Tagli ai Comuni: a rischio la coesione sociale

schena2Con la crisi tutti hanno imparato a “tagliare”. E i Comuni? Intervista al sindaco di Soliera Giuseppe Schena: “Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde: dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia”.

Sindaco, la crisi continua a mordere, le famiglie stringono sempre più la cinghia e le risorse dei Comuni si assottigliano di anno in anno. Su cosa e come è stata tagliata la spesa pubblica a Soliera?
Abbiamo dovuto tagliare le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, del verde e degli edifici pubblici. Questo, che comprende anche l’arredo urbano e la viabilità, è il settore sicuramente più esposto. Il taglio è stato del 50% della spesa dal 2011 al 2012 e del 16% dal 2012 al 2013, e solo perché quest’anno eravamo già all’osso. Solo per fare un esempio, dovremmo riqualificare e rendere più efficiente l’illuminazione, ma non lo faremo perché non ci sono soldi.

Quindi salteranno anche gli interventi sull’edilizia scolastica?
A quello ci ha pensato il terremoto. Avevamo programmato un piano di interventi centellinando le risorse, ma ora il problema della riqualificazione delle scuole non ce l’abbiamo più.

E sul fronte del personale?
Il problema è il blocco del turn-over: dal 2011 al 2013 abbiamo avuto 6 unità in meno su di un personale direttamente attribuito all’ente che ammonta ad un totale di 50 persone. Si tratta del 10% in meno in soli due anni.

Con minori risorse economiche e umane come si garantiscono i servizi?
Essendo uno dei Comuni del cratere del sisma di maggio 2012, per fortuna abbiamo potuto usufruire di un’applicazione molto ridotta della spending-review e così sul fronte dei servizi riusciamo ad assorbire i minori trasferimenti. Ma una mano viene anche dall’Unione dei Comuni di cui facciamo parte e che ci consente di ammortizzare le minori entrate, gestendo in comune servizi scolastici, educativi, socio-assistenziali e la polizia locale. Abbiamo comunque ridotto gli appalti di servizio, non per un calo degli stanziamenti, ma perché sono aumentati i costi e le spese del personale.

Come è stata concertata e discussa in città questa cura dimagrante per le casse pubbliche?
Praticamente in nessun modo. La concertazione c’è quando ci sono margini e tempi. Al 31 maggio abbiamo approvato un bilancio da 12 milioni di euro che avevo già speso e impegnato per il 70%. In queste condizioni la partecipazione è ridotta moltissimo perché le scelte sono obbligate. E questa mortificazione della partecipazione è un altro danno collaterale dell’incertezza del quadro nazionale su punti come l’Imu e la Tares. Di fatto ci obbligano a chiudere bilanci virtuali.

Quanto ancora si potrà andare avanti a tagliare?
Dal prossimo anno non potremo più cavarcela riducendo la manutenzione del verde. Se si avanti così, dovremo agire sulla carne viva, ridurre i servizi per gli anziani, gli adolescenti, l’infanzia. I nostri conti sono perfettamente in ordine sul piano formale e sostanziale, ma il nostro obiettivo non è questo, è soddisfare i bisogni delle persone.

Quindi si rischia un peggioramento della situazione?
Quello che è a rischio è la coesione sociale, l’aumento dei conflitti sociali.

Cosa si dovrebbe fare quindi per garantire conti in ordine senza smantellare la coesione sociale?
Bisogna considerare che i Comuni pesano per l’8% sul budget dello Stato, le Province valgono il 2% e le Regioni il 25%. C’è invece un altro 50% di spesa pubblica dell’apparato, dei ministeri, delle agenzie periferiche che io chiamo spesa improduttiva. E’ da lì che bisogna drenare le risorse, non dai Comuni sui quali si continua a tagliare in modo paradossale e sbagliato.

a cura di
Marina Brancaccio

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