Ripartire col cuore in mano: le aree commerciali temporanee

Ecco i progetti messi in campo dai Comuni del cratere sismico per ripartire, almeno con il commercio. A spingere per la rinascita ci sono anche i fondi europei

Via Pace a San Prospero
Via Pace a San Prospero

Le chiameremo semplicemente con il loro nome: aree commerciali temporanee. Non che sia una bella definizione, intendiamoci, ma è quello che sono. Zone in cui il commercio vuole rinascere, ma solo temporaneamente. Perché poi l’obiettivo ultimo è fare in modo – tra gli anni che serviranno, in qualche caso solo 5, nei casi peggiori almeno 10 – che tutto torni dov’era prima. Meglio di prima. E, possibilmente, più forte e con più clienti di prima.
Il terremoto nella Bassa modenese ha segnato case, chiese, scuole. Ha distrutto vite, famiglie, serenità.
Ma ha anche cancellato i sacrifici di tante generazioni, quelli racchiusi nei negozi dei centri storici dei Comuni. Che in un batter d’occhio si sono trovati con il commercio appiedato e con la paura di non vederlo rinascere più. E allora la parola d’ordine, nel cratere, è la normalità. Va in questa direzione l’investimento promosso dalla Regione Emilia-Romagna grazie ai fondi europei del programma di sviluppo regionale Fesr. Ci sono nel complesso 10 milioni di euro a fondo perduto stanziati ad ottobre per allestire le aree temporanee artigianali, commerciali e di servizio nelle città colpite dal terremoto. La maggior parte di questi soldi fa parte del programma di finanziamento per privati (9,4 milioni di euro verranno suddivisi tra 776 imprese). Il resto andrà a 21 aree commerciali (15 in provincia di Modena): i fondi sono stati reperiti riorganizzando l’attività dell’Asse 4 del programma.

E i Comuni che hanno aderito ci sono eccome.
A Concordia, ad esempio, l’amministrazione ha scelto l’area di via Martiri della Libertà. È la stessa in cui sorgono le nuove scuole e il municipio provvisorio. Grazie ai fondi europei, sarà qui il nuovo polo del commercio. Per dare ai cittadini una possibilità in più: quella di camminare di nuovo tra i negozi, non importa in quale involucro (se una casa di pietra, in legno o un container), con il gusto perduto di fare shopping e nulla di più.
A Mirandola il luogo della rinascita commerciale si chiama “Il Borgo”, ed è una galleria che si trova all’ex cantina e raccoglie l’iniziativa, la rabbia e l’orgoglio di 25 commercianti. La struttura è la prima nel suo genere. Lo sa bene Confesercenti: il direttore Area nord Mauro Braga spiega infatti che «questi imprenditori si sono messi in gioco con coraggio consapevoli dei rischi, pur di ripartire. Una scelta che ci siamo sentiti di appoggiare, cercando come associazione di offrire loro tutto il sostegno possibile».
E ancora, a San Prospero ci si riorganizza sempre lì, in quella via Pace che era una volta la via principale e che lo è ancora. La strada in cui c’era il municipio – inagibile – e che portava alla chiesa – semidistrutta – è adesso quella che, dopo i moduli temporanei delle scuole, ospita alcune casette in legno. Sono quelle di un negozio di ottica, un parrucchiere, un’edicola. Persone radunate in moduli che profumano di legno e di rinascita.
A Cavezzo c’è Shopbox – che insieme all’area di San Prospero è fuori dai finanziamenti Fesr –, una struttura avveniristica di container impilati. Di quelle che potrebbero sembrare sculture artistiche e centri innovativi, se solo non ci fosse il sapore amaro del terremoto a ricordare a tutti il perché i container sono lì.
E c’è un progetto simile in corso anche a San Felice, in un’area a ridosso del centro: una zona già urbanizzata, costituita da container, ancora di là da venire ma che – nel progetto iniziale – sarà addirittura coperta.
Fuori Modena, perché il cratere sismico non ha badato alle divisioni territoriali, è arrivato anche “Happy centro Crevalcore” per raccogliere quello che restava di 7 negozi del centro. Anche loro pronti ad un via che sa tanto di meritata rinascita.

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