Giochi sporchi

Modena, fuori da una sala scommesse poco lontana dal centro. Nei palazzi intorno gli uffici chiudono, i colleghi si salutano e si augurano un buon fine settimana, i parcheggi lentamente si svuotano, ma nella sala scommesse il tempo sembra essersi fermato. Potrebbero essere le undici del mattino o le undici di sera, è uguale. Esce fuori un quarantenne, è alla ricerca di un cellulare che squilla ma che non riesce a trovare tra le mille tasche della giacca. Suoneria: “The final countdown” degli Europe. Alla fine lo trova, guarda il nome sul display, si allontana leggermente dal vociare della sala scommesse e risponde: “Sì amore, sì sì, ho fatto la spesa, sto uscendo ora dal supermercato. Le uova non le ho prese, sei sicura di avermelo detto? Comunque sì, una mezz’ora e sono a casa. Va bene. Ciao ciao ciao”. Chiude.

I nostri sguardi per un attimo si incrociano: so che non ha fatto la spesa, so che non sta uscendo dal supermercato, e lui sa che io so. Ma il mio non è uno sguardo accusatorio, anzi. Mi sento dalla sua parte. Mi viene ansia al pensiero di quella bugia così clamorosa, di un bluff così grande. Ha mentito alla moglie spudoratamente: non solo non ha comprato le uova, ma non ha comprato un bel niente e si sta spendendo i soldi in una sala scommesse. Penso: ora si sentirà in colpa, andrà alla macchina e cercherà in fretta un supermercato aperto. Dovrebbe fare in tempo, e magari riesce a prendere anche le uova. E qui succede qualcosa di imprevedibile e totalmente inspiegabile, almeno per me che in fondo sono un ingenuo: si mette il telefono in tasca e torna dentro la sala scommesse. Da fuori lo vedo andare allo sportello e compilare qualche modulo, poi sedersi davanti a uno dei monitor che trasmettono partite di ogni genere. E la spesa? E la moglie? E le uova?

In Emilia-Romagna i dipendenti da gioco d’azzardo che si sono rivolti al Sert nello scorso anno sono 1.102. In soli tre anni sono raddoppiati. La maggior parte sono uomini (79%), hanno tra i 40 e i 50 anni (29,5%) ma ci sono anche tanti over 65 che si giocano la pensione. Nella sola Emilia-Romagna il fatturato del gioco d’azzardo nel 2013 ammonta a quasi 6 milioni di euro.

In tutta Italia si calcola che siano 7mila i giocatori patologici che ogni anno si rivolgono al Sert. Come per l’eroina e altre dipendenze, si tratta di persone qualunque che arrivano a un limite: famiglie rovinate, risparmi sperperati, debiti e in alcuni casi perfino furti o tentativi di suicidio. Molto spesso si tratta di persone che sperano di cambiare la propria situazione economica grazie al gioco: e in effetti ci riescono, ma in negativo, dato che arrivano a perdere tutto alla ricerca di una fortuna che non arriva mai.

A Modena qualche settimana fa la Finanza ha scoperto un casinò illegale con bar, tavoli verdi, croupiers, fiches, e circa 50 giocatori. Una piccola Las Vegas provinciale. Capita spesso che dietro le macchinette dei bar o le sale Bingo ci sia la malavita organizzata. Ma il fenomeno del gioco d’azzardo è immenso e solo in parte è nascosto. Il resto è alla luce del sole, lo vediamo tutti i giorni nelle tabaccherie, nei bar e nelle edicole, ed è perfettamente legale. Il titolare è nientemeno che lo Stato italiano, sebbene poi i giochi vengano gestiti dalle concessionarie che vincono gli appalti. Nel 2013 gli italiani hanno speso 85 miliardi di euro in giochi, tra slot-machine, gratta e vinci, scommesse, giochi online, bingo.

Ma lo Stato in realtà non ci guadagna: infatti il gioco d’azzardo ha dei costi sanitari enormi per curarne la dipendenza, a cui poi vanno aggiunti i costi sociali, come i sussidi da versare a chi perde tutto a causa del gioco. Dunque a guadagnarci davvero è solo la criminalità organizzata, che ha solo ricavi e nessuna spesa sanitaria o sociale da compensare.

La testimonianza di un ex giocatore d’azzardo.

Immagine di copertina, particolare da uno scatto di jDevaun.Photography via photopin cc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *