E cadevano le bombe

modenaatreepocheNel 1844 il Conte Luigi Forni e il Marchese Cesare Campori si dilettarono a scrivere un libretto molto particolare intitolato “Modena a tre epoche”. La trama è semplice: attraverso gli occhi di un viaggiatore nel tempo viene raccontata la città come appare nel 1744, nel 1844 e infine in un avveniristico 1944. Più precisamente, maggio 1944.

Nella Modena del futuro – per noi quella di 70 anni fa -, il protagonista ne vede delle belle. Ci sono gallerie sotterranee da cui escono convogli sferraglianti che collegano la città alla campagna, mentre le vie sono ricoperte da un panno di feltro impermeabile che rende più agevole la circolazione su strada. In Piazza Grande ci sono seggiolini ornati di fiori profumati, sul bastione di S.Francesco troneggia una piramide, lungo le vie sono disseminati archi trionfali dedicati agli Este e spicca la statua in bronzo di un rinoceronte.

L’Oriente spopola: tutti vestono all’orientale e le case che guardano i monti sono costruite alla cinese. Le altre sono in ferro fuso, prive di fondamenta, e possono essere spostate per sfuggire ai vicini molesti. Tutti i portici sono stati eliminati tranne due. Il Portico del Palazzo Civico è rivestito di alabastro e chiuso da vetrate, mentre il Portico del Collegio è diventato un grande bazar dove, nella sontuosa Reggia del The, si sorseggiano bevande cinesi, turche e settentrionali, poiché il caffè non è più di moda.

La realtà che conosciamo è ben diversa e 70 anni fa cadevano le bombe. Il 13 maggio 1944 Modena viene bombardata e agli angoli di strada non ci sono marmi o cineserie, bensì macerie. L’immagine della Reggia del The scompare in quella delle ultime colonne del Portico del Collegio collassate su loro stesse, così come i seggiolini fioriti di Piazza Grande lasciano posto alla nota ferita aperta sulla fiancata del Duomo. Noi, viaggiatori del futuro nel nostro presente, dobbiamo ricordarci di questo passato, come e perché ci siamo arrivati, come e perché siamo andati oltre. I poveri Luigi Forni e Cesare Campori non potevano saperlo e così affidarono al futuro 1944 le migliori speranze, riposte nella conclusione.

“S’er ella migliorata la condizione degli uomini? A me parve che sì. A mano a mano che si perdevano le tracce de’ guasti morali, dopo tanti tentativi riusciti a male, tanti sistemi trovati erronei, chiaro apparve agli uomini che solo colla tranquillità , colla virtù, coll’attività poteva sperarsi felice la vita. La cresciuta attività, i commerci, la facilità di trasportarsi d’uno in altro luogo per terra, per acqua e fino per aria affratellavano gli uomini dei diversi paesi e rendevano più agevole il conseguimento dei comodi della vita”.

L’attualità, a volte, va letta con gli occhi del passato.

bomba duomo

Fotografia tratta da Giovanni Moschi, “Modena com’era”, Guiglia Editore, 1993, p. 291

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