Quando Nabil giunse a Modena, città di mare. Aperto

Qualche giorno fa chiacchieravo con un conoscente nordafricano che chiamerò Nabil. Mi raccontava la sua odissea, da clandestino naturalmente, dal Marocco alla Spagna e poi in Italia. Insieme ad altri sei ragazzi giovanissimi nascosti sotto un camion in un vano creato ad hoc per attraversare la lingua di mare da Tangeri a Gibilterra, e subito abbandonati dal “traghettatore” una volta entrati in Spagna. Direzione Siviglia. Che dalla piccola dipendenza in terra iberica ancora in mano al Regno Unito dista poco meno di 200 km. Tutti fatti a piedi, mi spiegava. Un mese di cammino prima di riuscire a raggiungere il capoluogo dell’Andalusia. Trenta giorni trascorsi all’addiaccio o in ricoveri di fortuna, senza un soldo in tasca, e mangiando quel che riuscivano a trovare nei campi. Dopo un anno da bracciante nei dintorni di Siviglia, e qualche soldo messo da parte, la decisione di puntare sull’Italia, destinazione Modena, dove già viveva un cugino. “Giusto per avere un punto di riferimento al quale appoggiarsi per costruire davvero qualcosa”, mi ha sottolineato. Dall’Andalusia all’Emilia è stato un viaggio senza problemi. Le frontiere non sono più veramente tali, una volta violata la Fortezza Europa.

Son passati dieci anni da quei suoi lunghi viaggi della speranza. Oggi, poco più che trentenne, Nabil ha un lavoro stabile, una casa in affitto, una famiglia con due bambini. E naturalmente ha regolarizzato la sua posizione. I suoi figli sono nati a Modena e probabilmente, tra qualche anno, si confonderanno coi tanti ragazzini dalla pelle solo un po’ più scura che senti parlare col marcato accento di queste parti, su e giù per la via Emilia, la domenica . Molto più modenesi di me, accasatomi sotto la Ghirlandina che avevo la barba già parecchio brizzolata.

La storia di Nabil è una di quelle che finiscono bene. Come nei film. Ma non questo che proponiamo come video domenicale di Note Modenesi. Si tratta di Mare chiuso, uscito in questi giorni in dvd, un documentario di  Stefano Liberti e Andrea Segre che raccoglie le testimonianze di migranti respinti dalla nostra Guardia costiera, tra il 2009 e il 2010. Quindi consegnati nelle mani della polizia libica in seguito al Trattato di Bengasi del 2008 (poi sospeso nel 2011) tra l’Italia allora guidata da Silvio Berlusconi e “la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista” (sic) di Mu’ammar Gheddafi. Migranti sui quali la polizia libica esercitava indisturbata abusi, violenze e soprusi di ogni genere, come denunciava già un rapporto del 2009 di Human Rights Watch.

“Mare chiuso”, di cui qui sotto presentiamo il trailer, offre la testimonianza della complicità dell’Italia in una vergognosa violazione dei diritti umani per la quale siamo stati condannati nel febbraio 2012 dalla Corte europea per i Diritti Umani. Le operazioni di respingimento italiane, i comportamente attuati indiscriminatamente nei confronti di persone spesso in fuga da paesi in guerra, furono definite nel corso del processo delle vere e proprie “Guantanamo in alto mare“. Primo firmatario del disegno di legge per la ratifica da parte del Parlamento italiano e strenuo difensore di quel trattato fu l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini, oggi vicino a Mario Monti, pur non essendo candidato nelle liste di Scelta Civica per le prossime elezioni.

L’mmagine in alto a sinistra è tratta da un frame del corto Harraguantanamo di Giulia Bondi e Ilyess ben Chouikha.

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2 risposte a “Quando Nabil giunse a Modena, città di mare. Aperto”

  1. chi, nella nostra città, è entrato in contatto con con questi giovani venuti in cerca di speranza può confermare tante di queste storie, ma Giulia sa farlo molto bene. In questi giorni, il TRIC & TRAC di modena ospita sei ragazzi profughi provenienti dalla Costa D’Avorio e dall’Afganista, ma il 28 febbraio, se non trovano lavoro e quasi certamente non lo troveranno saranno in strada clandestini!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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