Con il cibo che butti via (forse) potresti salvare il mondo

Più di 8 miliardi di euro di cibo all’anno vengono gettati nella spazzatura. Il dato, inquietante, arriva dal Rapporto 2014 Waste Watcher – Knowledge for Expo presentato da Andrea Segré, presidente di Last Minute Market e dal presidente di SWG Maurizio Pessato che lanciano un appello contro lo spreco di cibo: “Se è vero che dobbiamo ‘Nutrire il Pianeta’ e se è vero che, con l’aumento della popolazione, la produzione dovrà aumentare del 60% (come dicono i dati FAO) e che sprechiamo un terzo di questa produzione, allora dobbiamo ripartire dalla prevenzione e dall’attenzione agli sprechi”. Un discorso che sembra chiarissimo finché l’occhio non cade sull’8° Rapporto su Innovazione e sostenibilità della produzione agricola realizzato dall’Osservatorio Innovazione Impresa Agricola, promosso da Agri2000, che dice che bisogna produrre di più. Adesso cosa si fa? Chi ha ragione? Probabilmente entrambi.

abbondanza

Partiamo dall’agricoltura: dati alla mano, con 50 miliardi annui di produzione agricola, dei quali circa il 9% realizzati in Emilia-Romagna, e 740mila imprese iscritte alla Camera di Commercio (l’8% sono emiliano-romagnole) l’agricoltura italiana è al 12° posto nel mondo (con solo lo 0,3% della superficie agricola mondiale), ma deve fare i conti con un saldo negativo di 7 miliardi di euro: questo significa che importiamo più di quanto produciamo, mentre ci sarebbe spazio per un incremento della produzione di ben il 20%. A questo punto sorge un dubbio: produrre di più o sprecare meno? Se consideriamo che in media si spreca un terzo della produzione, anche arrivando all’utopico risultato di rifiuti (alimentari) zero quello che rimane non sarebbe sufficiente e quindi dovremmo comunque produrre di più. Però meno di quello che si crede. Ed è già qualcosa. Mettere d’accordo modello economico ed etica però non è così semplice, perché se da una parte per chi produce e vende non è certo un problema che poi chi compra butti via, visto che comprando comunque paga il prodotto creando quindi un ritorno economico, dall’altra parte l’idea che tutto quel cibo finisca nella spazzatura non piace a nessuno: alla nostra salute, alla nostra coscienza e al nostro pianeta.

Ogni anno circa un terzo del cibo prodotto dall'intero pianeta, va sprecato. Fonte: Onu
Ogni anno circa un terzo del cibo prodotto dall’intero pianeta, va sprecato. Fonte: Onu

Analizzando però i dati del rapporto forse una via d’uscita sembra esserci: produrre di più – considerando però la fetta che viene sprecata -, su meno ettari coltivati (negli ultimi due decenni c’è stato un calo del 18%) e in maniera più sostenibile. La soluzione è quella di fare rete e in Emilia-Romagna i numeri delle aziende agricole che scelgono questa strada sono già importanti: il 31% nel settore dell’ortofrutta e il 30,4% in quello dei seminativi. Cosa fanno concretamente? Si aggregano in primis per abbattere i costi dei mezzi tecnici attraverso gruppi di acquisto, ma anche per acquistare e scambiare mezzi meccanici o manodopera e gestire in maniera associata il processo produttivo. Lavorare in gruppo consente di aumentare il fatturato e avere un budget che permetta di investire sull’ambiente. Un esempio è il versante dell’acqua, uno dei temi più sentiti dai produttori agricoli che nel 75,5% dei casi utilizzano sistemi di irrigazione nella propria azienda. Tecnologia e innovazione possono aiutare gli agricoltori a migliorare la produzione limitando però i danni all’ambiente e riducendo lo spreco di materie prime (proprio come l’acqua), le emissioni di Co2 e il consumo di terreno.

La classifica dello spreco. L'Europa è al terzo posto.
La classifica dello spreco. L’Europa è al terzo posto.

Torniamo al cibo. Secondo il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali nella sola Unione europea vanno sprecati ogni anno 89 milioni di tonnellate di cibo – 179 chili pro capite – e senza l’adozione di opportune misure si calcola che si arriverà a sfiorare le 126 milioni di tonnellate nel 2020. Uno schiaffo alla dignità umana, considerando che nell’Unione Europea vivono ancora 79 milioni di persone al di sotto del livello di povertà, vale a dire oltre il 15% dei cittadini, e di questi solo 16 milioni ricevono aiuti alimentari. Per non parlare delle cifre allarmanti divulgate dalla FAO, secondo le quali oggi nel mondo ci sono 925 milioni di persone che soffrono la fame. Che cosa fare, dunque? Intanto avviare buone pratiche e questa è una cosa che riguarda tutti: stare attenti alle date di scadenza, non accumulare cibo in frigorifero, non scartare un alimento solo perché ha una confezione rovinata o un ortaggio perché ha un difetto. Usare di più fornelli e cucina e considerare che quello che non si butta via è anche un risparmio in denaro. Che in tempo di crisi economica non fa mai male. Poi ci sono le iniziative di raccolta di generi alimentari, ma su questo punto si deve stare molto attenti, perché donare cibo è una cosa molto complicata, come spiega Andrea Segrè: “L’idea del foodsharing è molto bella ma con le donazioni private si deve prestare attenzione perché ci sono rischi per la salute. Noi con Last Minute Market abbiamo studiato anni per capire come fare e coinvolto le Usl per certificare la qualità dei prodotti e garantire sicurezza alimentare. Il recupero non è uno scherzo”.

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