In quale giorno conviene giocare alle slot? Mai.

In quel classico della comicità demenziale anni ‘90 che è “Scemo e più scemo”, c’è una scena in cui il protagonista Lloyd, interpretato da Jim Carrey, chiede a una ragazza di cui è innamorato: “Quante possibilità ci sono che una ragazza come te stia con un ragazzo come me?”. Lei ci pensa un po’ e gli dice “Non molte”. Lui insiste, chiede di precisare il numero: “Non molte quante? Una su cento?”. E lei gli risponde “No, direi più una su un milione”.

C’è un attimo di silenzio e poi Lloyd sorride entusiasta e dice: “Quindi una c’è!”.

La gag funziona: noi ridiamo dell’ingenuità di Lloyd e del suo esasperato e irrazionale ottimismo. Perché una su un milione è una risposta che equivale a un no, ma Lloyd non lo capisce: noi pubblico sì, ci sentiamo più intelligenti e ridiamo.

malati-gioco-azzardo-aslEppure questo tipo di comportamento si può applicare anche al gioco d’azzardo, e allora si ride meno. Provate a spiegare a un accanito acquirente di gratta e vinci quante sono le probabilità di vincere i premi grossi (non quelli piccoli, che servono solo a far comprare altri biglietti): vi risponderà come Lloyd, “quindi una c’è!”.

Spesso si tratta di numeri enormi, così grandi e difficili da capire che il nostro cervello ci rinuncia.

Ad esempio le probabilità di fare sei al Superenalotto sono una su 622.614.630.

Semplifichiamo il numero: una su 622 milioni. Insomma è molto più probabile che la ragazza di “Scemo e più scemo” stia con Lloyd, per dire. O che un’asteroide ci colpisca sulla testa mentre andiamo a fare la spesa. Ma l’homo ludens accanito penserà comunque: però una c’è!

Su questo modo di pensare si regge l’intero sistema del gioco d’azzardo, dalle slot machine al Superenalotto, fino ai diffusissimi Gratta e vinci, diventati decine negli ultimi anni. Hanno nomi sempre più bizzarri: Nuovo Mega Miliardario, I Tesori del Pascià, Mega Turista per Sempre, Super Portafortuna, Arriba la Fortuna, Strega dalla Fortuna, e così via. Come abbiamo già visto è un business enorme ma che porta spesso a situazioni di dipendenza patologica.

C’è chi da anni sta provando a spiegare come funzionino questo tipo di giochi con argomenti razionali, scientifici, razionali, opposti a quelli che normalmente regnano nel mondo del gioco d’azzardo, dove invece pullulano riti propiziatori, falsi miti e leggende metropolitane. Il progetto si chiama Fate il Nostro gioco. L’idea del matematico Paolo Canova e del fisico Diego Rizzuto è quella di usare la matematica come prevenzione per il gioco d’azzardo patologico, con vari progetti di divulgazione scientifica che svelino quali inganni matematici ci siano dietro i giochi.

Ma ha senso, chiedo a Paolo Canova, opporre argomenti razionali in un mondo come quello del gioco dominato proprio da stimoli così irrazionali?

Secondo noi sì. Il punto è questo: il gioco d’azzardo è matematica, nasce della mente dei matematici. Noi diciamo spesso: matematici sono quelli che inventano il gioco e noi facciamo i matematici che spiegano il gioco. Spiegare ad esempio che non conviene giocare, o comunque che è meglio giocare poco, per prevenire il gioco d’azzardo patologico. La matematica crea cultura, contribuisce a formare delle idee, soprattutto su persone giovani e curiose intellettualmente. Certamente non è sufficiente da sola, però è una componente che si può aggiungere ad altre e rinforzare il pensiero delle persone.

18062014010748Quali sono le domande che vi vengono fatte più frequentemente?

La domanda più comune che ci fanno è qual è la probabilità di vincere a un determinato gioco. E la domanda successiva di solito è “esistono dei modi per vincere?”. Cioè ci chiedono quali sono i metodi matematici per guadagnare soldi con il gioco. Dobbiamo deludere chi ci pone questa domanda, anche se ci sono esempi veri di matematici che in passato, sfruttando dei “bachi” dei giochi d’azzardo, sono riusciti a guadagnare dei soldi. Un’altra domanda molto comune è: ma se la probabilità di vincere è così bassa come dite voi allora come me lo spieghi che qualcuno che vince c’è?

