Quei progetti nel cassetto…

A 8036Modena 2020: comitiva di turisti che atterra al Marconi di Bologna e, in pullman, raggiunge la nostra città. Prima tappa piazzale Sant’Agostino, ribattezzato ‘piazzale Ghery’ dal nome dell’omonima porta. Visita al polo della cultura, firmato da Gae Aulenti e poi un tour per piazza Matteotti, rimessa a nuovo da Leon Krier, piazza Mazzini rivisitata da Mario Botta e, non senza una visita approfondita a piazza Grande e al Duomo, i chioschi di piazza XX Settembre del noto Paolo Portoghesi. Ancora la ‘nuova’ piazza Roma, con tanto di giardino e fontane ancora grazie allo svizzero Mario Botta. Uscendo dal centro, visita obbligata al museo Enzo Ferrari, ben visibile già da lontano grazie al passaggio creato per ammirare l’architettura di Jan Kaplinsky. Infine una sosta ristoratrice al parco Ferrari, per godersi il fresco del laghetto progettato nel lontano 1980 da sir Geoffrey Jellicoe prima di ripartire, passando davanti al cimitero di Aldo Rossi.

Basta molto meno di un pizzicotto per risvegliarsi e per rendersi conto che Modena, pur avendo un’attrazione fatale per le archistar di livello mondiale, molti di questi progetti li ha letteralmente solo nel cassetto. Pagati, non di rado profumatamente, modificati (basti pensare alla porta di Ghery, prima dimezzata nelle dimensioni poi svanita nel nulla), immaginati, ma forse soprattutto osteggiati. Non la città in quanto tale, ma questo o quel gruppo. Un po’ per motivi economici, un po’ per interessi di bottega, molto, probabilmente, perché la stessa amministrazione non ha creduto nei progetti che pure lei stessa aveva voluto. L’ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda Mario Botta e le piazze Matteotti (almeno al terzo tentativo di restyling, della serie ‘riprova e sarai più fortunato’), Mazzini e Roma. La terza, forse, vedrà la luce ma con un robusto intervento progettuale rivisto al ribasso (soprattutto sotto il profilo economico) dall’architetto Cerfogli, per le altre due i progetti resteranno nel solito cassetto, ormai pieno da scoppiare.
Certamente questi non sono tempi da spese folli e, probabilmente, nemmeno da spese in generale e dunque ci sta anche che i progetti restino solo sulla carta. Questo discorso, però, sarebbe più valido in una città diversa da Modena, dove ci sono troppi indizi seminati negli anni, anche quando le finanze pubbliche permettevano interventi che avrebbero potuto portate benefici in termini di turismo e di sviluppo. Da Krier a Fuksas, da Ghery a Botta cominciano a essere un po’ troppi i nomi di architetti di nome prima chiamati a intervenire sulla città e poi rimandati indietro saldando solamente il pingue onorario. E, quando gli interventi ci sono (vedi il Mef, forse l’ultimo grande intervento che la città si è potuta regalare, polo culturale di Sant’Agostino permettendo) non sono valorizzati a dovere, tanto è vero che il cofano giallo è pressocchè invisibile se non vi si arriva a pochi passi.
Insomma, se si vuole valorizzare la città anche sotto il profilo turistico, forse di queste osservazioni occorrerà quantomeno tenere conto.

Questo pezzo è anche l’editoriale del numero 3/2013 del settimanale “Nostro Tempo”

2 risposte a “Quei progetti nel cassetto…”

  1. Mah.. che dire..

    Il “cofano giallo” l’hanno opportunamente svenduto alle cooperative di costruzioni, soffocato com’è da gli edfiici che gli hanno costruito intorno, compreso quell’ ecomostro del parcheggio a piani VUOTO prospicente alla Maserati.

    Manco dal cavalcavia riesci a scorgerlo..

    Amministrazione di pezzenti lobbisti cementificatori.

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