Terzo a chi?

Il Forum Terzo Settore di Modena si riunisce in assemblea per fare il punto su una realtà in crescita, nonostante la crisi

Numeri in controtendenza, nei tempi in cui ci si è abituati a cifre con il meno davanti o vicine allo zero, quelli relativi al Terzo Settore in Italia. Un’indagine Istat, pubblicata nei mesi scorsi, rivela come il numero delle organizzazioni no profit attive in Italia, negli ultimi dieci anni (2001-2011) sia aumentato del 28% arrivando a toccare quota 301.191. Con 4 milioni e 758mila volontari e 680mila dipendenti il no profit costituisce la principale realtà produttiva del Paese nei settori dell’assistenza sociale e delle attività culturali, sportive, di intrattenimento e divertimento. Un terzo settore, quindi, che si fa propulsore del welfare e che incrementa il capitale sociale, civile ma anche quello economico del territorio.
E’ proprio questo il tema al centro dell’incontro in programma per sabato 12 ottobre dalle 9 (sede Avis, via Borri 40 a Modena), in occasione dell’assemblea annuale del Forum Terzo Settore Modena, che raggruppa 110 organizzazioni del territorio modenese, dalle più piccole a quelle più articolate.

Foto Sudioieffe.it Modena
Foto Sudioieffe.it Modena

«Le organizzazioni entrate a far parte del nostro Forum – commenta Albano Dugoni, portavoce del Forum del Terzo Settore di Modena – sono aumentate e sono passate dalle 70 di tre anni fa alle 110 di oggi. La crescita delle organizzazioni non riguarda solo attività di cura legate al welfare nei servizi alla persona e alla organizzazione e pratica del tempo libero ma anche quelle di salvaguardia e tutela dei territori, dei diritti, della cultura e della legalità. Oggi, al pari  dello Stato e del Mercato, il Terzo Settore è in grado di dare un contributo autonomo a nuovi percorsi e processi di sviluppo». E i percorsi, come indica lo stesso Dugoni, vanno nella direzione di un ripensamento dell’idea di welfare tradizionale, avvicinandosi a quanto teorizzato dall’economista Zamagni con il concetto di “sussidiarietà circolare”: una nuova sinergia tra enti pubblici, imprese e società civile organizzata, un patto triplice per garantire il benessere dei cittadini.

«Se proviamo  a prendere, ad esempio, due grandi temi su cui l’opinione pubblica è molto sensibile, come l’immigrazione e l’invecchiamento della popolazione – prosegue Dugoni -, è del tutto evidente che non troveremo mai le risorse pubbliche per farvi fronte. E’ quindi necessario un sistema integrato nel quale Stato, Mercato e Terzo Settore trovino sinergie per progetti di innovazione sociale, contrastando le attuali  derive del mero abbattimento dei costi delle prestazioni e di un welfare residuale. Il fallimento del modello neoliberista è il naturale riconoscimento per chi, come noi, da tempo sostiene che Prodotto e Benessere Interno Lordo debbano essere le due facce della stessa moneta».

Nel corso dell’assemblea, che vedrà tra le altre cose la presentazione del bilancio di mandato 2010-1013, l’esame e l’approvazione del consuntivo 2012 e il rinnovo delle cariche sociali, si farà anche il punto su un percorso intrapreso dal Forum modenese per la creazione di Forum Terzo Settore di carattere distrettuale. Il primo Forum distrettuale ha già visto la luce lo scorso maggio nel Frignano mentre sono in corso incontri e percorsi formativi, col supporto del Centro Servizi per il Volontariato di Modena, per la realizzazione del Forum Unione Terre d’Argine.
«E’ un percorso che ha le sue difficoltà – conclude Dugoni -. Si va in un territorio in cui le organizzazioni sono abituate a lavorare autonomamente e si propone un terzo soggetto di cui l’associazione si deve fidare, a cui deve dare la responsabilità di sedere al tavolo col comune capo distretto per discutere di politiche comuni. Sono deleghe forti quelle che le associazioni ci danno. Il Terzo Settore siede già ai tavoli di contrattazione a livello nazionale, regionale e provinciale. Ora occorre sia così anche a livello distrettuale, facendo fronte in questo modo al processo di riorganizzazione degli enti locali che vede le province perdere progressivamente importanza a favore di altre realtà, come, per l’appunto, i distretti».

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