Giocare è una cosa da grandi

Si può essere avversari, ma anche cooperare per affrontare insieme una situazione problematica. Una lezione che arriva dai fumetti e dai giochi, ma che può funzionare anche nella realtà. Forse il successo di Play, la fiera del gioco a Modena il 5 e 6 aprile, è dovuto anche a questo. Molti eventi nelle strade della città già questo weekend.

play1“Sono sempre stato un giocatore”, osserva Antonio – Space – Russo, 37 anni, carpigiano, che sul profilo Facebook veste i panni di Tigro, o del più tenebroso “The spirit” protagonista di un fumetto di Will Eisner. Affermazioni di tale portata si ascoltano, di solito, nei circoli di anonimi giocatori d’azzardo, ma in questo caso no. È vero, alla gente piace giocare, da sempre – figurine, raccolte punti, concorsi a premi sono parte della quotidianità – e se si accetta di farsi coinvolgere si scopre un universo di possibilità. «Certo occorre vincere il pregiudizio per cui i bimbi giocano e gli adulti lavorano», precisa Adriano Bompani, 40enne di Nonantola, un gatto in abiti ottocenteschi come foto sul profilo Facebook. «Il gioco è anche consumo di energie in eccesso, affascina, diverte, aggrega persone anche di fasce sociali diverse».
play2«Sicuramente è qualcosa che mi porto dietro sin dall’infanzia – aggiunge Antonio Russo – ma con cui mi sono confrontato anche da adulto, ad esempio come educatore Agesci: il gioco permette di trasferire ai ragazzi contenuti importanti, è fondamentale per approcciare e interpretare il mondo, (pensiamo alle bambole, al mettersi nei panni e nei ruoli degli adulti, alle automobiline ecc). Per gli adulti è un divertimento, perché consente l’aggregazione tra amici e, infine, una grande gratificazione, legata allo sperimentarsi nel raggiungimento di obiettivi, all’immedesimarsi in situazioni più o meno lontane dalla realtà».

Ed è anche per questo che alcune dinamiche ludiche – la simulazione, ad esempio – fanno capolino in contesti lavorativi ed aziendali. Persino i cosiddetti casual games – gli angry birds o candy crush scaricati sui telefonini – e in generale i videogiochi, che attirano oggi enormi investimenti (e che hanno budget più alti dei film hollywoodiani in termini di animatori, doppiatori, effetti speciali, colonne sonore) hanno un lato positivo: «C’è di sicuro il rischio di perdere la dimensione dell’incontro, ma non dimentichiamo che si tratta di piattaforme che attingono a un bacino enorme di persone, creando comunità attive sulla rete e molto unite», osserva Antonio Russo, e «permettono di arricchirsi tramite la conoscenza di mondi diversi dal punto di vista socioculturale», aggiunge Bompani. Eh sì perché i veri gamers poi si incontrano. Da qui il successo di manifestazioni come quella modenese – ma ci sono anche Lucca, Roma e altre – in occasione delle quali ogni gruppo di giocatori trova il suo spazio e i suoi… “ferri del mestiere”.

Dimmi con cosa giochi, dunque, e ti dirò chi sei, perché ce n’è davvero per tutti i gusti. Accanto ai giocattoli tradizionali vi sono i giochi da tavolo che con lo sviluppo, parallelo ai giochi famosi, di tanti altri con regole accessibili a piccoli e grandi, hanno nel tempo creato un bacino di appassionati del genere. Le miniature, l’evoluzione dei vecchi soldatini, coagulano gruppi di abili decoratori, pittori, persone che oltre al proprio esercito costruiscono da sé contesti e scenari; il gioco di ruolo è quello in cui si racconta un mondo fantastico nel quale ciascuno interpreta un personaggio e reagisce alle sollecitazioni di un narratore… anche qui occorre capacità creativa e interpretativa, ci sono autori che inventano storie e giocatori capaci di calarsi nei personaggi con grande teatralità.
Un’attività, questa, che è possibile anche dal vivo, in ambienti ad hoc, in costume. E a questo proposito, ecco il costume play, nato dal mondo dei fumetti e delle grandi saghe cinematografiche, che consiste nel vestire – nel vero senso della parola – i panni di un personaggio, nella maniera più fedele possibile. Ancora, il gioco può essere con degli avversari o cooperativo, che consiste nell’affrontare insieme una situazione problematica, c’è poi il gioco che entra nel contesto sportivo, «quei giochi all’aria aperta non competitivi – chiarisce Russo – in cui gli eventi hanno il sapore del ritrovo tra amici. Sport un tempo considerati estremi (penso al paracadutismo, all’arrampicata sportiva), oggi sono per tutti e, anche grazie ai social network e alla disponibilità dei Comuni, consentono di generare gruppi spontanei di appassionati che si organizzano per incontrarsi».
Insomma, giocare è una cosa seria. Provare per credere.

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