Vivere sospesi nella società

Hanno fra i 35 e i 55 anni, quindi in piena età lavorativa; sono per la maggior parte stranieri (72,3%) anche se la quota degli italiani non è per niente trascurabile; le più “fragili” e bisognose d’aiuto sono le ragazze madri e le badanti che a causa della morte dell’anziano che accudivano sono rimaste senza lavoro. I poveri in Emilia-Romagna sono una schiera di circa 20mila persone: qualcuno di loro è rimasto senza lavoro con lo scoppio della crisi e non l’ha più ritrovato, altri sono precari da una vita e altri ancora dopo i danni del terremoto del maggio 2012 hanno dovuto sopportare anche la mobilità o la cassintegrazione. Tutti hanno un comune denominatore: vivono “sospesi” nella società e, superando la vergogna, si rivolgono ai centri d’ascolto delle Caritas diocesane.cittadinanza fascia età

Secondo la delegazione regionale della Caritas, che ha realizzato – con la collaborazione del Centro culturale F.L. Ferrari il Dossier povertà regionale 2013, sono state 19.921 le persone che hanno varcato la soglia di un centro d’ascolto (erano 17.209 nel 2009). «La crisi economica colpisce maggiormente i giovani, coloro che ancora non sono pervenuti ad una condizione stabile di vita» spiegano dalla Caritas. Probabilmente si sono rivolti agli operatori proprio «per essere aiutati a mettere le basi per il proprio futuro». Ma «gli effetti della fuoriuscita dal mercato del lavoro pare si siano manifestati anche nella fascia di età più elevata».
Sette persone su dieci di coloro che si rivolgono ai centri d’ascolto delle Caritas emiliano-romagnolo convivono con altri, la maggior parte familiari, ma anche conoscenti con cui dividere l’alloggio. Da una osservazione qualitativa della situazione delle famiglie emerge un quadro caratterizzato da fragilità economica cui spesso si accompagnano problematiche legate all’instabilità dei rapporti coniugali, alla difficoltà ad interpretare il ruolo genitoriale, alla forte rarefazione della rete di relazioni. Per i nuclei familiari stranieri la presenza di molti figli nel nucleo accompagnata con molta frequenza ad un solo reddito porta ad una situazione di forte dipendenza dal sistema dei servizi.

Per accompagnare una famiglia fuori dalla trappola della povertà occorre, secondo Caritas, “prenderla per mano”. «Solamente dentro un rapporto personale di fiducia, stabile e profondo – hanno spiegato nel Dossier – è possibile immaginare, con quella fantasia della carità di cui parlava Papa Giovanni Paolo II, delle modalità per le quali chi è povero riacquisti fiducia nelle proprie potenzialità e desiderio di rendersi autonomo».

Per questa domenica vi proponiamo tre video.

Il primo riguarda il lavoro della Caritas portato avanti in particolare nella provincia di Modena a seguito del sisma.

A seguito della raccolta in tutte le parrocchie del 10 giugno 2012, le offerte pervenute a Caritas Italiana per le attività di ricostruzione e di sostegno alle popolazioni colpite sono state di 10,7 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i 3 milioni di euro subito stanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana in fase di emergenza. È stata inoltre avviata la realizzazione, in alcuni dei comuni maggiormente colpiti, di 17 Centri di Comunità, (strutture polifunzionali per attività, liturgiche, sociali e ricreative).

 

Il secondo video racconta di chi (operatori e volontari) in tempo di crisi economica è andato al di là della distribuzione di pacchi di alimenti, del pagamento di una bolletta o di un pasto alla mensa. Ecco la testimonianza chi è riuscito a “testimoniare compagnia”.

 

Il terzo video deve essere visto e rivisto, centinaia di volte, da chi crede che l’immigrazione sia un reato e sinonimo di insicurezza, da chi è convinto che lo straniero (magari rifugiato, magari disperato) non potrà mai riscattarsi e sperare in un futuro (lavorativo) migliore.

(photo credit: B Tal via photopin cc)

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