Ricostruire (anche meglio di prima), senza disperare

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«Paura, smarrimento, cercare di rimanere lucidi senza farsi prendere dalla disperazione» sono i sentimenti che hanno vissuto Enrico e Mita Zaniboni, marito e moglie con una figlia diciottenne, di San Possidonio nei giorni successivi al 29 maggio, quando all’ennesima scossa si sono visti crollare davanti ai loro occhi parte della casa, resa prima inagibile e poi da abbattere. Tra burocrazia e lungaggini, la ricostruzione è possibile… anche meglio di prima. Ecco la loro testimonianza.

«Abbiamo sempre cercato di reagire senza mai disperare e quello che ci ha aiutato di più è stato riunirsi insieme (accampandoci) in giardino per condividere un momento così difficile e cercare conforto l’un l’altro. Vivendo con i genitori e la nonna di Mita in questa casa di campagna, abbiamo fatto in modo di trasmettere sempre una certa serenità impegnandoci e muovendoci in fretta per capire come poter salvare ciò che si poteva» afferma Enrico. Infatti, grazie al prezioso aiuto dei vigili del fuoco, «siamo riusciti a portare in salvo tutti i nostri effetti personali e i mobili perché la casa non era abitabile, ma nemmeno in pericolo di crollo, per cui sono riusciti a entrare e trasportare fuori tutto» continua Enrico. «I vigili del fuoco sono stati fondamentali, disponibili e cordiali e sono rimasti fino alla fine, finché non sono riusciti a svuotare la casa, anche nella zona più pericolosa che era crollata. Siamo consapevoli di essere fortunati perché altri non sono riusciti a salvare niente» aggiunge Mita.

demolizione7Il 9 novembre è avvenuta la demolizione, dopo alcune difficoltà: alcune utenze hanno ritardato di circa un mese l’inizio dei lavori di demolizione perché tardavano a venire a staccare gli allacciamenti alla casa. In particolare, è dovuto intervenire il Comune di San Possidonio per sollecitare l’Enel di Mirandola, senza però riscuotere successo, così i vigili del fuoco hanno chiesto direttamente all’Enel di Modena, che ha poi risolto il problema. La giustificazione dell’Enel di Mirandola è che avevano pochi tecnici da poter mandare, tutti impegnati nelle zone terremotate, e non erano arrivati aiuti dalle altre sedi per aumentare l’organico in una situazione di emergenza.

«Comunque, a noi è andata meglio così perché, essendo intervenuto il Comune che ha visto la situazione della nostra casa, alla fine siamo rientrati nell’ordinanza comunale di demolizione delle case e siamo stati fra i primi a iniziare l’opera di demolizione» dice Enrico. Anche se è davvero dura vedere abbattere la propria casa in cui si viveva da 19 anni per Enrico e Mita e 50 anni per i genitori e la nonna di Mita, il desiderio di ricostruire e ripartire, non fermandosi a pensare al disastro, ha vinto su tutto e ora sperano di poter entrare nella loro nuova casa in bioedilizia entro Natale 2013.

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