Quelle “vite indegne” che Hitler spazzò via

Fin dagli esordi, un elemento centrale dell’ideologia hitleriana fu l’implementazione di una politica di «igiene razziale». Idee perverse che trovarono attuazione sin dal luglio 1933, a pochi mesi dalla presa del potere da parte dei nazisti, in una legge che prevedeva la sterilizzazione forzata di persone affette da una serie di malattie ereditarie – o supposte tali – tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità. Subito dopo il varo del programma di sterilizzazione coatta Hitler espresse il proprio favore all’uccisione dei malati incurabili, delle «vite indegne di vita».

Nel periodo 1933 – 1939 il Regime preparò l’opinione pubblica attraverso un oculato e mirato programma propagandistico. Le organizzazioni naziste prepararono opuscoli, poster e film dove si mostrava il costo di mantenimento degli istituti medici preposti alla cura dei malati incurabili e si affermava che il denaro risparmiato poteva essere speso con più profitto per il «progresso» del popolo tedesco «sano». Questo programma nazista di eutanasia (denominato “Aktion T4” solo dopo la seconda guerra mondiale) prevedeva la soppressione sotto responsabilità medica di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più o meno gravi malformazioni fisiche. Ebbe inizio nel 1938 e complessivamente portò alla morte di circa 300 mila persone.

Ricordiamo. Perché non accada mai più” è la mostra curata dall’associazione ANFFAS onlus di Modena, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, sull’Aktion 4. La mostra, che si potrà visitare fino al 5 febbraio 2013 presso Memo, Multicentro educativo Sergio Neri in viale Barozzi 172 a Modena. Nel video, le interviste a Virgina Reggi, curatrice della mostra e Adriana Querzè, Assessore all’Istruzione del Comune di Modena.

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