La carità si fa moda

Testo e foto di Isabella Colucci

Nel pieno centro di Modena, un negozio piccolissimo, 24 metri quadri che si aprono sulla popolare Via dei Servi, a due passi dal Mercato Albinelli. Discreto, passa inosservato al visitatore saltuario, ma con la particolarità di essere sempre affollato.

E’ l’Arca Charity Shop, il secondo punto vendita de “L’Arca”, il centro di raccolta e distribuzione di Porta Aperta.
Dopo l’esperienza del primo, sorto per autofinanziare il centro di accoglienza e situato in Strada Cimitero San Cataldo, Porta Aperta, l’associazione di volontariato della Caritas Diocesana Modenense, ha pensato di scommettere su qualcosa di nuovo e di ispirarsi alla moda dei charity shop inglesi puntando ad una clientela diversificata e posizionandosi per questo nel centro storico della città.

“Vestiti, scarpe, borse, arrivano all’Arca direttamente dalle donazioni della gente” spiega Chiara Messora che insieme ad altre volontarie si occupa della selezione “e normalmente vengono scelti per il punto vendita di Strada San Cataldo insieme all’oggettistica di ogni tipo e venduti a prezzi davvero simbolici. Ma quelli ben tenuti, puliti e senza difetti vengono destinati al negozio di Via dei Servi.”
Se il primo negozio attira maggiormente stranieri alla ricerca di vestiario a buon mercato o elettrodomestici da spedire per esempio in Africa e ambulanti a caccia di tesori, libri soprattutto, per i loro mercatini, quello di Via dei Servi vive della clientela tipica del centro storico. Un po’ di pubblicità iniziale e tanto passaparola hanno fatto di questo Charity Shop un negozietto sempre pieno di gente in cerca dell’occasione o del pezzo vintage a prezzi che si aggirano intorno ai 5 euro.

Eleonora
Eleonora

Ad Eleonora Pettinà piace lavorare al Charity Shop. Giovane, laureata, dipinge e realizza a mano gioielli, maschere e tante altre cose, a lei il lavoro di commessa part-time permette di avere tempo libero per dedicarsi alle sue passioni. “Mi piace il contatto con la gente” racconta “e qui si incontra una grande varietà di culture. Ci sono soprattutto le signore che vanno a fare la spesa al Mercato Albinelli, queste vengono anche tutti i giorni, spesso solo per chiacchierare un po’.” Sulle pareti campeggiano cartelli che spiegano di che negozio si tratta e che cosa avviene dei ricavi: “La gente sa da dove vengono i vestiti, molti chiedono informazioni e chiedono di portare qui la roba che vogliono donare.”

Tutto il materiale consegnato passa le due selezioni del magazzino prima, quella in negozio alla fine “Perché cerchiamo il più possibile di vendere cose senza difetti” continua a spiegare Eleonora.
Alle signore, clienti abituali, si aggiungono persone bisognose che trovano più comodo venire in centro e altro tipo di clientela, in particolare ragazze, che cercano il pezzo estroso. Non manca chi va a caccia dell’affare puntando ai capi firmati. “Cerchiamo di mettere i prezzi anche in base al valore della roba: pellicce e vestiti firmati non possono essere venduti a 5 euro, ma sicuramente ad un prezzo molto più basso dell’originale”. La merce per così dire nuova arriva ogni due giorni e spesso non si trova neanche il tempo di esporla che viene venduta.

Oggi con Eleonora c’è anche Daniela, una vita in Coop e ora, da pensionata, oltre a continuare a lavorare un po’, fa anche del volontariato: un giorno qui e un giorno nell’altro punto vendita. Solitamente aiuta Eleonora con la merce e le tante signore e in questa occasione le invoglia a rispondere alle mie domande.

Daniela
Daniela

Clelia ha 70, viene qui molto spesso anche se vive fuori dal centro, lo trova conveniente ma soprattutto considera importantissimo “il fine non a scopo di lucro” del negozio.
Franca invece ha 73 anni, abita qui vicino e ci viene sempre per trovare compagnia: “Anche senza comprare niente, un giro lo faccio, trovo da chiacchierare”. E’ stata per venticinque anni custode del Teatro Comunale di Modena, ora le piacerebbe fare del volontariato ma non sta bene e non ce la fa e anche suo marito è malato. Allora viene qui a far compere, le sembra così di fare anche una buona azione oltre che rispondere ad una sua esigenza di prezzi molto bassi. “Adesso, se ha finito con me, vado a chiedere a quella mia amica come sta suo marito, che non è stato tanto bene” mi sfugge Franca indicando una signora qualche metro più in là.

Franca
Franca

Non tutte mi vogliono dire il loro nome. Una di loro, molto elegante e ben truccata, dice che il suo nome è troppo particolare, la riconoscerebbero tutti e non vuole. A lei questo negozio piace per via dello “shopping vintage” oltre che per le sue finalità. “Ci divertiamo tanto” mi dice “ci confrontiamo sugli acquisti e si fa aggregazione. Ci ritroviamo tutte qui alla mattina prima di andare al mercato.”
“Io ho preso questa, mi piace” dice un’altra signora che vuol rimanere anonima mostrando una maglia bianca traforata e con i bottoni davanti. Poi mi confida di avere 60 anni e di essere un’esodata “in pieno”, perciò con poche possibilità di spendere. “Qui mancano solo i tavolini e le sedie per il caffé” ride “E si trova della bella roba. Ho preso anche una camicia per mio marito, firmata. Nuova! Ma non gliel’ho detto di averla presa qui se no non l’avrebbe voluta.” E fugge via anche lei.

E’ quasi ora di chiudere ma ancora qualcuno si affaccia dalla strada. E’ un’altra di quelle signore che vengono tutti i giorni: “C’è roba nuova per me?”

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