Un’economia misteriosa sorregge il paese

C’è un verso del Qohèlet che dice: “Manda il tuo pane sopra i volti delle acque perché dopo molti giorni lo ritroverai”. Questa azione sembra avere un effetto di spreco, perché impone di donare il pane, il sostentamento della vita, alla corrente, senza sapere dove andrà a finire… Non bisogna però fermarsi all’apparenza ma donare lo stesso il proprio pane, perché così facendo la corrente ci ricambierà di una grazia di ritorno senza eguali: questa è la formula dell’economia del dono.

erri2Con queste parole di Erri De Luca, ospite per la presentazione del cortometraggio Il turno di notte lo fanno le stelle (regia di Edoardo Ponti, sceneggiatura di Erri De Luca), si è conclusa la settima edizione del Nonantola Film Festival, che fino a domenica 12 maggio prosegue col Dopo Festival presso il cinema Arcadia di Ravarino.

Girato nel giugno 2012 sul Pordoi Il turno di notte lo fanno le stelle, condensato di espressività poetica e narrativa all’aria aperta delle montagne in cui la scrittura di De Luca si fa immagine, ha vinto il premio per il miglior cortometraggio del TriBeCa 2013. Nel cortometraggio De Luca riflette sul “dono delle vita attraverso la vita” raccontando la storia di Sonia e Matteo, che dopo un trapianto di cuore tornano a scalare l’amata montagna, per ritrovare, sfidandola, ciò che credevano di aver perduto per sempre, inaugurando sulla parete rocciosa il tempo della vita salvata.
«La parola “ambiente” viene dal latino ambiens, che significa ciò che ci circonda, mentre oggi usiamo questa parola per definire ciò che è circondato da noi – ha spiegato De Luca –. In montagna l’ambiente è ancora quello che ci circonda e lì la guarigione funziona meglio, perché credo che nella convalescenza la cosa migliore, oltre ad affidarsi ad una volontà di rivalsa sulla malattia, sia quella di circondarsi di bellezza, dove per bellezza intendo il recarsi in un posto bello che è tale se la presenza umana è scarsa, come sulla cima delle montagne».

Matteo è un signore di mezza età a cui hanno trapiantato il cuore di una giovane donna morta in un incidente stradale, a cui spesso si rivolge dichiarandole il suo amore, dicendo “ti amo” alla sua seconda vita, nella cui bellezza ha ritrovato la pienezza della propria esistenza. «Quello da vita a vita è il più potente dei doni, prodotto misterioso estraneo a qualsiasi contabilità. Ma ci sono anche il dono del tempo, dell’energia, del sangue, delle conversazioni all’aria aperta che insieme fanno l’economia misteriosa del dono, sostegno a tutta l’economia contabile, continuamente in stato di allarme. Credo che ancora nessuno sia consapevole del fatto che al di sotto di essa esiste una fiorentissima economia del dono che sorregge materialmente questo Paese, che non è un’economia sommersa ma incensibile».
In conclusione, una riflessione è stata fatta anche sui temi dell’eguaglianza e della fratellanza, particolarmente affini al tema del dono: «la fraternità, come l’eguaglianza, è un’antica tecnica umana per resistere meglio alle avversità. Entrambe sono cose pratiche della via umana, inventate per cavarsela meglio. Quando viviamo fra le comodità diventano meno importanti ma sono sempre alla portata di mano e perché siano davvero efficaci, l’allenamento alla fraternità deve essere quotidiano: solo così, all’occorrenza, il miglioramento della vita comune potrà essere possibile».

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *