Corsa per l’Europa 3 – Paolo De Castro

«Il 40% del bilancio dell’Unione europea è preso dall’agricoltura. L’Italia dovrà in futuro difendere i propri interessi agricoli perché alla fine siamo ancora un grande paese agricolo». All’auspicio dell’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, dovranno seguire i fatti. Il nostro paese ha svolto un ruolo di grande responsabilità negli ultimi anni, per questo Bruxelles dovrà riconoscere l’impegno – almeno questa è l’aspettativa – nominando Commissario per l’Agricoltura un italiano. Nomine a parte, chi si è battuto in questi anni nel settore è Paolo De Castro: classe 1958, professore ordinario di Economia e politica agraria all’università di Bologna, due volte ministro delle Politiche agricole (con il governo D’Alema e con il secondo governo Prodi). Parlamentare europeo dal 2009 è stato eletto presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.

De Castro, perché si ricandida al Parlamento europeo?
Abbiamo fatto una legislatura in cui siamo riusciti a portare a casa dei risultati molto importanti. Uno su tutti riguarda la Pac, la politica agricola comune. “Eurobarometro” nelle scorse settimane ha diffuso i risultati di un sondaggio sulla conoscenza e il gradimento della Pac tra un campione di circa 28 mila cittadini nei 28 Stati membri: oltre i tre quarti di loro considera la nuova Pac vantaggiosa per tutti i cittadini Ue; oltre il 90% ne approva i principali orientamenti, come gli aiuti più equi e più mirati e la creazione di un vincolo tra gli aiuti finanziari concessi agli agricoltori e il rispetto delle pratiche agricole a beneficio dell’ambiente. Credo che anche questo sia un risultato importante; credo sia la dimostrazione che le politiche europee possano creare riconosciuti spazi di opportunità e mettere in campo misure concrete di sostegno per gli agricoltori e i cittadini dell’Unione. Anche per questo conto di ritornare in Parlamento a continuare il lavoro avviato. Nella mia Commissione sono stati approvati 40 regolamenti in questa legislatura; abbiamo lavorato a stretto contatto con i produttori, i consorzi, le associazioni agricole e quelle di tutela del made in Italy e dei prodotti tipici.

Nonostante ci siano risultati concreti, per esempio nel settore agricolo, l’Europa è percepita dagli italiani come una istituzione “lontana”. Per quale motivo?
In questi ultimi anni per giudicare l’Europa si è utilizzata la fotografia dell’austerità che ha preso il posto delle sviluppo e non ha fatto bene all’Europa stessa. Questi sono i messaggi arrivati alla gente.
La Troika (Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea, ndr.) non ha giocato a favore dell’Europa amica. Per la prima volta, a marzo scorso, il Parlamento europeo ha preso una posizione ufficiale sulle misure di austerità imposte a Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda, condannando il modo in cui gli investitori internazionali hanno gestito l’operazione. Dobbiamo continuare a ribellarci a questo anche per far sentire l’Europa più vicina ai europei.

Perché si candida con il Partito democratico?
Sono un dirigente da tanti anni e non ho dubbi che da questo punto di vista sia l’unico partito in grado di interpretare il sogno europeo e di gettare le basi per costruire il futuro dell’Europa. Mi verrebbe da fare una battuta: se non con il Pd con chi mi dovrei candidare?
Ragionando sugli ultimi fatti interni al nostro partito, io penso che vada riconosciuto a Renzi il merito indiscusso si aver ridato speranza. Gli 80 euro (che in un anno diventano 1.000 euro) a chi ha un reddito basso, di cui si è discusso parecchio nelle scorse settimane, sono un segnale di speranza e di attenzione importante. Poi c’è ancora tanto da fare, ma almeno un primo passo è stato fatto.

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