Visibile/invisibile

Case-a-Murnau-Paesaggio-estivo-1909-Vasily-Kandinsky-olio-su-cartone-San-Pietroburgo-Museo-di-Stato-Russo In un bel libro di Massimo Recalcati, dedicato allo psicanalista Jacques Lacan (Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione, Raffaello Cortina Editore, 2012), viene ricordato che Freud indicava il desiderio con il termine tedesco Wunsch che significa “voto”, “vocazione”, ma anche “augurio”. Il desiderio, ciò che muove ognuno di noi verso Altro, è generato da una assenza, da una mancanza, da un “buco” nella nostra esistenza dovuto proprio alla presenza dellʼAltro, di qualcosa che “aprendoci” non ci permette di chiuderci nella autoreferenza narcisistica e totalizzante. QuestʼAltro, però, non deve dettarci Legge, non deve “riempirci”, ma appunto lasciarci uno spazio di libertà che solo noi possiamo abitare. Secondo Lacan il processo di soggettivazione – della ricerca di quel “Nome proprio” che caratterizza ognuno, del peculiare ubi consistam che ci permette di lanciarci nella vita – accade solo laddove non tradiamo questo desiderio più intimo, la nostra vocazione più profonda, la Legge singolare del proprio desiderio, la propria Legge individuale.

In certi momenti, nei momenti della verità, una “parola” può risuonare nel chiasso del sistema della comunicazione: se lo fa diventa un evento generatore di verità. Così mi è sembrata la Parola del Papa quando, in un incontro pubblico della Chiesa, un Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, ha comunicato «una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. «Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio…» e poi lʼannuncio che tutti conosciamo.

Quello che mi interessa davvero, è il luogo sorgivo di questa decisione. Precisamente quellʼinvisibile della coscienza davanti a un Dio a sua volta invisibile, quel luogo al riparo dal chiasso, dalla chiacchiera, dalla distrazione, anche del Concistoro, che nessun potere può carpire. Lʼinvisibile sta tornando ad essere una categoria “estetica”, più precisamente un categoria della theía aisthesis, il divino percepire-essere colpiti. Non solo il Papa decide nella solitudine della sua coscienza davanti a Dio, ma lì vuole tornare – come ha specificato salutando i preti della diocesi di Roma: «Anche se mi ritiro adesso sono sempre vicino in preghiera a tutti voi e voi sarete vicini a me anche se rimango nascosto per il mondo». Questa invisibilità che è origine e destino, è il luogo nascosto del desiderio del Papa, un desiderio di comunione e di servizio alla Chiesa, non un desiderio di solitudine e di silenzio fini a se stessi. Non vi è alcuna ricerca di isolamento nella decisione del Papa e neppure di critica stizzita alla Chiesa, bensì la volontà di servire il Dio-con-noi al riparo delle forze che vengono a mancare e che nel “pubblico” lo renderebbero non più atto alla funzione. Nel silenzio e nellʼinvisibilità, le condizioni trasparenti che rendono possibile ogni parola e visibilità, il Papa si rimette in ascolto del suo desiderio più profondo. Che poi questa scelta voglia comunicare anche alla Chiesa un modo di essere, è evidente.

Questa ricerca di nuovi legami pieni di significato, è ben colta da Vincenzo Trione che, nelle pagine de La Lettura sul Corriere, descrive la decisione della Santa Sede di organizzare, dopo parecchi anni di assenza, un Padiglione dʼarte alla Biennale 2013 di Venezia. Scrive Trione che esiste un movimento di artisti come Stella, Kounellis, Kapoor, Paladino, Kiefer, Parmiggiani, Turrel, Eliasson, Laib, Spalletti e Sugimoto, accomunati dal bisogno di interrogarsi sul volto dell’invisibile, riprendendo la lezione di Kandinskij, che, nel 1912, aveva osservato: «La letteratura, la musica e l’arte sono i campi più sensibili (…) che riflettono subito il fosco quadro del presente e intuiscono la presenza di qualcosa di grande, anche se a tutta prima è visibile, come un puntino, solo a pochi». Parole che potrebbero essere accostate a quel che ha detto recentemente Bill Viola: «Nel corso della storia, la maggior parte delle creazioni dell’umanità (…) è stata fatta per motivi intangibili o spirituali, è un dialogo con forze ineffabili. (…) Tutta l’arte rappresenta delle cose invisibili». Lo aveva ricordato Giovanni Paolo II nella Lettera agli artisti del 1999: «L’arte anche al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, quando è autentica, ha una profonda affinità col mondo della fede; sicché, persino nelle condizioni di maggior distacco dalla Chiesa, proprio l’arte continua a costituire una sorta d’appello al Mistero».


KandinskyLʼinvisibile, lʼassente, rende possibile il visibile e la presenza, ma per così dire le spoglia dallʼinterno
di qualsiasi velleità di totalizzazione e di completa rappresentazione. La grande arte sempre “ri-vela” e mai “dis-vela” definitivamente. Questo gioco, questo “andirivieni” tra presenza e assenza, torna ad essere fondamentale per le nostre vite. Uno dei mali più gravi del nostro tempo è la troppa presenza, lʼinvasività della Cosa, la mancanza di spazio e di silenzio che lo nostre vite quotidiane subiscono. Siamo letteralmente incitati in ogni momento a rispondere a qualcuno o a consumare qualcosa; siamo invasi e sommersi dalla Presenza e, certe volte, essa diventa una figura maligna dellʼAltro che ci possiede, ci abita e così ci spoglia del nostro desiderio, non lasciandoci lo spazio e il tempo per ricercare il nostro “voto“. Se guardate alle “vite degli altri“ lo vedrete bene: se guardate alla vostra troverete troppo “Io“. La crescente infelicità che deprime e affatica è dovuta alla mancanza di spazi-tempi vuoti, dellʼattesa, del riposo, del silenzio, della pausa, del rifiuto di essere in connessione. Da qui un nuovo paradosso: il legame, la connessione carica di senso sono solo possibili sulla base di una assenza-di-legame e di una-mancanza-di-connessione. Potremmo fare una intera fenomenologia di quel invisibile e di quel mancante che, intrecciandosi con il visibile e il presente, rendono possibile una vita, a partire dalle categorie della Madre del Padre e dellʼAmore.

LʼAugurio è che ognuno torni ad avere il coraggio di rimettersi in ascolto del proprio silenzio e di riannodare le fila con la propria assenza: non cedete mai al vostro desiderio! Non credete mai di essere troppo voi stessi!

 

Una risposta a “Visibile/invisibile”

  1. Sono qui con la bocca aperta. Se fossi un cardinale, fra qualche giorno nella cappella sistina sulla scheda ci scriverei MASSIMO RECALCATI……

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