Come sarà vivere nella città del futuro

Dato che la città dei nostri sogni ce la possiamo scordare, e comunque potrebbe essere deludente, diamo uno sguardo invece a quelle che potrebbero essere le città del futuro. Partendo dal presupposto che il futuro, da qualche parte, è già presente, la cosa migliore è volgere lo sguardo a est, Medio-Oriente, più precisamente Emirati Arabi, dove ci sono capitali sufficienti per realizzare più meno qualsiasi cosa.

Ad esempio nel deserto di Abu Dhabi – “a 60 minuti da Dubai e a 7 ore da Tokyo” precisa la presentazione ufficiale – è in costruzione Masdar City, che si propone come la città più eco-sostenibile del mondo.

Masdar significa sorgente, in questo caso una sorgente di energie alternative che rendono la città indipendente dal punto di vista energetico e con una produzione di inquinamento e di rifiuti vicino allo zero (si parla del 2%).

Come dovrebbe essere una volta completata (forse)
Come dovrebbe essere una volta completata (forse)

Il progetto è partito nel 2008, i costi sono intorno ai 22 miliardi di dollari, ed è stata disegnata dallo studio inglese Foster & Partners, per volere di Mohammed bin Zayed Al Nahyan, principe di Abu Dhabi. E’ lui che ha sborsato i soldi per costruire la città più futurista, ecologica e visionaria del mondo in quel ricchissimo deserto che deve tutto al petrolio.

A Masdar ogni centimetro è concepito con lo scopo di essere eco-sostenibile. La città si alimenta principalmente grazie all’energia solare: a pochi passi è stata costruita una enorme centrale fotovoltaica che coprirà circa l’80% dell’energia necessaria e ogni edificio ovviamente è ricoperto da pannelli fotovoltaici. Le strade sono strette in modo da sfruttare l’ombra e le correnti d’aria – come nelle vecchie città arabe – anche grazie alle torri del vento, tecnica in realtà antichissima che ora viene recuperata e reinterpretata dall’architettura contemporanea. Gli edifici sono bassi, in totale contrapposizione ai deliri verticali della vicina Dubai.

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Una parte di Masdar così com’è oggi

In realtà al momento solo una minima parte di Masdar City è stata effettivamente costruita: il nucleo centrale, dove abitano e lavorano circa 300 persone. Tra questi pochi abitanti c’è un ragazzo modenese che fa il ricercatore, Carlo Alberto Amadei.

“Mi occupo di nanotecnologia e fisica delle superfici presso il Masdar Insitute of Science and Technology” spiega. “L’ istituto nasce all’interno della città e al momento ne costituisce il vero cuore. Ho scelto di venire qua perché mi offrivano libertà di ricerca, possibilità di pubblicare e accesso a strumentazioni”.

Al momento Masdar è una specie di città-laboratorio. Infatti, in collaborazione con il MIT e decine di sponsor, sono stati assunti centinaia di scienziati, che qua in mezzo al deserto hanno l’opportunità di avere risorse inimmaginabili nei paesi di provenienza (il nostro in particolare).

Come dovrebbe essere Masdar con un po' di immaginazione e un po' di grafica 3D
Come dovrebbe essere Masdar con un po’ di immaginazione e un po’ di grafica 3D

“Il progetto è di costruire una città di circa 60mila abitanti” continua Carlo Alberto. “Attualmente ci sono solo studenti e ricercatori. L’ambiente è internazionale con persone da tutti i continenti e più di 30 nazionalità e questo la rende speciale”. La realizzazione dovrebbe essere completata entro il 2025, e conoscendo i tempi e le risorse degli Emirati, è probabile che sarà così.

Nel frattempo vivere in una specie di esperimento urbanistico-architettonico in mezzo al deserto dev’essere abbastanza surreale. O no? “Masdar nasce in mezzo al deserto e a volte sembra di vivere in una bolla” risponde Carlo Alberto. “C’è una sorta di alienazione dal mondo esterno, cosa che ha i suoi lati positivi e negativi”.

Gli chiedo di mostrarmi ciò che vede dalla finestra di casa sua a Masdar. Questa è la foto:

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Cosa si vede da una finestra di Masdar: il deserto e, in lontananza, l’aeroporto di Abu Dhabi.

Ma come ci si sposta in una città così? Dove si parcheggia? Ovviamente non si può. La città è chiusa: è impossibile accedere con mezzi esterni. Per muoversi all’interno della città ci sono due modi: uno è sopra, a piedi o in bici, l’altro è sottoterra, con mini navette e taxi elettrici senza autista, che si spostano su dei magneti. Sì, come in un film di fantascienza.

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E questa è un’attrazione che già alcuni turisti di passaggio nel vicino aeroporto di Abu Dabi hanno provato. “Ci sono tanti turisti che vengono a visitarla” racconta Carlo Alberto. “Tutti ne vengono colpiti dall’architettura e dall’idea di sostenibilità che trasmette”.

Ma c’è qualcosa di Masdar che potrebbe essere ripresa anche a Modena?

Modena City, Pianura Padana
Modena City, Pianura Padana

Tralasciando, almeno per il momento, mezzi senza pilota che attraversano la via Emilia sottoterra, qualcuno potrebbe rispondere che sarebbe bello riprendere, almeno in parte, i capitali investiti dal principe Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Oppure, ecco, almeno qualche idea: “Masdar è stata costruita da zero e questo è un grandissimo vantaggio per cercare di raggiungere una notevole sostenibilità ambientale” speiga Carlo Alberto. “Diciamo che se a Modena venissero costruiti nuovi quartieri da zero allora si potrebbe prendere ispirazione da Masdar”.

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