Quando si dice “ius soli”

Negli anni Trenta non era facile mettere su famiglia, dalle parti di Torino come in molte città italiane. Sposarsi, trovare casa e lavoro e mettere al mondo dei figli confidando di potere offrire loro un esistenza dignitosa era impresa da spaventare davvero. Ed erano in tanti a scegliere di andarsene pur di non arrendersi all’idea che il futuro fosse impossibile.
Fu così che Regina Sivori, una giovane donna piemontese riuscì a convincere Mario, il suo futuro marito, che anche per loro l’avvenire poteva essere oltre l’orizzonte, dall’altra parte dell’oceano. Raggiunsero l’Argentina dove si sposarono e dove, nel 1936, nacque il loro primo figlio, al quale ne sarebbero seguiti altri.
Giorgio, come lo chiamavano loro da bambino.
O, meglio, Jorge, come stava scritto sui documenti stampati in quel paese che aveva dato alla loro famiglia l’opportunità di esistere. Giorgio ed i suoi fratelli sarebbero stati cittadini argentini. Per sempre. Pienamente. In ogni senso.
Perché sono nati lì, e non per caso.
La storia degli anni successivi ha talmente consolidato questa ineccepibile verità, che quando Giorgio/Jorge é stato eletto Vescovo di Roma, di lui non si diceva altro che questo: il primo Papa sudamericano, scelto alla fine del mondo. L’Arcivescovo di Buenos Aires viene a rappresentare la Chiesa povera e dei poveri. C’é voluto qualche giorno perché i cronisti tirassero fuori con chiarezza la storia dei suoi genitori italiani, così del primo Papa argentino oggi si dice – solo per completezza d’informazione – che i genitori avevano origini italiane.
Quando si dice “ius soli”

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