Vivere da saggi la città

Per la festa di San Geminiano, tutta Modena ha abbracciato il suo centro, il suo duomo, la sua piazza. Non è una novità: ogni anno (tempo permettendo) la via Emilia, invasa dalle bancarelle, si trasforma in “un carnevale di Venezia”. Ma a otto mesi dal terremoto, questo abbraccio è più caloroso che mai.

I modenesi non sono mai scappati, neanche dopo le ripetute scosse e i continui crolli. Hanno dimostrato coraggio e voglia di continuare. Ora vanno aggiunti nuovi requisiti per la ricostruzione: la saggezza è uno di questi.

«C’è una casa da ricostruire, che è sì la propria casa, la propria vita, ma anche una “casa comune”, abitata da tutti, che pure va ricostruita e che richiede il coinvolgimento di tutti». Lo ha ricordato nel suo messaggio alla città il vescovo di Modena, Antonio Lanfranchi.

La vita del patrono di Modena, ricordata nella lettera del vescovo, offre alcune indicazioni per continuare il lavoro mai interrotto dallo scorso maggio.

Statuta Civitas Mutine (1327) Particolare San Geminiano
Statuta Civitas Mutine (1327) Particolare San Geminiano

«Quali furono – si chiede mons. Lanfranchi – gli argomenti che convinsero il fuggiasco Geminiano a ritornare sui suoi passi e ad accettare il gravoso ministero episcopale? L’agiografo annota che “L’umiltà del Santo fu vinta, più che dalla insistenza dei concittadini, dalla considerazione ch’essi gli facevano presente, quando gli gridavano che lo avrebbero ritenuto responsabile di tutti i mali, se avesse permesso, mentre era vivo, che si introducesse nel governo religioso di Modena un mercenario”. Siamo tutti chiamati a onorare la nostra appartenenza alla “città” con una partecipazione attiva e responsabile». Al di là delle deleghe, delle elezioni, dei candidati, degli incarichi ufficiali: ognuno, nella propria vita, nella propria giornata, ha un impegno verso la provincia-comunità.

Nella sua lettera, il vescovo indica tre modalità per esprimere la propria appartenenza alla città: coltivare la dimensione religiosa e trascendente, ridare valore ai “fondamentali” della vita, edificare il bene comune. «I “fondamentali” della vita – ha scritto mons. Lanfranchi – sono racchiusi in alcune virtù che richiamiamo: la sobrietà o temperanza, per ricuperare l’essenzialità nello stile di vita; la giustizia, per rispettare i diritti del prossimo e dargli quanto gli è dovuto; la solidarietà, per essere davvero attenti ai bisogni di tutti e vivere con ferma determinazione il proprio impegno per il bene comune, il senso di umanità, così da vedere sempre in ciascuno l’ordine da rispettare, la prudenza, per individuare il meglio che può essere fatto qui e ora».

2 risposte a “Vivere da saggi la città”

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