 e 5 superiore di Modena per rispondere a un questionario on line: di questi frequenta il liceo (147), un istituto tecnico (69), un istituto professionale (35) e un istituto d’arte (34). La maggior parte degli intervistati (180) ha dichiarato di essere intenzionato a proseguire gli studi all’università, 40 hanno detto di voler concludere gli studi solo con le superiori e 42 di non essere ancora convinti sulle scelte future.
Salute, libertà e amicizia sono gli “ambiti” che i giovani considerano “prioritari” (voto 9 su 10) per la propria vita, seguono l’autorealizzazione, la famiglia, la pace, l’amore, l’istruzione, il lavoro… in ultimo la religione (voto 5). Alla domanda “Se tu fossi il presidente del consiglio mondiale, quali sarebbero i primi tre problemi a cui cercheresti di dare una soluzione?” la maggior parte delle persone hanno indicato: guerre, disoccupazione e corruzione… a seguire inquinamento, criminalità, violenza verso le donne e i minori, immigrazione e globalizzazione.

La ricerca ha posto particolare attenzione sulle proposte che i giovani sono disposti a mettere in campo per risolvere i “problemi” del mondo: il tempo (voto 7,8), la reputazione (7,4), i soldi (6,9), il lavoro (6,3), la vita (5,4), la salute (5,3) e la famiglia (4,1) sono le principali risposte. Con chi saresti disposto a farlo? Con amici (voto 7,8), attraverso un’associazione di volontariato (7), attraverso l’Onu (6,9)… a seguire l’Unione europea, la Nato, la famiglia, internet, i giornali, le forze dell’ordine, le televisioni (tutte con voto medio 6), da solo (5,8), con magistrati, sindacati, industriali, parrocchia e amministratori (voto medio 4) e partiti politici (4,1).
Quale delle seguenti parole associ maggiormente all’idea di ribellione? Protesta (voto 8,2), rivoluzione (8), opposizione (8)… a seguire resistenza, rifiuto, insurrezione, sacrificio, sommossa, solidarietà (5,8), solitudine (3,7) e obbedienza (2,6). Qual è il personaggio che incarna il tuo ideale di ribelle? Gandhi, Martin Luther King, Che Guevara, Nelson Mandela e Borsellino sono i nomi più ricorrenti.

«La ribellione per i giovani – ha spiegato Gianpietro Cavazza, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari – è per lo più un moto personale. È vero, rispetto al passato, se pensiamo per esempio alle rivoluzioni del ’68, sono venuti meno ideali e punti di riferimento, ma per i più giovani c’è ancora voglia di un cambiamento personale, talmente forte che può coinvolgere anche gli altri e creare movimento».

ribelli1Durante la mattinata sono intervenuti anche due giovani rappresentanti del gruppo “La rivoluzione delle Matite” nato a Bolognetta, piccolo comune della provincia di Palermo, in occasione delle elezioni del 2012. «E’ solo la paura che ci blocca, noi abbiamo capito che il futuro era nelle nostre mani e dovevamo fare di tutto per non farcelo rubare» hanno spiegato Sergio Guttilla e Angelo Benigno ricordando il lavoro fatto da un gruppo di giovani contro il “voto di parentela” e il “voto clientelare” nel proprio paese. Un impegno attivo che è costato loro anche minacce, superate con il sostegno di un gruppo di giovani impegnati in questa “rivoluzione” per portare la gente a votare secondo coscienza.

Anche Elisa Fangareggi, animatrice volontaria di Time4Life International, è impegnata in prima persona per portare aiuti alle popolazioni colpite dalla guerra in Siria e, in particolare, alle categorie più deboli e bisognose, i bambini. «Essere ribelli spesso ha una connotazione negativa – ha detto Elisa agli studenti – è possibile invece diffondere un messaggio positivo: se mi attivo, mi do da fare, anche trasgredendo le regole, quelle regole che non sento giuste, posso cambiare un piccolo pezzo di mondo».

(Immagine di copertina, photo credit: r.f.m II via photopin cc)

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