Terremoto e tsunami in Giappone: 2 anni dopo

nn20130311a2a-870x489La settimana scorsa, in un bar gestito da italo-giapponesi di Tokyo, ho trovato tra i volantini un invito a partecipare a una raccolta di fondi per l’Emilia colpita dal terremoto. Di fronte alla mia richiesta di spiegazioni, il titolare mi ha raccontato di come siano stati toccati dal dramma emiliano e di come avessero subito organizzato diverse iniziative per raccogliere fondi. Mi ha fatto mille domande per capire come stiamo, quale sia lo stato della ricostruzione, quanti danni ci siano davvero stati.
Invece, le mie domande sul terremoto e sul conseguente tsunami del marzo 2011 non hanno avuto molte risposte. In questi pochi mesi mi è sembrato di capire che l’argomento sia ancora troppo delicato per parlarne.
Una ragazza giapponese abituata alla schiettezza occidentale, mi ha spiegato che non si aspettavano un terremoto in quell’area del Giappone; da lì i conseguenti errori nella gestione dell’emergenza. Si aspettano invece un terremoto che venga da sotto il monte Fuji, hanno addirittura già fatto una previsione dei morti.
Nei giorni scorsi a Tokyo e nelle tre prefetture principalmente colpite dal sisma, è stato celebrato il secondo anniversario della catastrofe. Massima copertura dei media, che hanno insistito sulle cifre (19.000 tra morti e scomparsi), sul livello attuale delle radiazioni, sulle testimonianze struggenti di chi ha perso tutto.
In pochi hanno invece parlato della manifestazione di domenica contro il nucleare: un piccolo gesto di rottura per i giapponesi, così abituati a sopportare. Un forte segnale per la Tepco, che a due anni dal sisma ha ancora bisogno delle camionette della polizia di fronte alla sua sede di Tokyo, per proteggersi dalla rabbia della gente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *