Siamo davvero pigri e maleducati!

Domenica pomeriggio, mentre bevevo un caffè a Shinjuku, quartiere di Tokyo, un simpatico cameriere giapponese mi si è avvicinato dicendo: “Italiana? Berlusconi bunga bunga”. Dopo aver sorriso acidamente, ho risposto facendo i complimenti per l’arredo del locale.

stereotipi

Non più tardi di due ore dopo, un amabile vecchietto giapponese mi ferma sotto casa, chiedendomi da dove venissi. Saputa la mia nazionalità, ha iniziato a tessere le lodi del lago di Como, dove lui soggiorna “ben tre volte l’anno, in hotel”, perché visita per lavoro una nota impresa di fertilizzanti della zona (sto ancora cercando di capire di quale si tratti). Dopo avermi spiegato tutto il possibile sui fertilizzanti, si è sentito in dovere di proseguire con i complimenti, dicendo che “sì, siete in piena crisi, ma del resto gli italiani sono individualisti e pigri”. Ho sorriso e ho salutato.
Anche pochi giorni prima ho sorriso, quando una ragazza giapponese ha insultato i Siciliani, pigri (di nuovo!) e bugiardi, evitando di dirle che, ahimè, ne ho sposato uno un mese fa.

Ho deciso di non sorridere più. Va bene, siamo una nuova generazione di immigrati di lusso, inviati all’estero da imprese italiane, non costretti da seri motivi a lasciare il Paese. E’ vero, qui siamo pur sempre ospiti, ma ospiti che tutti i giorni si fanno in quattro per rispettare e comprendere costumi e linguaggi di questi Paesi.

Sono stanca di essere presa in giro da anni per colpe e stereotipi che non rappresento e non ho contribuito a diffondere. La prossima volta non starò zitta.

Così potranno dire che siamo davvero maleducati!

 

Una risposta a “Siamo davvero pigri e maleducati!”

  1. Tenga botta, se è una modenese ci riesce di sicuro. Le confesso che avevo iniziato a scriverle con il tu, poi non ho voluto essere maleducato. Ma all’estero non possiamo confermare gli stereotipi nostri e neanche i loro. Mi permetto di suggerirle di continuare a sorridere, ma non accetti le generalizzazioni improprie a carico di suo marito.e tessa le lodi del Fusjiama (si scrive così?). Claudio Ruggerini

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