Se la spesa alla spina fosse “hipster”

hip

Ecco un fenomeno di cui si sentiva parlare da anni ma che, come dire… non attecchiva: la spesa alla spina! Finalmente cominciano a farsi strada anche a Modena negozi che propongono merce da vendersi a peso, senza imballaggi. Ci siamo ormai abituati ai distributori di latte crudo, li troviamo in tutta la provincia, specialmente nei pressi di aziende agricole casearie.

C’è poi l’acqua: sono sempre più i Comuni modenesi che implementano il distributore pubblico di acqua depurata da spillarsi gratuitamente previa collezione di bottiglie vuote… Altri prodotti facilmente reperibili in modalità sfusa, e non solo nei grandi centri commerciali, sono i detergenti. Si possono trovare rivendite di detersivi e saponi sfusi in città, ma anche a Formigine, Nonantola, Carpi, Mirandola. Sul sito web  www.washmaps.com si può accedere a una vera mappa di punti vendita di diverse marche, tutti accomunati dal modo di vendere i detersivi: alla spina! Ancora un prodotto spillato volentieri dai consumatori è il vino, che viene presentato nella versione sfusa come alternativa vantaggiosa a chi desidera risparmiare.

A Modena i locali che offrono questa possibilità sono più di uno e cercano di conquistare la clientela mettendo a disposizione qualche coperto per gustare aperitivi.
Un esempio? Recatevi alla “Vinoteca” in viale Ciro Menotti, ha aperto da poco ma ha già conquistato la sua piccola fama. Molti altri alimenti senza imballaggio, pasta, cereali, legumi, thè, caffè, olio, possono essere acquistati nei negozi che promuovo l’alimentazione biologica e senza conservanti. Un esempio è NaturaSì, di cui a Modena esistono più di un punto vendita.

Sarebbe auspicabile che tale fenomeno diventasse per tutti noi un’abitudine… allora risparmieremmo centinaia di kg di rifiuti, anche se… gireremmo con l’automobile piena di bottiglie, sacchetti e contenitori di ogni tipo per riempirli al primo distributore!
Un po’ scomodo… credo che l’unica possibilità affinché si realizzi il sogno della spesa alla spina, sia che essa diventi di moda! Se sono diventate “cool” le shopping bag  possono diventarlo anche le bottiglie per il detersivo!
C’è da augurarsi che gli studenti squattrinati adottino la spesa alla spina come caratteristica distintiva e di autoaffermazione. Se poi, tra loro, ad abbracciare l’avanguardistico modo di acquistare beni di prima necessità, ci saranno i cosiddetti “hipster”… l’ascesa di tale buona ed ecologica abitudine sarà spianata, anzi spillata.

Hipster è un’etichetta sociale nata negli anni 40 per indicare giovani bianchi di classe sociale media, appassionati di jazz e bebop. Nel secondo dopoguerra il movimento era legato alla beat generation: anarchico e decadente. In tutte le epoche gli hipster si sono caratterizzati per la volontà di distinguersi dai comportamenti conformistici, ma si sono ripetutamente affermati come precursori di nuove mode.
Oggi gli hipster sono generalmente ragazzi di classe medio-alta, istruiti, che abitano nei centri urbani, si interessano alla cultura alternativa, parlano fluentemente inglese e vestono con uno stile dal sapore retrò un po’ sgangherato. L’hipster postmoderno fa acquisti nei negozi di abiti usati, mangia cibo da agricoltura biologica, preferibilmente a km zero, solitamente è vegetariano o vegano, preferisce consumare birra locale oppure la produce in casa… insomma gli manca solo la spesa sfusa! 

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