Vorremmo che fossero elezioni di svolta

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L’appello di C3dem, la rete “Costituzione, concilio, cittadinanza” alla quale aderisce il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari che ne è uno dei fondatori.

 

Vorremmo che fossero elezioni di svolta.

Non vorremmo registrare le prossime elezioni come un ulteriore episodio di distacco tra cittadini e istituzioni. Non un’ennesima occasione mancata per uno scatto di dignità e di originalità nell’affrontare la crisi. Continuiamo a sperare che con questa vicenda elettorale l’Italia possa chiudere la brutta pagina del «berlusconismo» e a lavorare perché ciò accada. Crediamo si possano mettere le premesse di una dialettica politica più virtuosa e di una stagione di ricostruzione, completando finalmente la transizione verso una vera democrazia dell’alternanza.

C’è infatti bisogno di discontinuità fortissime. La situazione è drammatica: avviato un primo risanamento della finanza pubblica e ritrovato un minimo di credibilità internazionale, siamo di fronte a una economia stagnante, a una società invecchiata e statica, a tassi insostenibili di disoccupazione soprattutto giovanile, a una diseguaglianza crescente con un dramma sociale per i più deboli intrecciato all’impoverimento e alla frustrazione di molta parte del ceto medio, a una cultura senza risorse, a una burocrazia lenta e autocentrata, a un’economia sommersa di dimensioni inaccettabili, a una diffusa versione italiana delle malefatte di una finanza fuori controllo. E infine, soprattutto, a un enorme problema di legittimazione ed efficacia della classe politica.

Per uscire da queste condizioni difficili tutti devono fare la loro parte, ma certamente ci sono alcune condizioni che si dovrebbero realizzare: che si sconfigga l’astensionismo, con il coinvolgimento massimo possibile delle persone, soprattutto i giovani, su una ipotesi di democrazia partecipativa non limitata all’appello elettorale; che si affermi una politica sobria, personalmente inattaccabile, senza mirabolanti promesse, ma con alcune idee chiare sulle priorità da affrontare; che si stabilisca l’intesa su una legislatura costituente, che affronti finalmente con ampie maggioranze alcuni problemi di fondo delle istituzioni (legge elettorale, legge anticorruzione, riforma bicameralismo, conflitto di interesse, regolazione del mercato); che si realizzi una maggioranza stabile, coerente con i programmi dichiarati prima del voto e con i risultati elettorali, che sia in grado di entrare in funzione rapidamente e proponga un programma di governo credibile, realistico e incisivo sulle questioni più urgenti; che vinca un progetto di legame virtuoso con l’Europa, attraverso un discorso pacato sulla coesione tra i diversi interessi nazionali e un progetto di incisiva sovranità monetaria e di politica economica europea che sostenga lo sviluppo, accanto alla riforma democratica delle istituzioni; che si affermi un progetto ispirato al rispetto dei principi su cui si fonda la nostra Carta Costituzionale riguardo, soprattutto, al lavoro, al valore sociale dell’impresa, al welfare, senza cedimenti a interessi personali, locali e di singole parti del territorio, ponendosi l’obiettivo del bene comune di tutto il Paese, dal nord al sud, nella sua interezza.

Se questo scenario si realizzasse con il voto, potremmo affrontare le questioni che come cattolici democratici ci stanno a cuore: la tutela della dignità e del diritto costituzionale del lavoro, sviluppando un’iniziativa pubblica per l’occupazione e combattendo con una nuova legislazione la dilagante precarietà e gli abusi ricorrenti in tema di flessibilità; la ricostruzione di una rete di sostegno per l’esclusione e la marginalità, che stabilisca dei livelli minimi nei servizi di prevenzione sociale, di promozione e di assistenza; il rilancio e il rinnovamento dell’impegno pubblico per scuola e sanità; la tutela della legalità come difesa dei deboli; l’integrazione civile dei nuovi cittadini di origine straniera; la soluzione con equilibrate mediazioni tra diritti e doveri della questione delle convivenze di coppia diverse da quelle matrimoniali; la valorizzazione della cultura materiale, nella tutela partecipata del territorio, del paesaggio, dei beni culturali, della tradizione agricola e alimentare di qualità; l’investimento sulla formazione, anche professionale, e sulla ricerca; una crescita economica sostenibile ed equa in termini sociali e ambientali, sperimentando anche economie alternative e rifiutando di confidare esclusivamente nelle liberalizzazioni; il controllo dello strapotere della finanza. Sono i perni su cui impostare un progetto di governo che ambisca ad uscire in modo strutturale dalla crisi.

L’offerta politica può piacere o meno, ma è piuttosto chiara e differenziata. Per il rinnovamento dei Paese noi cattolici democratici ci auguriamo che ogni forza politica dia il meglio di sé, ma non tutte sono eguali.

La coalizione di destra forza-leghista ci sembra rappresentare l’esperienza negativa di un passato da cui è indispensabile liberarsi, ed è incredibile che oggi possa presentarsi quasi come fosse irresponsabile dei mali del paese; la coalizione di centro – pretendendo, ci sembra illusoriamente, di porsi al di sopra della dialettica europea tra destra e sinistra – riflette la serietà mostrata nell’esperienza di governo dei tecnici, ma fatica ad esprimere un’affidabile linea politica sul piano dell’innovazione richiesta per gestire con equità la crisi sociale; il movimento «cinque stelle» radicalizza una critica alla politica imperniata su molta buona volontà di singoli ma senza una linea di governo misurata sui problemi reali e con strutturali cedimenti a una polemica rozza e inaccettabile; le liste «arancioni» esprimono volontà di legalità e giustizia, ma coprono, talora, spezzoni di classe politica piuttosto consunta, oltre a dividere un orizzonte politico che dovrebbe invece trovare dialettiche positive; la coalizione di centro-sinistra, che magari vorremmo più incisiva e propositiva nella indicazione di politiche nuove e maggiormente persuasa di poter riuscire a garantire una governabilità al paese, sembra offrire comunque i presupposti per poter sviluppare una politica consona alla sensibilità dei cattolici democratici.

Ci sono molte donne e uomini ispirati dal cattolicesimo democratico candidati al parlamento e ai consigli regionali: alcune e alcuni fanno anche riferimento alle nostre associazioni. La rete «C3dem» esprime un apprezzamento per le loro disponibilità e una vicinanza alle loro battaglie, senza identificarsi con le libere e personali scelte di ciascuno.
1167300501188E auspica che la campagna elettorale sia occasione per la Chiesa e per i credenti di un percorso di maturo e libero confronto sul modo di avvicinarsi con proposte credibili, su cui costruire consenso, all’appello assoluto dei valori che stanno al centro della vita di chi crede. La forte riflessione del card. Bagnasco al consiglio permanente della Cei contro i pericoli antropologici dell’individualismo non deve essere usata per giustificare strumentali adesioni a una ristretta serie di punti programmatici, ma presa a paragone di un profondo ripensamento della progettualità politica su tutti i fronti.

Ricordando il centenario della nascita di Giuseppe Dossetti, vogliamo investire fino in fondo la sensibilità dei cattolici democratici nella ricerca delle strade di una democrazia matura. Faremmo nostre le sue parole: «Ho cercato la via di una democrazia reale, sostanziale, non nominalistica: che voleva innanzi tutto cercare di mobilitare le energie profonde del nostro popolo, e cercare di indirizzarle in modo consapevole verso uno sviluppo democratico sostanziale, cioè in larga misura favorente non solo una certa eguaglianza, una certa solidarietà, ma soprattutto il popolo: non nel senso di oggetto dell’opera politica ma soggetto consapevole dell’azione politica» (1995).

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