Quando è oro, è oro.

Come per le “brave persone”: ci si ricorda di loro quando compiono un gesto eroico o quando muoiono. Il Parmigiano Reggiano non è morto (anzi è sempre più celebre all’estero), però è finito sulla bocca di tutti dopo essere stato letteralmente schiacciato dalla forza brutale del terremoto (120 mila forme distrutte tra Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna e Mantova, per un danno di oltre 100 milioni) e dopo l’escalation di furti delle scorse settimane. «Di spot, soprattutto dopo lo scorso maggio, non ne facciamo più, non abbiamo risorse da investire in promozione» ha spiegato il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai presentando il bilancio 2012. Però il formaggio stagionato è sulla bocca di tutti. Secondo una ricerca dell’università di Scienze della formazione di Bolzano, infatti, “Parmigiano solidale” è la parola dell’anno, prima di “spread”, “corruzione”, “vigili del fuoco”, “scandalo” e “talebani”. E’ l’effetto della straordinaria vendita di punte di formaggio “salvate” dal crollo delle scalere e vendute in tutt’Italia e all’estero attraverso il tam tam di Internet.

Ma cosa si nasconde dietro il Re dei formaggi? Qual è la ricchezza per Modena?
In provincia si contano 81 caseifici (in totale i produttori si Parmigiano Reggiano sono 384) che hanno prodotto 643.501 forme nel 2012 (in tutto sono oltre 3,3 milioni), circa l’1,3% in più rispetto l’anno precedente. L’analisi sensoriale del prodotto finale la lasciamo ai consumatori, ma il “prezzo” di ogni forma andrebbe domandato a quei 3.800 lavoratori che ogni mattina all’alba, sabato e domenica inclusi, garantiscono l’avviamento della macchina produttiva, dalla mungitura alla marchiatura delle forme. Ogni forma pesa in media 40 kg l’una e vale circa 500 euro. Praticamente oro.

Nonostante il terremoto e la crisi economica, i consumi interni hanno tenuto, ma c’è stato un sensibile calo delle quotazioni. In sostanza, il prezzo medio all’origine è passato dai 10,76 euro/kg del 2011 a 9,12 euro/kg (-15%), lo stesso prezzo del 2010. Questo è dovuto all’exploit produttivo del 2011 (oltre 3,2 milioni di forme). Ma il futuro del Parmigiano sarà tutto oltre confine. «Contiamo di arrivare al 50% delle esportazioni in pochi anni, mentre ora siamo al 32%» ragiona il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti, che non disdegna lo sviluppo di nuovi prodotti, magari anche meno stagionati, «che tengano conto dei nuovi gusti dei consumatori, soprattutto quelli più giovani», sempre «garantendo la qualità dei processi» produttivi.

Cinismo a parte, bisogna ammettere che nella disgrazia il terremoto è stato un volano per il Parmigiano: «Abbiamo avuto richiesta da ogni parte – ammette Andrea Nascimbeni, presidente del caseificio “4 Madonne” di Lesignana – abbiamo dovuto spostare tre persone soltanto per gestire gli ordini e ricevere le telefonate». In attesa degli indennizzi da parte delle assicurazioni e dei contributi pubblici, il settore si è rimesso in fretta in moto: «Non abbiamo chiesto denaro – ha precisato Alai -; ma soltanto che i consumatori continuassero ad acquistare Parmigiano. Questo formaggio è un mito, lo ha dimostrato la reazione al terremoto, anche senza il veicolo della Grande Distribuzione».

cover_parmigiano2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *