Ricordando il Muro che non c’è

Oggi a Berlino è festa. Oggi si ricorda il ventiquattresimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Oggi si riflette su quel Muro che nell’estate del 1961 “nessuno” aveva intenzione di costruire.

“Tomorrow morning in old Berlin Where they lock you out or lock you in” After Berlin – Neil Young (1982)

«Nessuno ha intenzione di costruire un muro»: queste le parole che Walter Ulbricht, leader storico della Germania comunista, pronunciò in una conferenza stampa quella stessa estate. Pochi mesi dopo questa affermazione il settore EST e OVEST della città vennero prima chiusi e successivamente blindati da un muro fortificato che, con i suoi 32,4 chilometri, avrebbe attraversato la città cambiandone irreversibilmente aspetto e morfologia.
Edifici, strade, chiese e trasporti pubblici vennero demoliti, interrotti o modificati sotto gli occhi increduli degli abitanti di Berlino che si videro chiudere dentro (o fuori) da confine economico, politico e geografico che li avrebbe divisi fino alla fine della Guerra Fredda.

“follow the Moskva
Down, to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change”
Wind of Change – Scorpions (1990)

muro2

Ma i confini disegnati a tavolino raramente resistono all’avanzare della Storia e quella Germania, che dopo la seconda Guerra Mondiale aveva accettato inerme di essere divisa e spartita come bottino di guerra, negli anni ’80 alza la voce e lo fa a ritmo di Rock.
Il vento, le onde radio e il contrabbando di cassette musicali portano dall’altra parte del muro gli ideali di libertà di un’America che per le nuove generazioni non rappresenta più il nemico. Così la Germania, ad Est come ad Ovest, inizia a rivendicare il cambiamento sociale, la fame di consumo e la rabbia contro un sistema per molti aspetti totalitario. Pressioni queste che finiranno per sfiancare una classe politica stanca e confusa da un’economia in crisi.

“Ora il mondo è cambiato la gente ci passa in quel posto. Ma se guardo per terra in mezzo a quei sassi. C’è ancora una pietra che porta una storia”. Il Muro – Nomadi 1988

«Die Mauer muss weg! – Il muro deve scomparire». Questo era il motto universale delle manifestazioni pubbliche a Berlino durante gli anni di lotta contro la divisione della città. E per questa volontà comune il muro è caduto e velocemente scomparso per lasciare spazio a una pianificazione urbanistica che avrebbe nuovamente incoronato Berlino come capitale del paese riunificato.

“Starry-eyed an’ laughing as I recall when we were caught
Trapped by no track of hours for they hanged suspended”
Chimes of Freedom – Bob Dylan (1964)

Ricordare il Muro nella sua assenza è una decisione politica significativa. Questo è il messaggio del memoriale a cielo aperto eretto a Berlino in Bernauer Straße, così come del percorso di mattoni appena delineato che ricalca il perimetro del vecchio confine.
Sono molti i turisti che passeggiano alla ricerca di quel Muro, simbolo di una città e di un’epoca, e non lo trovano. Alla domanda “dove si trova?” spesso la risposta è lapidaria perché non c’è più nessun muro a Berlino. Allora dissimulando un pizzico di delusione si dirigono verso i murales della East Side Gallery o a Check Point Charlie, il posto di controllo dove un tempo i carri armati sovietici e americani si fronteggiarono a pochi metri di distanza.

“I, I can remember (I remember)
Standing, by the wall (by the wall)
And the guns, shot above our heads (over our heads)
And we kissed, as though nothing could fall (nothing could fall)
And the shame, was on the other side”
Heroes – David Bowie (1977)

A ventiquattro anni dalla caduta del Muro e dalla sua successiva riunificazione politica, la Germania è un paese unito che appare socialmente coeso, economicamente forte e lungimirante per quanto riguarda le politiche sociali.
Ma la Germania è davvero unita? In molti annuiscono senza esserne troppo convinti. Per alcuni non c’è stato un forte sentimento di identità nazionale fino ai Mondiali del 2006.

