Vincere l’ozio e la solitudine

IMG_8031«Ci vogliono proposte capaci di vincere l’ozio e spezzare la solitudine in cui spesso i detenuti restano confinati». Ecco lo stralcio delle riflessioni di un detenuto della Casa circondariale di Modena consegnate a mano alla Garante delle persone private della libertà per la Regione Emilia-Romagna. 

Le carceri italiane «traboccano dei detenuti che vivono in condizioni inaccettabili. È una situazione indecorosa che continua a costarci da decenni le condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo». A ribadirlo è stato il presidente della corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, in un passaggio della sua relazione all’apertura dell’anno giudiziario. Negli istituti penitenziari si trovano ristretti 7.171 detenuti rispetto a una copertura regolamentare di 4.834 posti, di cui 3.325 imputati, 3.289 condannati e 2 internati. L’Emilia-Romagna (una delle regioni che conta il numero più alto di carceri) è in linea con il trend (negativo) descritto dal presidente della corte.

I detenuti presenti nelle carceri locali – come è emerso ieri durante un convegno su amnistia e indulto promosso in Regione dal Garante delle persone private della libertà – sono 3.489 (di cui 136 donne, 1.776 stranieri), circa mille in più rispetto la capienza regolamentare. Di questi: 628 sono in attesa di giudizio, 429 appellanti, 267 ricorrenti; 1.873 sono condannati definitivi; 205 internati. Quelli usciti dal carcere per effetto della Legge 199/2010 (i domiciliari) sono 272. 

«Ci vogliono proposte capaci di vincere l’ozio e spezzare la solitudine in cui spesso i detenuti restano confinati. Il compito di tutti gli operatori penitenziari – scrive un detenuto di Modena – non è certo semplice, ma la rieducazione del detenuto non deve diventare un aspetto secondario rispetto alla condanna. Non è sufficiente solo la punizione, ma occorre si faccia tutto ciò che è possibile per correggere e migliorare. Altrimenti, invece di contrastare, si accentua l’inclinazione a delinquere. In questi ambienti si possono più facilmente smarrire il senso della vita e il valore della dignità personale, cedendo alla sfiducia e alla disperazione». 

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