Corsa per l’Europa 4 – Franco Frigo

«Con il prossimo semestre europeo l’Italia ha una straordinaria occasione per introdurre nell’agenda europea un programma innovativo sia per la governance dell’Unione che per le politiche». Prima ancora del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, i risultati elettorali di domenica prossima chiariranno, nel bene o nel male, se l’Italia farà parte di quei paesi determinati a rilanciare il processo di integrazione europea. Un rilancio che secondo Franco Frigo, 63 anni, parlamentare europeo uscente e ri-candidato con il Pd, dovrà essere realizzato «coniugando il necessario rigore dei conti pubblici con la liberazione delle risorse finanziarie necessarie per rilanciare la crescita e combattere la disoccupazione in particolare con interventi di sostegno allo sviluppo delle aree territoriali più deboli».

Qual è stata la sua esperienza politica? Perché ha scelto di ricandidarsi?
Io sono ingegnere e architetto, e ho continuato negli anni a svolgere queste professioni perché credo che la politica sia passione e servizio: chi vive di sola politica perde il contatto con la realtà. Sono stato presidente della Giunta regionale del Veneto. Nel maggio 2013 sono subentrato in Parlamento europeo in seguito all’elezione di Debora Serracchiani alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia. In questo anno mi sono impegnato per dare più forza al mio territorio, sul fronte dell’occupazione, dei trasporti, dei diritti, tutti temi che ho affrontato nella mia lunga esperienza amministrativa. Ho scelto di ricandidarmi per questo motivo: per applicare ancora meglio l’esperienza che ho fatto precedentemente, per dare il mio contributo perché l’Italia possa meglio utilizzare i Fondi strutturali e gli obiettivi che l’Ue ha previsto ma non vengono utilizzati da noi.

Che ruolo svolge l’Italia in Europa? Quali sono i temi sui quali crede ci si possa spendere a Bruxelles?
In questi mesi in Parlamento devo notare una certa delusione perché mi sono accorto personalmente di come l’Italia non svolga nessun ruolo in Europa. Se l’Europa va male, se si cercano le strade per la ripresa, l’Italia non c’è, non è presente ai tavoli importanti.
I temi e le questioni che legano il futuro dell’Italia alla qualità delle sue relazioni con l’Europa e alla capacità di cogliere le opportunità che l’orizzonte comunitaria presente, in termini di regolamentazioni, standard, risorse finanziarie, efficientemente delle reti, mercato ecc. sono tanti.
Dai costanti aggiornamenti dei provvedimenti per la Pac, politica agricola comunitaria, allo sviluppo delle reti infrastrutturali per la mobilità, dalla trattativa per l’espansione del mercato Ue-Usa alla tematizzazione della liberalizzazione del mercato dell’energia, dal fondo per l’occupazione giovanile alla tutela del made in Italy si riempiono pagine per un’agenda nella quale vi possono essere interessi fondamentali che l’Italia si gioca in Europa.

Non crede che l’Europa sia lontana dai cittadini?
Certo, gli italiani esprimono da qualche tempo una calante fiducia nell’Europa, manifestando un disamore e talvolta segnali di rancore che sono strettamente dovuti, per una parte, ai pesanti costi sociali provocati dall’austerità imposta dalla Bce e, per un’altra, all’assenza di una prospettiva incoraggiante delle istituzioni comunitarie, nel contesto di una crisi economico-finanziaria ancora in corso. I costi dell’appartenenza all’Ue e della condivisione dei sacrifici necessari per il suo rafforzamento, sono giudicati insostenibili da molti Stati. Questo è dovuto anche al fatto che le singole culture europee sono rimaste legate al 19° secolo, non c’è più stata un’elaborazione culturale. Internet in questi anni ha modificato le relazioni e le consuetudini, questo l’Europa non l’ha capito. Non c’è nessuno che si fa carico della responsabilità di disegnare una prospettiva, un percorso. Manca una visione futura dell’Europa che invece magari le nuove potenze emergenti in qualche modo hanno definito, basti vedere l’India e gli Stati Uniti.

C’è speranza di invertire questa tendenza?
Sicuramente non bisogna cedere alla disperazione. Come ha rivelato un recente Rapporto sui giovani dell’Istituto Toniolo, due ragazzi italiani su tre sono convinti che il progetto comunitario sia più un’opportunità che un vincolo. Al netto della delusione per come l’Europa ha affrontato la crisi e di un giudizio su di essa fortemente influenzato dall’atteggiamento che i giovani hanno nei confronti delle istituzioni italiane, la “generazione Erasmus” ha sperimentato la bellezza e l’utilità della libera circolazione senza visti e passaporti da mostrare; le frontiere cadute non sono solo quelle burocratiche, ma anche culturali, per questo bisogna andare avanti.

Perché si candida con il Partito democratico?
Il Pd è l’unico che si sta interrogando su come sta diventando l’Europa come dovrebbe essere e il futuro. Il Pd può e deve rappresentare la scommessa vincente dell’Italia per far cambiare rotta all’Europa. Io vengo dal Veneto, in quella regione dove c’è chi pensa anche di tornare indietro: basti pensare ai secessionisti che recentemente sono stati fermati dalla procura. Allora io credo che noi non rappresentiamo soltanto l’alternativa al partito di Salvini, a quello di Grillo o al patetico “antimerkellismo” berlusconiano. Noi siamo la forza politica che interpreta la speranza e la determinazione al cambiamento nel segno dell’equità sociale.

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