E la risposta qual è?

Esiste una legge matematica che si chiama “legge dei numeri davvero grandi”. Secondo questa legge se è una probabilità è molto bassa, aumentando il numero di tentativi allora la probabilità diventa alta. Ovvero, facciamo un esempio con il Superenalotto: la probabilità che ciascuno di noi ha di vincere è estremamente bassa, ma se a giocare ci sono decine, centinaia di milioni di persone, allora la probabilità che ho io di vincere è sempre bassa, infima, cioè sempre una su 622 milioni, ma la probabilità che qualcuno in Italia vinca alla prossima estrazione, diventa molto alta. Il problema è che noi spesso tendiamo a confondere queste due probabilità, cioè quella che io ho di vincere (bassa) con quella che qualcuno ha di vincere tra i tanti giocatori (alta perché giocano tante persone).

scehdina-1024x682Quanto incide il fatto che sui media vengano pubblicizzate frequentemente le vincite? Una classica risposte dei giocatori è “ma c’è chi vince, l’ho letto sul giornale”.

Le vincite pubblicizzate sui giornali, o più banalmente i cartelli che vediamo appesi nelle tabaccherie, del tipo “qua vinti 500mila euro”, influiscono molto sulla nostra idea di probabilità di vincita. Si tratta di un fenomeno che gli psicologi cognitivi chiamano “euristica della disponibilità”. Cioè: più mi viene in mente con facilità l’occasione di una vincita, più ritengo probabile il fatto di poter vincere.

Anche andando contro le reali probabilità di vincere.

Sì. C’è un’altra legge matematica che si chiama legge di Borel. Dice che se pensiamo a qualcosa che ha una probabilità molto molto bassa, ma non nulla, noi ci dobbiamo comportare come se la probabilità fosse nulla. Un esempio: qual è la probabilità che io venga colpito da un asteroide mentre cammino per strada? E’ bassissima, eppure non è nulla, cioè non è impossibile che accada. Però io tutti i giorni faccio finta che questa probabilità sia nulla, cioè vado in giro per strada senza temere di essere colpito da un asteroide. Mi comporto come se fosse impossibile, anche se in realtà è solo molto improbabile.

Nel gioco d’azzardo dovremmo comportarci allo stesso modo. Le probabilità di vincere sono bassissime. Quindi dovrei comportarmi come se le probabilità fossero zero. Che non vuol dire per forza non giocare, però vuol dire giocare poco e senza dare troppa importanza al gioco, non fare affidamento su queste probabilità, quindi non investire il mio denaro e le mie energie.

E se io ti chiedessi in quali giorni conviene giocare alle slot machine?

La risposta dal punto di vista matematico è mai. Semplicemente non conviene mai. Conviene gestire una slot, conviene programmare una slot, ma non conviene giocare a una slot. Attorno al mondo delle slot ci sono vari falsi miti. Ad esempio si dice che bisogna giocare quando la macchina “è calda”, così dicono i giocatori in gergo. Cioè quando è da un po’ che non paga. I giocatori hanno questa sensazione: se la macchina da un po’ di tempo non fa vincere, allora è più probabile che emetta una vincita. Questo non è assolutamente vero. Ed è solo uno dei tanti falsi miti sul gioco che noi col nostro progetto cerchiamo di smontare.

Ed è vero che se uno gioca tanto allora è più probabile che prima o poi riesca a vincere?

E’ vero, ma più si gioca, più si perde. Perché la cosa importante non è la singola vincita, ma il bilancio finale. Se io vado a vedere quanti soldi ho giocato, quanti soldi ho perso e quanti soldi ho vinto, qual è il mio bilancio? Se uno gioca pochissimo, una o due volte, magari una volta riesce a vincere e quindi vincerà più soldi di quanti effettivamente ne abbia spesi. Ma la matematica ci dice che se noi giochiamo a un qualsiasi gioco d’azzardo molto a lungo, cioè se giochiamo spesso per un periodo lungo di tempo, allora il destino matematico di ogni giocatore è quello di perdere soldi. E più si gioca più questo destino è preciso.

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