Per i cittadini dell’Ovest l’unificazione è stata un mero atto formale attraverso il quale sono stati estesi i principi costituzionali della BRD (Repubblica Federale Tedesca) ai Länder orientali. Ma molti cittadini dell’Est ne sentono ancora la mancanza. Per usare le parole di Thomas Brussing “La DDR (Repubblica Democratica Tedesca) è scomparsa senza che la piangessimo. E l’Ostalgie (Nostalgia dell’Est) è il nostro lutto a scoppio ritardato”. Così lo scrittore tedesco ha descritto lo stato di molti cittadini della Germania Est in seguito alla caduta del muro di Berlino.

“Lights are shining in the German sky. Cosmic walls between the moon and I” Neil Young – After Berlin 1982

Oggi il Muro, se c’è, non è nella fisicità di barriere di pietra. Ma si trova in qualcosa di più sottile e profondo, che va cercato altrove.

Negli ultimi vent’anni molto è stato fatto per colmare le diseguaglianze successive alla caduta della DDR, ma le differenze restano molte. In questa foto di Berlino scattata dalla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) per esempio si possono facilmente individuare i vecchi settori della città: a destra l’Est illuminato ancora con i suggestivi ma poco ecologici lampioni a gas, a sinistra l’Ovest con la sua illuminazione elettrica moderna dalle tonalità siderali.

Un’ altra testimonianza concreta viene proprio dagli ultimi risultati elettorali e da come i berlinesi hanno votato.


Questa mappa della capitale mostra in maniera estremamente efficace le preferenze di voto di ciascun seggio di Berlino durante le ultime elezioni (sul sito è possibile trovare informazioni più dettagliate a riguardo). I cittadini che vivono in quella che era la Berlino Ovest hanno prevalentemente votato per partiti conservatori (CDU o FDP colore nero) o per una sinistra moderata (SPD rosso), mentre gli abitanti della vecchia Berlino Est hanno dato la loro preferenza all’estrema sinistra (LINKE,e Grüne colore viola e verde) e alla sinistra moderata (SPD). muro4A ventiquattro anni dalla caduta del Muro insomma i cittadini tedeschi parlano, pensano, comprano e votano in modo diverso, formando un miscuglio eterogeneo. E guardando i colori di questa cartina è facile vedere il muro invisibile che resta presente.

“Now life devalues day by day
As friends and neighbours turn away
And there’s a change that, even with regret,
cannot be undone”
A Great Day for Freedom – Pink Floyd (1994)

Se da una parte non si può negare l’incredibile percorso che ha portato la Repubblica Federale Tedesca attraverso le fasi prima di “paese in macerie”, poi di “paese diviso” e infine di “potenza europea”, molti segni indicano che l’integrazione Est-Ovest non è completa.
Non si tratta solo delle battute canzonatorie che si sprecano tra Wessis e Ossis (termini leggermente dispregiativi con cui si apostrofano a vicenda i berlinesi dell’ovest e dell’est). Quello che si percepisce è un vero, se pur sottile, senso di diffidenza reciproca verso quel vicino di casa che non si è mai incontrato perché viveva “dall’altra parte” del Muro. Questi pregiudizi ancora così presenti sono stati certamente dettati da un sistema economico, politico e da valori divergenti e specifici di ideologie diametralmente opposte.

In questo giorno in cui Berlino celebra la caduta di un muro di pietra l’augurio rimane lo stesso che Bob Dylan pronunciò nel 1988 durante il più grande concerto rock che la DDR ricordi: «Non sono venuto qui per cantare a favore o contro alcun governo, ma soltanto a suonarvi rock’n’roll, nella speranza che un giorno tutte le barriere possano essere abbattute».

Video della TV italiana

(photo credit: bicccio via photopin cc)

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