Umanesimo (politico) europeo

Brevi considerazioni su politica e amicizia

Raccolgo la sollecitazione a scrivere sul rapporto tra politica e amicizia, proseguendo quel filo immaginario iniziato da tempo al Centro Ferrari, così ricco di sollecitazioni.

Il mio più illustre concittadino, Pico della Mirandola, mi viene in soccorso.
Tra Trecento e Seicento, in particolare nella corte di Cosimo e di Lorenzo de’ Medici, c’era la politica. E poi c’erano anche i tecnici: i vari Brunelleschi, Alberti, Michelangelo, gli architetti, i banchieri e gli amministratori. Nella repubblica platonica non c’era soltanto il filosofo-re, ma anche le tecniche fondamentali per fare la città. Perché vi fosse davvero governo della città ci voleva un progetto, grandi idee culturali e, allora, uomini per realizzarla. Nasceva da qui un’élite politica in grado di comprendere che una città non è fatta soltanto dalla sua ricchezza, né della luce che emana il suo filosofo-re, ma dai Ficino, Pico, Michelangelo, Alberti. Dalle persone e dalle loro abilità, messe a disposizione per un progetto complessivo di respiro lungo.

Sintetizzando in modo grossolano, ciò che dal Seicento ad oggi si è andato perdendo è lo sguardo d’insieme, la cura per l’educazione, la paideia. Si è sostituita con il culto del filosofo-re. Si è confuso il progetto con l’autore; la sua fortuna ne determina la realizzazione. Così le città sono divenute scomposte, senza un apparente senso d’insieme, nel nome di un culto del leaderismo fine a se stesso.
Non c’è più innamoramento della città, ma della sua corte. L’amicizia politica è legata a doppio filo con la figura del potente. Chi si sente filosofo-re, o più modestamente cortigiano. In ogni caso, attore su un palcoscenico troppo piccolo.

Se oggi c’è un’uscita da questa logica personalistica è quella di dare volto e voce a quei giovani, donne e uomini plurispecializzati, laureati, ricchi di competenze apprese all’estero, che vivono del cono d’ombra della corte: i Brunelleschi, gli Alberti e i Michelangelo del terzo millennio. E rifondare un tessuto di relazioni virtuose con loro, mettendo a frutto le loro competenze, specie se apprese altrove.
Il giovanissimo Pico apprezzato oltralpe, ha tutte le carte per essere, nel 2013, il paradigma del riscatto di una generazione che lotta contro la logica provinciale dell’uomo solo al potere, in nome di nuovo umanesimo europeo.

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