Raccogliere sogni e bisogni della gente, nelle piazze

“Rigenerazione” e “trasformazione” sono termini che compaiono nelle Linee di indirizzo in vista della costruzione del PSC di Modena. E’ pura teoria? La partecipazione rimane un auspicio o una sfumatura dal sapore di promessa politica? Quali benefici possono arrivare da un reale processo che coinvolge i cittadini nella ideazione dello sviluppo della città? Dopo l’intervento del segretario dell’Ordine degli agronomi e dopo aver sentito un esperto di Agende 21, abbiamo interpellato sul tema Eugenio Ansaloni, architetto, già docente all’università di Bologna, che si dedica da anni alla ricerca sul recupero di ambiti urbani consolidati e alla progettazione di edifici eco-sostenibili a basso consumo energetico.

Nelle Linee di indirizzo si parla di “rigenerazione urbana”. Di che si tratta?
Il termine definisce un doppio obiettivo: fare scelte che incidano sul tessuto fisico della città e su quello socio-economico.
Mentre si punta alla riqualificazione del patrimonio immobiliare e a quello degli spazi pubblici si interviene anche sulla qualità urbana e sulla qualità delle relazioni sociali.
La tecnica pianificatoria urbana ha fatto progressi ma si ha la sensazione che, nonostante le rassicurazioni, nelle scelte strategiche incidano prevalentemente i gruppi organizzati piuttosto che la somma delle volontà dei singoli cittadini che non hanno la possibilità di esprimere idee o preferenze.

E’ possibile, in percentuale, indicare che quota di area già edificata può essere trasformata?
Studi e analisi effettuate su realtà simili a quella modenese hanno evidenziato come i quartieri consolidati degli anni 60-70 hanno subito nel tempo una trasformazione sociale tale per cui le condizioni insediative sono radicalmente mutate. Le famiglie non sono più le stesse o si sono profondamente trasformate, gli edifici mostrano il segno del tempo, i consumi energetici sono elevatissimi, ansalonile caratteristiche antisismiche non garantiscono la sicurezza e in molti casi la densità degli abitanti è abbastanza esigua.
La presenza sul territorio urbanizzato di qualificate e rilevanti dotazioni urbanistiche fanno immaginare di avere ampi margini per aumentare la densificazione, da attuare insieme ad un organico programma di riqualificazione urbana, quartiere per quartiere.

A volte il “burocratese” non consente ai cittadini di comprendere quali interventi effettivi si possono realizzare per “rimettere a nuovo” un vecchio edificio. Li possiamo elencare?
Gli interventi su un alloggio condominiale sono più limitati in quanto non possono interferire con le altre proprietà. Sostituzione dei serramenti, isolamento delle pareti dall’interno, sostituzione della caldaia e migliorie agli impianti sono le operazioni più frequenti. Nel caso di un edificio di una singola proprietà le strategie d’intervento si ampliano con la possibilità di isolare, con maggior efficacia, l’intero edificio dall’esterno “a cappotto” o introdurre pannelli solari o fotovoltaici.
Le soluzioni variano da edificio a edificio, e in ogni caso è possibile fare valutazioni per un ritorno economico per un periodo di tempo valutabile in 12-15 anni. In tal senso si possono attivare Società di servizi energetici (ESCO) appositamente create per finanziare gli interventi senza ingenti impegni economici immediati per le proprietà. Il risparmio sulla bolletta energetica e l’incentivo fiscale finanzierebbe l’esborso di capitale negli anni.

A proposito di coinvolgimento della cittadinanza in questa fase, lei crede che gli abitanti siano informati dello sviluppo della città? Quali strategie si dovrebbero mettere in campo per creare veramente una forma di partecipazione per un settore delicato come quello legato allo sviluppo della città?
Gli abitanti delle città hanno dimostrato che, se coinvolti in modo sincero nell’immaginare la nuova città, sanno rispondere con generosità e impegno. Se si diffonde il sospetto che si voglia ottenere il consenso su uno scenario già preventivamente deciso si genera ulteriore diffidenza verso la classe politica. Le più aggiornate tecniche di analisi territoriale prevedono i processi partecipativi, coinvolgendo i cittadini per rendere più trasparenti i processi decisionali. Se vorremo cogliere i “sogni e bisogni” degli abitanti dovremo chiederglielo.
Occorre aprire “punti di contatto” presso i luoghi più abitualmente frequentati (centri commerciali, parrocchie, parchi, polisportive, piazze ecc.). I desideri, gli obiettivi, le aspettative, le speranze e/o le difficoltà delle persone e delle famiglie variano da quartiere a quartiere.
L’interpretazione oggettiva di questi dati ci consentirebbero di immaginare una nuova città più vicina a quella auspicata dai suoi abitanti. La città delle persone.

Ci sono esempi di altre città in cui questa forma di partecipazione ha funzionato? Quali sono stati gli effetti?
Ritengo molto interessanti le recenti esperienze del Comune di Bolzano che dal 2010 sta operando per un nuovo PSC fondato principalmente sugli strumenti normativi per la riduzione del fabbisogno energetico degli edifici esistenti.
Si cerca attraverso un sistema mirato di delegificazione di consentire la densificazione diffusa della città.
Gli ampliamenti vengono consentiti fino al 20% solo se si riqualifica l’intero edifico secondo i migliori standard energetici. Sembra essere un modo efficace per uscire da uno stallo di una normativa molto conservativa con la possibilità di operare in deroga agli attuali indici di edificazione con lo scopo preciso di favorire una ripresa dell’attività edilizia, un incremento volumetrico del patrimonio edilizio in aree urbane ed un importante recupero energetico oltre che antisismico degli edifici esistenti.
Sarebbe un modo attivo per la città di Modena fare la propria parte nell’ambito dei principi espressi dalla direttiva europea (Energy Performance Building Directive) e del Patto dei Sindaci a cui Modena aderisce.

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(fonte immagine in licenza CC)

4 risposte a “Raccogliere sogni e bisogni della gente, nelle piazze”

  1. L’intervista dimostra che ci sono tutte le competenze per riqualificare o rigenerare la città, abbattere i consumi energetici, riducendo i costi delle famiglie e degli enti pubblici e migliorando il benessere ambientale, oltre che, non ultimo, rilanciare l’attività del settore edilizio creando nuova occupazione.

  2. Da Modenese residente all’estero, condivido pienamente le parole di Ansaloni. La partecipazione non e’ piu’ un’opzione ma una necessita’. Inoltre, vorrei aggiungere che la nostra citta’ non ha bisogno di ulteriori espansioni ma che dovrebbe riqualificare e densificare alcuni dei suoi quartieri.

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