Europa, Europae

Italia,2014: che lo si voglia considerare miraggio o concreta opportunità, l’orizzonte europeo si delinea sempre più vicino all’orizzonte. Il lungo processo di costruzione dell’Unione Europea come una vera e propria comunità politica è tutto in divenire, e per la sua buona riuscita è forse necessario attrezzarci di nuovi strumenti concettuali. La sfida della mobilità transnazionale intanto è stata raccolta nel panorama della informazione sul web con un progetto ambizioso. Abbiamo fatto qualche domanda ai ragazzi della redazione di http://www.rivistaeuropae.eu) che si destreggiano fra relazioni internazionali, politica, mercato unico e non solo.

Simone Belladonna, responsabile relazioni esterne: come è iniziata l’avventura Europae? Cosa vi ha ispirato?
Europae nasce dall’intraprendenza di un gruppo di studenti e neolaureati delle Università di Torino e Bologna con la passione per i temi europei e, soprattutto, dalla constatazione che il panorama informativo italiano sull’Europa sia alquanto carente. Europae nasce appunto per fornire informazione ed approfondimento puntuali sette giorni su sette con competenza. Una giovane redazione di studenti e laureati in Scienze internazionali, Giurisprudenza ed Economia con un progetto ambizioso che fa quello per cui è appassionato e per cui ha studiato anni.

A quale pubblico vi rivolgete?
Il pubblico di una testata online è necessariamente ampio. Noi ci rivolgiamo a chiunque voglia informarsi sulle tematiche che trattiamo, le quali hanno sempre più un impatto forte sulla vita di tutti i giorni. La competenza con cui scriviamo è al servizio di chi opera nel settore delle politiche europee, ma non trascuriamo certamente l’informazione per il grande pubblico cercando di mantenere un registro chiaro, pulito ed obiettivo. Coniughiamo insomma la necessità di raggiungere un pubblico il più ampio (e vario) possibile con la volontà di fornire un’informazione di qualità (e di nicchia) per gli “addetti ai lavori”. Una buona percentuale dei nostri lettori è inoltre composta da giovani con i quali dialoghiamo attraverso i social media.

Stefania Bonacini, responsabile estero: a quale fra le ultime notizie dall’Europa dovrebbero prestare particolare attenzione i cittadini italiani? Viceversa, quale notizia recente dall’Italia pensi abbia avuto maggiore risonanza in Europa?
I cittadini italiani dovrebbero senz’altro seguire con interesse il semestre di presidenza greco dell’UE, in vista del semestre italiano che prenderà il via il prossimo 1 luglio. La presidenza italiana rappresenterà dell’UE infatti il naturale prolungamento di quella greca per molti aspetti, primo fra tutti il tema dell’immigrazione e della gestione delle frontiere. Un’altra priorità che farà da trait d’union tra le due presidenze “mediterranee” sarà ovviamente il lavoro, con un’attenzione particolare per la questione della disoccupazione giovanile.
In generale, le alterne vicissitudini dei governi italiani sono sempre seguite con attenzione in Europa, pur risultando in parte incomprensibili agli osservatori esterni. Le settimane scorse, l’Economist ha dedicato un articolo alle acque turbolente in cui si trova a navigare il centrosinistra italiano all’indomani della vittoria di Renzi alle primarie e alla possibilità che l’ex premier Berlusconi possa ancora giocare un ruolo di primo piano nell’elaborazione e approvazione della nuova legge elettorale.

Enrico Iacovizzi, redattore: recentemente si è parlato di Eurogendfor. Come è accolta nell’Eurozona la prospettiva di un corpo militare sovranazionale?
Bisogna fare subito un distinguo: Eurogendfor non può essere assolutamente paragonata a un esercito europeo. In primo luogo, è composta da meno d un quinto degli stati membri dell’UE. In secondo luogo, Eurogendfor non è composta da militari, ma da forze dell’ordine a statuto militare. In generale nell’UE solo i federalisti parlano di esercito europeo, ma nei discorsi politici ci si guarda bene dal nominarlo. Piuttosto il Parlamento a più riprese ha espresso la volontà di rafforzare la cooperazione militare tra gli stati membri, vale a dire dotarsi degli stessi equipaggiamenti, delle stesse certificazioni, di veicoli simili, di migliorare lo scambio di informazioni e aumentare le esercitazioni congiunte. In questo modo l’UE, tramite la politica di sicurezza e difesa comune potrebbe organizzare missioni più efficienti a livello internazionale e migliorare il suo profilo di global security provider. Il concetto di esercito europeo è ben lungi dal realizzarsi, fondamentalmente perché manca una reale politica estera comune e soprattutto perché l’UE è un’unione di stati, mentre un esercito necessita di un vero e proprio stato alle sue spalle, con tanto di esecutivo, parlamento eccetera e l’apparato istituzionale europeo non è ancora tanto evoluto, non siamo ancora una federazione e non lo saremo per molto tempo ancora.

Stefania Bonacini: le nuove banconote da dieci euro che saranno in circolazione dal prossimo 23 settembre porteranno il ritratto di Europa. Mersch ha dichiarato “è anche un’opportunità per sottolineare l’importanza di preservare la fiducia dei cittadini nei confronti dell’euro”. Ad oggi, la moneta unica è ancora considerata come una opportunità?
Già lo scorso anno è entrata in circolazione la nuova banconota da 5 euro, che a sua volta include nella filigrana il ritratto di Europa. Al di là delle motivazioni di ordine pratico, credo che la decisione di inserire un collegamento esplicito tra euro e mitologia greca risponda alla necessità di riscoprire, in questo anno cruciale per l’UE e i suoi cittadini, la dimensione ideale e simbolica del progetto più ambizioso della storia dell’UE: la creazione di una moneta unica. Prima ancora che un’opportunità (per alcuni) oppure una minaccia letale (secondo altri), l’euro è innanzitutto una realtà che interessa 334 milioni di persone in 18 Paesi (tra cui la Lettonia, new entry di gennaio) [Rivista Europae ha dedicato uno speciale all’ingresso della Lettonia nell’eurozona, ndr]. L’immagine del premier lettone Dombrovskis che, allo scoccare della mezzanotte di Capodanno, ritira orgogliosamente al bancomat i primi euro della storia della Lettonia è la prova inequivocabile che – per molti – la moneta unica rappresenta ancora uno sforzo che vale la pena compiere e una conquista di cui essere fieri.

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