Lo spirito del cibo, cibo per lo spirito

Non è il calore del semplice piatto di pasta ricoperta da una slavina di ragù alla bolognese, non è la fragranza della pagnotta appena sfornata o della succulenza della fiorentina appena scottata. Il gusto è qualcosa di più, rappresenta storia e racconti, spiritualità. Il risultato di un incontro tra culture vecchie di secoli e duro lavoro di chi, con raziocinio e impegno, si è cimentato ai fornelli, sia esso uno chef stellato o la tipica madre di famiglia. Cercare di capire cosa ci sia oltre il sapore è stato l’obiettivo dell’incontro pubblico “Cibo, Filosofia e Spiritualità: gustare in tutti i sensi”. Incontro tenutosi sabato 27 settembre in centro storico nell’ambito delle iniziative in calendario per la manifestazione “Acetaie aperte 2014”. Approfonditi e variegati gli interventi degli ospiti interpellati da Federico Desimoni, Direttore del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena: l’impressione generale è che questo dibattito fosse servito per testare e avere un’idea, in linea di massima, di come potere sviluppare un futuro festival della filosofia incentrato sul tema del gusto e dell’alimentazione.

Lo chef Carlo Alberto Borsarini, consigliere del Consorzio Modena a Tavola nonché titolare de “La Lumira” di Castelfranco Emilia, ha voluto affrontare in maniera concreta il tema dell’equilibrio: quanto spazio c’è per l’immaginazione e la programmazione nell’ambito della preparazione dei prodotti? «Al netto della poesia – ha sintetizzato – c’è il duro lavoro dell’artigiano. L’obiettivo dello chef è presentare un piatto equilibrato fra gusti e morbidi: quando si realizza questo bilanciamento, allora il piatto sta in piedi». Lo chef ha esaltato in particolar modo le doti dell’Aceto Balsamico Tradizionale, ingrediente fortemente indicato per esaltare le sensazioni olfattive che nella contingenza dell’attualità sono costrette a sgomitare per essere notate, sensazioni che per essere correttamente apprezzate richiedono pazienza, concentrazione e ricerca della lentezza da parte del commensale: «Purtroppo – ha osservato Borsarini – La frenesia dei tempi ci ha fatto perdere la buona pratica di annusare un piatto. Ciò è un peccato perché il naso si rivela un ottimo investigatore e sa svelare molto più di quanto possiamo immaginare».

Ritmato e coinvolgente è stato il dialogo tra Michelina Borsari e Tullio Grigory, colonne portanti del festival della filosofia. Incalzato dal direttore scientifico della celebre manifestazione geminiana, il filosofo ha snocciolato un ampio e variegato excursus storico-culturale sui legami tra cibo, alimentazioni e popolazioni antiche: «Il gusto – ha esordito Gregory – è un fatto culturale: gli uomini fanno molto più di nutrirsi, gli uomini si alimentano entro quadri culturali e valori simbolici». Se il fast-food non è in grado di approdare a un senso compiuto («Si tratta solo di un fatto nutrizionale»), il sedersi a tavola invece rappresenta “un fatto rituale” risultato dell’incontro di diverse civiltà: la vitis vinifera ha preso le mosse dall’Asia Minore per poi diffondersi in tutto il Mediterraneo caratterizzando la cultura greco-cristiana e semitica, i barbari che hanno invaso Roma hanno portato nuovi sistemi di allevamento allo stato brado introducendo l’utilizzo del lardo, gli arabi hanno reso di uso comune gli agrumi e la pasta, il Nuovo Mondo ha consentito l’approdo nel vecchio continente della patata e del pomodoro, «influenzando le civiltà e mutando i nostri gusti».

Forse è stato ingeneroso affidare le vesti di intermezzo al regista Piero Cannizzaro e a un breve estratto di 10 minuti del suo docu-film “Il cibo dell’anima”: per ovvie ragioni di tempo, non è stato possibile proiettare le due ore e quaranta di pellicola, ma il pubblico ha in ogni caso reagito positivamente a questo antipasto consistente in un viaggio delle comunità religiose presenti in Italia e del loro rapporto con il cibo e l’alimentazione. Davanti alla telecamera sono comparse la comunità ebraica di Roma, la comunità islamica di Torino, i buddisti di Pomaia (Pisa), i sikh di Novellara (Reggio Emilia), i valdesi della Val Pellice (Torino) e le monache Benedettine di Clausura di Monte San Martino (Macerata). Bastano poche immagini per capire come Cannizzaro sia riuscito a raccontare il profondo legame culturale e simbolico che unisce il cibo e l’uomo. Lo stesso regista, poi, si è riallacciato a quanto enunciato da Gregory sull’intreccio fra popoli e culture alimentari differenti: «L’italianissimo piatto di pasta – ha evidenziato – è il risultato dell’unione fra la pasta secca mediorientale e il pomodoro americano: il cibo è quindi l’incontro che dà vita a qualcosa di nuovo che acquisisce un’identità inedita. Senza la curiosità, la differenza e questo incontro, non ci sarebbe stato un grande simbolo dell’identità italiana».

Il padre gesuita Jean Paul Hernandez, Cappellano dell’Università Roma I “La Sapienza”, ha dato vita probabilmente all’intervento più alto di tutta la manifestazione presentando il mangiare come un esercizio spirituale partendo dalle parole di Sant’Ignazio da Loyola: «Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e il gustare le cose interiormente». Partendo da questo assunto, Hernandez ha osservato come tale aforisma si possa applicare a tutti gli ambiti dell’umano e ha esaltato il “tempo di fare silenzio”, di di decantare e di permettere il “rivelarsi del gusto vero”. Secondo il sacerdote, «Mangiare è riconoscere la propria finitezza e che il vivere viene fuori da noi stessi». Che cosa è il mangiare con gusto? «È celebrare con gusto. Dimmi come mangi e ti dirò chi sei e come ti rapporti con la tua natura umana». Non solo: «Chi fa da mangiare, compite un atto d’amore». A sostegno di questa tesi, il padre gesuita ricorda l’impegno e la dedizione con cui le madri cucinano il pasto per il proprio marito o per la prole, pensando agli ingredienti, alla preparazione e ai gusti dei commensali.

Immagine di copertina: photo credit: Edsel L via photopin cc

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *